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Zaki in tribunale in manette per la seconda udienza. Processo rinviato al 7 dicembre, Patrick resta in carcere

di Marta Serafini

Lo studente dell’Università di Bologna a Mansoura. Amnesty: è un rinvio che sa di punizione, preoccupati che le accuse di terrorismo siano ancora in piedi. La seduta durata solo due minuti

Ancora un rinvio per Patrick Zaki, questa mattina in Aula a Mansoura, in Egitto, per la seconda udienza del suo processo che lo vede accusato di diffusione di notizie false.

Il giovane, in carcere dal febbraio 2019, è arrivato questa mattina in Tribunale in manette. Poi, lo studente dell’Università di Bologna, è stato portato nella gabbia degli imputati. E dopo due minuti di udienza il giudice si è ritirato per decidere sulla richiesta del legale di Zaki Hoda Nasrallah di rinvio per poter studiare gli atti. Un’istanza cui si è aggiunta quella del fascicolo di Zaki, dato che fin qui non è alla legale non è stato permesso di consultarlo se non in cancelleria. Infine, dopo un’ora circa di camera, la decisione: tutto rimandato al 7 dicembre. «Un rinvio lunghissimo, che sa di punizione. Quel giorno saranno trascorsi 22 mesi dall’arresto: 22 mesi di crudeltà e sofferenza inflitte a Patrick Zaki, ma anche di grande resistenza da parte sua», ha commentato Riccardo Noury portavoce di Amnesty Italia

In aula presenti anche il padre George, la sorella Marise che sui social stamattina ha postato una preghiera per il fratello («Dio ti prego fai che vada tutto bene») e un dirigente della Eipr, la ong con cui Patrick collaborava . Ammessi anche un diplomatico italiano, uno spagnolo e uno canadese nell’ambito del monitoraggio processuale a trazione italiana che coinvolge anche paesi extra-europei. Dalle rappresentanze diplomatiche di Germania e Stati Uniti sono arrivate due lettore in cui si sottolinea che i due Paesi continueranno a seguire e monitorare da vicino il caso pur non essendo fisicamente presenti all’udienza di oggi. I giornalisti sono stati ammessi con diffida dal girare video o scattare foto e pur avendo tentato di parlare con Patrick sono stati fatti allontanare dalla gabbia degli imputati. Lo studente era vestito tutto di bianco, il colore degli imputati nei processi egiziani. E anche oggi portava occhiali, barba e codino. Ha parlato a lungo con la sua legale ma non è riuscito a scambiare nemmeno una battuta col padre.

Patrick, a differenza dell’udienza precedente, non ha preso la parola davanti al giudice. «Il rinvio del processo è stato deciso affinché la difesa possa ottenere copia ufficiale degli atti, fare le proprie memorie e rappresentare Patrick nel migliore dei modi con una forte memoria», ha spiegato all’Ansa la legale, Hoda Nasrallah. Finora «ci hanno presentato gli atti senza fornircene una copia o fotocopia ufficiale», ha aggiunto parlando davanti al Palazzo di Giustizia. «Abbiamo alcuni punti in mente ma per fare le memorie è necessario avere i documenti in mano in modo da poterli utilizzare in ogni punto, e finora questo non è stato possibile», ha detto ancora la legale.

Patrick Zaki è a processo per «diffusione di false notizie all’interno e all’esterno del Paese», un reato che può costare una condanna fino a cinque anni oltre al pagamento di una multa. Sotto accusa un articolo che il ricercatore esperto di diritti di genere scrisse nel 2019 per una testata online egiziana in cui analizzava abusi subiti dalla minoranza degli egiziani di religione copta. Anche la famiglia Zaki è di fede cristiana.

Nel corso della prima udienza al tribunale di Mansoura, città natale di Patrick, gli avvocati dello studente avevano chiesto di poter ottenere le carte dell’accusa, un diritto non ancora accordato nonostante l’imputato sia in detenzione cautelare da quasi due anni con accuse legate ad attività terroristica. A inizio mese però, con il rinvio a giudizio, l’imputazione è stata cambiata in diffusione di fake news, un reato che prevede non 25 bensì cinque anni di carcere. In questi giorni però, sulla stampa italiana è circolata la notizia secondo cui, stando a quanto riferiscono gli avvocati del giovane, resterebbero a carico del ricercatore anche i capi d’accusa iniziale, quelli di propaganda sovversiva e terroristica, legati a presunti post pubblicati su Facebook e mai visionati dai suoi avvocati. «Enorme la preoccupazione perché le accuse più gravi, quelle di propaganda sovversiva e terroristica, potrebbero essere ancora in piedi», è il commento che arriva da Amnesty International Italia.

Da Bruxelles invece arriva una lettera sottoscritta da 40 deputati europei indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e all’Alto rappresentante dell’Unione Josep Borrell che chiede di dare la giusta priorità e urgenza alla vicenda di Patrick Zaki e di assicurare che i suoi diritti fondamentali siano salvaguardati conto qualsiasi violazione, sollecitando la necessità di un forte impegno dell’Ue per la liberazione di Patrick Zaki. A darne notizia gli eurodeputati promotori, Massimo Castaldo (M5S) e Pierfrancesco Majorino (Pd), promotori dell’iniziativa. «Siamo molto preoccupati dal possibile esito di questo processo che rischia di essere, come tanti nell’Egitto di Al-Sisi, sommario e guidato dalla necessità di mettere a tacere in maniera palese voci critiche e non gradite». «Pensiamo che non si possa rimanere indifferenti rispetto a questo e che debba esserci una forte presa di posizione dei vertici dell’Unione per chiedere l’immediata liberazione di Zaki, come già richiesto peraltro dal Parlamento europeo», concludono Castaldo e Majorino, riferendosi alla netta risoluzione del Parlamento dello scorso 18 dicembre. «Per questo chiediamo, tra le altre cose, che la delegazione Ue sia presente al processo di Zaki e a quello di altri giornalisti, sindacalisti, difensori dei diritti umani e attivisti della società civile oggi perseguitati. Serve anche una risposta forte e coordinata tra gli stati dell’Unione che imponga progressi essenziali nel rispetto dei diritti umani all’Egitto».

«7 dicembre, rinviata l’udienza, ancora prigione per Patrick Zaki, ancora ingiusta detenzione, ancora attesa», è invece il commento del deputato Pd Filippo Sensi su Twitter. «Questo rinvio di altri due mesi porterà Patrick a 22 mesi di reclusione senza condanna. Ci avviciniamo allo scadere dei due anni e le notizie che arrivano dal Cairo sono di una confusione allarmante. In attesa che gli avvocati riescano a prendere visione del contenuto del fascicolo, io sono fermamente convinta che noi potremmo dare una svolta attivando la Convenzione Onu contro la tortura. Mi è stato risposto che è una procedura che richiederebbe del tempo ma io non sono d’accordo», ha specificato in una nota la senatrice bolognese Michela Montevecchi – capogruppo M5s in commissione straordinaria Diritti Umani e prima firmataria della mozione per l’attivazione della Convenzione Onu contro la tortura nei confronti dell’Egitto – alla notizia del rinvio dell’udienza per Patrick Zaki al 7 dicembre.

28 settembre 2021 (modifica il 28 settembre 2021 | 17:29)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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