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Venezia, la protesta dei dipendenti di Superjet: «Ad aprile senza stipendio per colpa delle sanzioni a Mosca»

I lavoratori protestano (foto Franco Rossi/Errebi)
I lavoratori protestano (foto Franco Rossi/Errebi)

«Bonifici bloccati, le famiglie ringraziano». I cartelli raccontano in mezza frase le settimane di ansia e lo sconforto finale degli ultimi due giorni dei 144 lavoratori di Superjet International, che solo a metà aprile hanno scoperto che a fine mese non avrebbero ricevuto lo stipendio, i conti correnti della società congelati dalla banca per effetto delle sanzioni contro la Russia.


Effetto delle sanzioni

Venerdì mattina erano un centinaio a manifestare davanti alla sede di Banca Intesa a Mestre, nel Veneziano, le bandiere di Fim Cisl e Fiom Cgil affiancate dai cartelloni che denunciavano un aprile «a zero euro». Superjet, con sede a Tessera, sempre nell’entroterra lagunare, è specializzata nell’allestimento e commercializzazione di aerei civili, ma è al 90 per cento in mano ai russi di Sukhoi Civil Aircraft e sta pagando l’effetto delle sanzioni europee contro Mosca, trovandosi impossibilitata a consegnare i lavori ultimati (e un aereo «parcheggiato» oltre i termini sul suolo italiano finisce per dover pagare milioni di euro di Iva), a ricevere i pagamenti, persino a completare gli scambi di componenti. Per questo, a inizio aprile, nel timore di ritrovarsi senza liquidità di qui a giugno, si è deciso per l’accordo di solidarietà al 70 per cento. Il 15 aprile tutto è stato superato da un problema più immediato: le banche Intesa e Credito Cooperativo della Marca hanno bloccato i conti dell’azienda «a scopo cautelativo», senza alcun confronto preventivo con la società, impedendo a Superjet di saldare già i salari del 28 del mese.

Disposti a firmare un’autocertificazione

«Improvvisamente ci siamo trovati a perdere contratti per 180 milioni, a maturare un debito imprevisto di 20 milioni con lo Stato, per effetto delle tasse su prodotti che non potevamo consegnare, e poi anche impossibilitati ad accedere ai nostri conti – sintetizza in numeri il presidente Nazario Cauceglia – Siamo disposti anche a firmare un’autocertificazione sull’utilizzo della nostra liquidità che la vincoli al territorio italiano, per gli stipendi e le imposte. Non contestiamo le sanzioni, ma proprio per questo dovrebbero anche prevedere dei meccanismi di protezione per chi, incolpevole, ne fa le spese. Anche se temo che, nella nostra esatta situazione, non ci siano molte altre aziende italiane, non abbastanza per fare massa critica».

Vie legali

Il caso Superjet è effettivamente passato per la Camera grazie all’interrogazione parlamentare del deputato Nicola Pellicani (Pd), che una settimana dopo il blocco ha chiesto rassicurazioni al viceministro Gilberto Pichetto Fratin durante un question time: il Mise starebbe lavorando al problema attraverso una task force che comprende anche le realtà industriali, mentre il ministero del Lavoro ha autorizzato fino al 19 agosto il trattamento di integrazione salariale per tutti i 140 lavoratori della Superjet. Per quanto riguarda il blocco dei conti, però, il governo non avrebbe alcuna leva per smuovere le banche. Resta un ultimo fronte, per ora rimasto silente anche se spesso invocato dai sindacati come dai politici che si sono interessati alla vicenda: il restante dieci per cento di Superjet International è in mano a Leonardo, da qui gli appelli al colosso italiano dell’aeronautica e della difesa perché intervenga a protezione delle maestranze veneziane, appello che però al momento non ha ancora avuto risposta. «Siamo passati alle vie legali, c’è un ricorso in piedi – chiude Cauceglia – Se nemmeno questo servirà dovremo valutare tutte le azioni conseguenti, comprese le procedure di liquidazione».

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29 aprile 2022 (modifica il 29 aprile 2022 | 17:09)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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