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“Urla come una pescivendola”: Friedman insulta la Meloni

Gli attacchi continui, sistematici e reiterati di Alan Friedman ormai in piena campagna elettorale contro Giorgia Meloni come fosse il frontman del Pd dimostrano in modo efficacissimo che la destra italiana, qualsiasi cosa dica, pensi o faccia, sarà sempre destinata ad essere infangata a priori dalle intellighenzie. Non solo italiane ma anche, come nel caso di Friedman, straniere.

In collegamento con Myrta Merlino a L’aria che tira, su La7, nella puntata di oggi Friedman ha iniziato il suo monologo anti-Meloni con una constatazione già di per sé tutta da ridere: “Quando è caduto il governo Draghi a metà luglio ero in California e ho sentito cosa pensano gli americani di Meloni e Salvini”. No, Friedman era in California quindi semmai avrà sentito ciò che pensano i californiani, non gli americani. Ma questo è il solito vecchio vizio dei progressisti.

Il popolo, in generale, sia americano, francese, tedesco o italiano, ormai da tempo ha smesso di riconoscersi o addirittura di farsi rappresentare dal pensiero di chi quel popolo non l’ha mai visto né conosciuto. Quindi Friedman, già nella premessa, al massimo può parlare, e male, giusto per sé stesso. Dopo questo incipit di classe, il riferimento al duello Salvini-Meloni di Cernobbio: “Abbiamo visto il buon poliziotto e il cattivo poliziotto, tipico gioco di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Negli Stati Uniti si chiedono se Salvini che è alleato di Putin possa essere credibile. Lui è il portavoce di Putin”. Invece, sulla Meloni aggiunge: “La cosa che ha scioccato a Washington è che possa diventare presidente del Consiglio la politica più ammiratrice di Vladimir Putin, descritto nel suo libro come il modello dell’identità cristiana e che ama Trump e Bannon. Questo lascia molte perplessità anche in Europa”.

Insomma, Friedman ripropone la classica cantilena della longa manus russa sulla destra italiana, un’accozzaglia di illazioni mai provate e mai riscontrate nelle azioni pratiche dei pochi governi negli ultimi 10 anni in cui la destra ha provato a mettere piede visto che la sinistra che piace a Friedman nei Palazzi riesce sempre ad entrarci anche quando viene bocciata dagli italiani.

Ecco, gli italiani. Nel momento in cui si inizia già a speculare su una fantasiosa “ingerenza russa” sulle elezioni del 25 settembre, fa sorridere non poco il fatto che nel suo monologo Friedman abbia citato le presunte preoccupazioni di Washington, le presunte preoccupazioni di Bruxelles, le presunte preoccupazioni della Nato, le presunte preoccupazioni dei politologi radical chic di mezzo mondo, ma mai neanche per un secondo le reali preoccupazioni degli italiani. Che, anche se messi fuori forma dagli avvicendamenti dei tecnici, sono pur sempre ancora quelli col diritto di voto.

Friedman, oltre ad entrare nel cervello degli italiani con la telecinesi, pretende persino di riuscire a profetizzare il copione della eventuale futura azione di governo guidato dalla leader di Fdi: “Giorgia Meloni cerca di riposizionarsi come moderata è un esercizio furbo. Io credo che sia molto intelligente. Mentre urla come una pescivendola a Vox e contro i migranti e Lgbt, fa la faccia gentile per rassicurare l’Europa, l’America e la Nato. Ma se essere atlantista è essere trumpista, meglio di no. Lei se arriva a palazzo Chigi con il suo amico mercante d’armi Guido Crosetto, faranno scelte atlantiste e poi piano piano diranno ‘non ci piace questa Europa, gli immigrati non li vogliamo…'”.

Accecato un po’ troppo dal sole della California, forse, deve aver dimenticato che nell’agenda politica di Fratelli d’Italia la volontà di rivendicare un impianto dell’Unione europea diverso da quello attuale distante anni luce dai cittadini e di porre freno all’immigrazione incontrollata ci sono sempre stati. E il fatto che, vista la guerra in Ucraina e la crisi economica ed energetica che si sta per abbattere sull’Europa anche a causa della miopia dei leader di Bruxelles, FdI abbia scelto di sostenere le sanzioni antirusse, l’invio delle armi all’Ucraina e la necessità di discutere a livello europeo politiche comuni come il price-cap per il prezzo del fossile di Mosca non vuol dire che Fratelli d’Italia debba accettare in blocco tutto ciò che viene formulato dall’Europa.

È proprio questo ciò che non va giù a Friedman: la possibilità che ci possano essere dei leader dei Paesi europei capaci di definire l’agenda politica del loro Paese in base alle contingenze internazionali e all’interesse nazionale, per poter decidere in autonomia se appoggiare delle iniziative che vengono da Bruxelles, se emendarle con altre proposte, se opporsi in blocco. La possibilità, insomma, che ci possa essere un governo che non esegua semplicemente i compiti ma che sia incaricato dal popolo italiano di fare il possibile, in Italia, nei palazzi europei, nelle riunioni del G7, nei vertici Nato, negli incontri bilateriali con i grandi leader mondiali, per misurarsi sulla base delle idee per cui è stato votato.

A forza di parlare di nazisti, di dittatori sanguinari, di persecuzioni, di discriminazioni dalle sue campane di vetro, Friedman deve aver dimenticato come funziona una democrazia.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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