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Zona gialla, i No vax riempiono le corsie, terapie intensive in affanno. Friuli e Marche a rischio

«Sa qual è il paradosso? Stiamo usando, con buoni risultati, gli anticorpi monoclonali per i pazienti a rischio, quasi sempre non vaccinati con più di 65 anni. Chi non si fida della scienza, viene salvato dalla scienza» dice il dottor Pier Luigi Bartoletti, capo delle Uscar (le unità speciali anti Covid della Regione Lazio, da inizio pandemia in prima linea sul territorio).

Raccontata in un altro modo: della cura più costosa, i monoclonali, beneficiano coloro che rifiutano i vaccini e contribuiscono al perdurare della pandemia Covid. Visto che però questa terapia ha dei limiti, sia di tempo sia di tipologia di paziente, i ricoveri nelle terapie intensive proseguono.

«E la frequenza tra i non vaccinati è molto più alta, in teoria se tutti gli italiani fossero immunizzati il Covid diventerebbe una malattia con meno conseguenze dell’influenza che a gennaio rischia di portare altri problemi» dice Bartoletti. Il flusso di pazienti in tutto il Paese nei reparti di terapia intensiva, con l’incremento dei contagi, ha avuto un’accelerazione: nell’ultima settimana i nuovi ricoveri in rianimazione sono stati 273, con una media giornaliera di 39, in totale oggi sono 458. Il 14 novembre di un anno fa erano 3.306, ma non c’erano i vaccini a difenderci. Se però il virus correrà senza argini andrà a colpire ancora i 7 milioni di italiani che hanno rifiutato il vaccino. «Ma sono a rischio e devono proteggersi in fretta con la terza dose anche coloro che hanno ricevuta la seconda più di sei mesi fa» analizza, sulla base dell’esperienza quotidiana, il dottor Bartoletti.

INDICATORI
Ma quali sono le Regioni in cui le terapie intensive si stanno avvicinando al limite considerato a rischio (10 per cento di occupazione che, se unito al 15 per cento delle aree mediche, causa il passaggio in area gialla)? L’ultimo report dell’Istituto superiore della sanità, diffuso venerdì, indica tre Regioni più in affanno: il Friuli-Venezia Giulia paga la vicinanza con la Slovenia e l’incoscienza delle manifestazioni senza precauzioni e oggi ha il 10,9 per cento dei posti letto occupati da pazienti Covid in terapia intensiva; a questo si aggiunge una percentuale molto alta anche negli altri reparti (9,9) e per questo si avvia, nel giro di una o due settimane, se non ci saranno inversioni di tendenza, alla zona gialla.

Anomala la situazione delle Marche: ha una incidenza settimanale (numero di casi ogni centomila abitanti) a 88,1, poco sopra alla media nazionale di 78, eppure le terapie intensive sono in affanno, con un tasso di saturazione al 10 per cento. Infine, sia pure con numeri più bassi, c’è attenzione sulla Provincia autonoma di Bolzano, dove anche a causa di una bassa percentuale di vaccinati, le terapie intensive sono già al 6,3 per cento. Bolzano, tra l’altro, ha anche la percentuale più alta nelle aree mediche, a un soffio dal limite che fa scattare il giallo, 13,6 per cento.

Le grandi Regioni, che negli ultimi giorni hanno avuto anche più di mille casi al giorno (Lombardia, Lazio e Veneto), per ora vedono una tenuta degli ospedali. Nell’ordine: la Lombardia, nell’ultimo report, ha una percentuale di occupazione delle terapie intensive al 2,9 per cento; il Lazio come numeri assoluti è la Regione con più letti occupati, 70, ma in percentuale è solo il 5,7 per cento dei posti a disposizione. Il Veneto è al 5,2. C’è un altro modo però per raccontare la situazione: oggi in Lombardia ci sono 50 ricoverati in terapia intensiva per Covid, esattamente un anno fa erano 817; nel Lazio, come detto, oggi sono 70, un anno fa erano 273. Infine, il Veneto: oggi 57, lo stesso giorno del 2020 erano 228.
 

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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