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V-Day in tutta Europa: “Si inizia a voltare pagina”. In Italia 9.750 vaccinati

Roma. È il V-Day, il primo giorno di vaccinazione contro il Covid-19. «Un messaggio di fiducia che si irradia in Italia e in Europa», scrive sui social il presidente del Consiglio Giuseppe Conte salutando l’arrivo delle prime 9.750 dosi di vaccino Pfizer-BioNTech all’ospedale Spallanzani di Roma.

È una giornata simbolica. E non solo per il nostro Paese, ma per tutta l’Unione europea che si è coordinata per inaugurare nello stesso giorno la campagna di vaccinazione. Tutta, tranne l’Ungheria del sovranista Viktor Orban, che anche questa volta si è smarcato da Bruxelles e ha dato il via ieri, nel giorno di santo Stefano, alle somministrazioni. Resta comunque «un momento di toccante unità», scrive su Twitter la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. «Stiamo iniziando a voltare pagina in un anno difficile».

Ieri sera, dall’aeroporto militare di Pratica di Mare, a pochi chilometri da Roma, è partita alle 20 una flotta di 5 aerei delle Forze armate con l’obiettivo di distribuire i vaccini nelle Regioni. E da lì, nei 300 centri di somministrazione individuati dal commissario straordinario del governo, Domenico Arcuri. Si tratta dell’operazione Eos dell’Esercito, che prevede anche il coinvolgimento di 60 mezzi terrestri e l’utilizzo di 250 militari, con i Carabinieri a scortare il prezioso carico negli spostamenti via terra. Un viaggio a -70 gradi centigradi, temperatura che è fondamentale mantenere nelle speciali celle frigorifere lungo tutto il tragitto per conservare il vaccino. Uno sforzo che permetterà, questa mattina, di inaugurare la campagna di vaccinazione in tutta Italia. Più avanti, sarà invece la stessa azienda farmaceutica a occuparsi dello smistamento delle successive dosi nei 300 centri.

La prima a ricevere il vaccino firmato Pfizer sarà un’infermiera dello Spallanzani, Claudia Alivernini. Insieme a lei ci saranno anche i medici infettivologi Alessandra Vergori e Alessandra D’Abramo, l’operatore sanitario Omar Altobelli e la direttrice del laboratorio di virologia, Maria Rosaria Capobianchi, membro del team di ricercatrici che la scorsa primavera isolò per la prima volta il virus nel nostro Paese. «Uno spiraglio di luce – dice Arcuri -, ma l’arrivo del giorno è ancora lontano. Nei prossimi mesi continueremo la campagna per portare il nostro Paese, nei tempi in cui sarà possibile, fuori da questa emergenza».

A preoccupare palazzo Chigi sono soprattutto le notizie che riguardano la variante inglese del Covid. Non dovrebbero esserci problemi di efficacia del vaccino, ma la più alta capacità di propagazione del virus mutato rischia di diventare un pericolo in questi primi mesi del 2021. Potrebbe infatti rendere vani gli sforzi compiuti in questi giorni, con le festività natalizie colorate di rosso, per evitare una seconda ondata tra gennaio e febbraio. La variante inglese è già stata individuata nel Lazio, in Abruzzo, in Campania, in Veneto, nelle Marche e in Puglia. Ieri anche in Lombardia, con i primi due casi, ma è probabile sia già presente in tutta Italia.

L’obiettivo, dunque, è fare in fretta ed evitare inciampi. Dopo le prime somministrazioni, ai 300 punti inizialmente individuati se ne aggiungeranno altri 1.200. Ad essere coinvolti saranno 20mila tra infermieri e medici, compresi quelli di base, pediatri e personale delle farmacie. E domani si chiude il bando per il «reclutamento» di 3 mila medici e 12 mila tra infermieri e assistenti sanitari che si dovranno dedicare alle vaccinazioni. Nel frattempo, l’Agenzia italiana del farmaco ha pubblicato il bugiardino del vaccino Pfizer e confermato la complessità delle procedure di conservazione e preparazione. Le Forze armate torneranno a essere impegnate nel trasporto quando saranno disponibili i vaccini delle altre case farmaceutiche, come AstraZeneca e Moderna, più semplici da conservare. Trasportare tutti i vaccini potrebbe però diventare complicato per cui si sta valutando anche l’uso di aziende private. Alessandro Petrone, presidente di Assoram, l’associazione che riunisce gli operatori logistici della distribuzione di farmaci, ha incontrato di recente Arcuri, «una splendida chiacchierata», dice. E ribadisce a La Stampa l’importanza di «una distribuzione capillare e sicura, per accelerare i tempi».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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