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Viva il reddito di cittadinanza! E chi si oppone ha un nome ben preciso

di Riccardo Mastrorillo

In questi giorni si è parlato molto della polemica partita dal pizzaiolo napoletano che lamentava di non trovare persone disposte a lavorare. La polemica è montata e in molti hanno individuato nel reddito di cittadinanza la causa della poca disponibilità a lavorare.

Il reddito di cittadinanza, fatto correttamente, è una forma di welfare tipicamente e profondamente liberale. Negli anni ’80 era tra le proposte di Dahrendorf e, addirittura, del vate del liberismo Milton Freedman, che lo chiamava “tassazione negativa sul reddito”. Una delle conseguenze indirette di questa forma di assistenza sociale è proprio quella di impedire la corsa al ribasso nei salari: più il salario proposto si avvicina all’importo del reddito di cittadinanza, più difficile sarà trovare persone disposte a lavorare per quel salario.

Perché il mercato funziona solo se ha delle regole. Un esempio calzante riguarda gli appalti: nel caso del massimo ribasso chi promuove l’appalto, infatti, può escludere l’azienda che ha fatto l’offerta più bassa, se non risulta in grado di soddisfare le norme sui diritti dei lavoratori.

Non saremo tra coloro che affrontano questo tema con l’approccio delle tifoserie di calcio: riteniamo disdicevole l’accusa, più o meno velata, mossa in generale alla categoria dei ristoratori di essere evasori fiscali, di prediligere il nero o di fare i furbetti. Crediamo ancora, da liberali, che non le “categorie”, ma le persone possano essere accusate e, qualora le accuse siano suffragate da prove, oltre ogni ragionevole dubbio, condannate. Riteniamo, da liberali, che anche in questo campo si debbano stabilire regole per aiutare tutti ad aderire ai principi di equità e correttezza. In molti ritengono di dover valutare gli altri attraverso un “giudizio” circa l’adesione a quei valori, noi che rifuggiamo i “giudizi” e osteggiamo i “censori” preferiamo promuovere criteri e metodi che facilitino l’onestà, ancor prima di imporre sanzioni per chi non è onesto.

Oggi rivendichiamo con una certa soddisfazione l’aver sempre difeso questo imperfetto, ma alla fine utile, strumento di assistenza sociale: viva il reddito di cittadinanza! Non ci interessa la statistica dell’uso del nero in una categoria commerciale, il nostro obiettivo è promuovere strumenti corretti che possano ridurre il più possibile il ricorso al pagamento in nero, come per esempio la riduzione dell’uso del contante.

Non ci sorprende che alcune forze politiche, in questi giorni, si siano scagliate contro i “fannulloni del reddito di cittadinanza”: sono le stesse che si sono opposte con vigore a qualsiasi norma che riducesse l’uso del contante; sono le stesse forze che propongono un sistema di tassazione illiberale e incostituzionale; sono le stesse forze che di fronte ad una proposta, per quanto male acconciata, di ripristinare uno straccio di tassa di successione hanno risposto con una levata di scudi. Hanno un nome queste forze politiche e una ben precisa cultura politica di riferimento: reazionari!

Sono i sedicenti liberisti che non vorrebbero pagare le tasse, farneticando di uno stato “minimo”, ma che pretendono che lo stato paghi loro un sussidio per l’inattività derivata dalla pandemia. Sono i “ben pensanti” che in nome del nazionalismo credono che basti tornare alla lira per essere più ricchi, dimenticando il fatto che l’Italia ha un debito pubblico pesantissimo, o forse ritenendo che quel debito non vada onorato. Sono gli “antistatalisti”, sarebbe più corretto dire “antistato”, che urlano con rabbia contro il peso intollerabile del prelievo fiscale: il più alto di Europa, dimenticandosi che l’Italia ha anche il triste primato della più alta evasione fiscale.

Ma ci sono anche altri nemici del sistema sociale liberale, che hanno sempre visto con apprensione l’introduzione del reddito di cittadinanza, loro preferiscono chiamarlo “indennità di disoccupazione”: una parte del sindacato e una parte dei benpensanti post marxisti. Anch’essi sono reazionari, uguali agli altri, preferiscono la cassa integrazione, da conseguirsi con una trattativa, ad un welfare universale automatico. Preferiscono il contante rispetto ai pagamenti digitali, per non essere “taglieggiati” o, peggio, “controllati” dalle banche. Preferiscono che lo stato riduca gli oneri contributivi o mandi prima in pensione i nonni, piuttosto che pretendere un asilo nido efficiente per tutti. Preferiscono abbassare le tasse di iscrizione alle università piuttosto che pretendere che ai capaci e meritevoli, privi di mezzi, lo stato fornisca veramente gli strumenti per poter studiare.

Guardiamo a destra o a sinistra: incontriamo reazionari, e, purtroppo, i più reazionari di tutti sono spesso convinti di essere liberali…

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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