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Unito negli ori, diviso sui soldi. Giochi di potere nel nostro sport

In principio tutto andava più o meno bene. Adesso si litiga tra capi del nostro sport e icone olimpiche prestate alla politica. Il duello in punta di fioretto tra Giovanni Malagò numero uno del Coni e Valentina Vezzali sottosegretario allo Sport questo racconta. E il chiarimento in serata arrivato dal Dipartimento della funzione pubblica è sembrato quello dell’arbitro, in questo caso il ministro Renato Brunetta, salito in pedana per dare il punto della stoccata vincente al numero uno del Coni.

Sport e politica litigano da due anni abbondanti, da quando la riforma Giorgetti tolse autonomia al Coni istituendo Sport e Salute, società a cui vennero trasferiti cassa e dipendenti del Coni. Per rendere l’idea, al Comitato olimpico rimase lo sport da gestire ma addetti e soldi da quel momento li avrebbero dovuti chiedere ad altri. Da qui, l’anno scorso, la prima minaccia-avvertimento di Malagò, facendo sponda sul Cio che non tollera intromissioni della politica nello sport: se non si appronterà al volo un decreto che ristabilisca almeno la gestione diretta del personale da parte del Coni, e quindi l’autonomia dello sport rispetto alla politica, l’Italia si troverà di fatto a violare la carta olimpica e andrà ai Giochi di Tokyo senza bandiera e senza inno. Questo il senso. Pensiamo un attimo alla pioggia di medaglie come sarebbe stata se conquistate e celebrate senza Mameli e i tre colori a sventolare attorno. Fatto sta, decreto approvato a gennaio nell’ultimo giorno utile dal Conte-2 e pericolo scampato. Ma problema di fatto congelato.

Per cui ora la seconda minaccia-avvertimento e il duello di ieri tra Malagò e la Vezzali sottosegretario allo Sport. «Ho molto apprezzato l’impegno della sottosegretaria Vezzali» ha spiegato Malagò, «ma il Dipartimento per lo sport sapeva benissimo che oggi era la data finale per emettere i bandi. Dire che siamo sconcertati è poco, visto il prestigio del Coni e i risultati ottenuti. Il presidente del Comitato olimpico ancora non ha una sola persona dipendente del Coni e faremo presente tutto questo al Cio…» ha concluso aggiungendo di essere pronto alle dimissioni e di voler informare Draghi. Il documento approvato dalla Giunta Coni indica le possibili vie di uscita dallo stallo: «O Sport e Salute ritorna ad essere una società di servizi del Coni ente pubblico, oppure va agevolato il passaggio del personale». A Malagò ha subito replicato la Vezzali: «Il Dipartimento per lo Sport ha sempre agito in sintonia con le mie indicazioni… e in merito alla definizione della pianta organica del Coni ha investito il Dipartimento della Funzione Pubblica che ha la competenza sul tema». Per rendere l’idea, così facendo i 165 dipendenti trasferiti a Sport e Salute e che ora dovrebbero tornare al Coni, verrebbero inquadrati al ribasso. E ovviamente rifiuterebbero il trasferimento. Altrettanto ovviamente il Coni dovrebbe indire dei bandi per cercare nuovo personale da riqualificare. Perdita di soldi, di tempo e della memoria storica del Coni che resterebbe bloccata in Sport e salute. In serata però la schiarita ad opera proprio del Dipartimento della Funzione pubblica che ha ritenuto «percorribile e coerente con la normativa, vista la specificità di alcune professionalità stabilite dall’ordinamento sportivo, la proposta avanzata dal Coni, anche in virtù della sua ampia autonomia organizzativa…». Malagò-Vezzali, stoccata e punto al primo. Ha deciso Brunetta.

Fonte: ilgiornale.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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