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VIDEO E FOTO. Una sinfonia di motori non copre lacrime e applausi di San Fermo per Giuseppe. «Insegna agli angeli come si impenna»

Nemmeno l’ultima, assordante sinfonia dei motori riesce a coprire le lacrime e gli applausi con cui centinaia di persone accolgono in un boato struggente fuori dalla chiesa di Santa Maria a San Fermo uno dei figli più amati del rione e della città, Giuseppe Guzzi, che proprio in sella all’amata moto ha perso la vita a 24 anni sulle strade di casa sua, lasciando tutti nella disperazione (leggi QUI e QUI).

«Ciao fratellino, non ho potuto salutarti – ha detto la sorellina più piccola, commuovendo tutti – Te ne sei andato senza dirmi addio. Ti ricordi quando mi hai insegnato ad andare in bici? Mi lasciasti andare e anche se ero da sola sapevo che saresti stato lì a prendermi al volo. Non sono più una bambina ma ho ancora bisogno di te. Mi hai insegnato a difendermi ma avevi detto che ci saresti sempre stato tu per me e le mie sorelle. Ora chi ci proteggerà? Ti voglio ricordare con il sorriso contagioso e la tua bambina in braccio. Spero di vederti nei sogni. Insegna agli angeli come si impenna».

Mentre fuori dalla chiesa gli amici centauri di Giuseppe hanno atteso sulle moto, e sugli striscioni si leggevano i messaggi per questo figlio prediletto di San Fermo (“San Fermo piange suo figlio“, “Vivere nel cuore di chi resta significa non morire mai“), dentro, durante l’omelia, il parroco don Stefano Cucchetti ha immaginato l’incontro di Giuseppe con Dio e le parole che il Signore gli ha consegnato per poi ridonarle alla sua bambina, alla mamma, alle sorelle e tutta la comunità.

«Quattro parole: fragilità, silenzio, amicizia e futuro – ha detto don Stefano – Perché possiamo vivere in futuro togliendoci la maschera da persone forti e mostrando le nostre fragilità. Perché è nelle fragilità che si nasconde l’essenza delle persone. Perché possiamo vivere prendendoci cura anche delle fragilità degli altri e vivere in silenzio, astenendoci dal giudizio, perché il silenzio custodisce la memoria e protegge quello che resta. Possano per tutti queste parole essere indicazioni di vita perché così potremo reincontrare Beppe e gioire di quella sua promessa di vita piena».

Poi c’è stato spazio solo per il volo dei palloncini, la sinfonia dei motori, gli striscioni, gli applausi, le lacrime e per un ultimo bacio a Giuseppe, sempre troppo poco per tutti quelli che lo hanno amato e continueranno ad amarlo.

Fonte: varesenoi.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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