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Variante Delta, regioni a rischio dopo le feste per gli azzurri. Pregliasco: triplo positivi entro fine mese

Se dopo la festa di ieri notte per la vittoria dell’Italia agli Europei di calcio, il conto che ci presenterà il virus sarà molto salato, lo sapremo tra 10 giorni. Intanto, la preoccupazione che la curva dei contagi potrebbe aumentare più del dovuto non fa stare tranquilli prima di tutto gli esperti che da mesi si arrovellano per trovare strategie di contenimento adeguate. Proprio ieri l’epidemiologa Maria Van Kerkhove, a capo del gruppo tecnico dell’Organizzazione mondiale della sanità per il coronavirus, non ha per nulla apprezzato le scene di esultanza dei tifosi riprese anche al di fuori dello stadio londinese di Wembley. «La pandemia di Covid-19 non si prende una pausa per una sera – ha ammonito – La variante delta di Sars-CoV-2 approfitterà di persone non vaccinate, accalcate in ambienti affollati, senza mascherina, che urlano, gridano, cantano. È devastante». Ma il timore che gli assembramenti possano avere un impatto sui contagi è diffuso anche tra gli scienziati italiani. 

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ASSIST
«I festeggiamenti aiutano il virus – ribadisce Fabrizio Pregliasco, ricercatore di Igiene generale e applicata dell’Università degli Studi di Milano – Difficile quantificare la spinta che ci sarà sull’aumento dei contagi. Di sicuro, l’incremento dei contatti è stato veramente esponenziale. Potremmo immaginare almeno una triplicazione entro fine mese dei casi attuali». Del resto, anche se l’aumento non è quantificabile con certezza, era comunque da mettere in conto visto che «a livello nazionale si è osservato ormai una sorta di liberi tutti soprattutto tra i giovani, ossia i meno vaccinati». Che gli assembramenti in piazza siano rischiosi, è insomma risaputo. «Il virus ha più opportunità di trasmettersi – rimarca l’epidemiologo Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Virologia e Microbiologia dell’Università-azienda ospedale di Padova – L’entità della spinta alla corsa del virus la sapremo indicare tra una decina di giorni. In Inghilterra, dove si registrano circa 30mila casi al giorno la si vedrà invece prima». Ad aggravare il rischio, c’è poi il fatto che quasi nessun tifoso indossava la mascherina. 

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MANCATI CONTROLLI
«Le persone fanno quello che gli è permesso e concesso – aggiunge Crisanti – Se questi comportamenti, che hanno senz’altro favorito la diffusione del virus, sono stati tollerati di fatto, automaticamente diventano legittimi». In sostanza, con o senza mascherina, «gli assembramenti di per sé sono sempre un momento pericoloso – sottolinea Massimo Andreoni, direttore di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali – se poi aggiungiamo gli abbracci e le urla, seppure comprensibili in un momento di festa, ai fini della diffusione del virus sono situazioni che ne facilitano la corsa. Non dimentichiamo che la variante delta si trasmette con molta facilità, anche nei soggetti già vaccinati. La profilassi certamente funziona, purtroppo però non così bene come sulla variante alfa. Probabilmente – aggiunge Andreoni – tra 1-2 settimane avremo un incremento della curva epidemica, che si ripercuoterà nelle settimane successive. Poi l’incremento è esponenziale, ha una sua tempistica di realizzazione e questo sicuramente sarà un conto che pagheremo». 

Forse però nella pianificazione dei flussi qualcosa è sfuggita di mano. «La gestione dello stadio di Wembley è stata scandalosa – sottolinea Francesco Menichetti, ordinario di malattie infettive dell’Università di Pisa – Hanno detto che bisognava limitare il numero degli accessi, poi invece lo stadio era evidentemente stipatissimo e i controlli modesti». Ora resta l’incognita del numero di casi in più che ci dovremo aspettare. «Per valutare i possibili contagi in Italia, bisogna sapere quanti di quelli che hanno festeggiato sono contagiati dalla variante delta e quanti contatti hanno avuto. Quindi – spiega Menichetti – credo si possa fare una stima di un rimbalzo del 5-10 per cento. Ma si tratta di un calcolo nasometrico. Il vero dato lo sapremo tra 10-15 giorni. Che sarebbero ben spesi, se nel frattempo quei giovani che hanno festeggiato si andassero tutti a vaccinare».
 

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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