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Una vitamina per Salvini

Pacific Press via Getty Images

NAPOLI, CAMPANIA / NAPOLI, ITALY – 2020/09/12: Matteo Salvini among supporters and social centers protest in Madrid. It ended with the rally in Piazza Matteotti, in the heart of Naples, the mini election tour of Matteo Salvini in Campania, started this morning, in support of Stefano Caldoro, candidate of the centre-right in the regional elections scheduled for 20 and 21 September.Shortly before the intervention of the leader of the League in Piazza Matteotti began, not far away, in Largo Berlinguer, the so-called antagonists, groups of anti-fascist and anti-racist associations of the city gathered, who have expressed their dissent against Salvini, exposing banners and singing choirs against the leader of Carroccio. (Photo by Alessandro Barone/Pacific Press/LightRocket via Getty Images)

Chi ha detto mai che a Salvini fanno male le inchieste? Magari è vero il contrario. Può essere addirittura che l’attenzione delle procure nei suoi confronti abbia l’effetto tonico di una vitamina, consentendogli di presentarsi alle Regionali come un perseguitato politico. C’è il caso illustre del Cavaliere il quale, specie sotto elezioni, surfava l’onda dei suoi 35 processi per presentarsi come agnello sacrificale dei peccati collettivi (“colpiscono il sottoscritto ma potrebbe capitare a ciascuno di voi”). Più cercavano di trascinarlo sul banco degli imputati, spesso a ridosso delle elezioni, più Berlusconi si ergeva a martire di una giustizia a orologeria e ingrossava il suo già vasto consenso. Matteo non è Silvio, la stazza dei personaggi rimane piuttosto diversa; ma fino a quando non verrà colto con le mani nel sacco, il leader della Lega potrà sempre proclamarsi innocente e denunciare un tentativo di farlo fuori per via giudiziaria. Che la macchina del sospetto si scateni a una settimana dal voto, gli fa solo un gran comodo. Anche perché riporta su di lui quei riflettori che si erano diretti altrove.

Sono mesi che Salvini non “buca” più. Va spesso in televisione ma gli indici di ascolto restano mediocri. Da quando non è più ministro, la gente sbadiglia e cambia canale. Ad agosto è stato superato nello share da “Don Matteo” e “Paperissima”. La crescita sui social s’è presa una pausa di riflessione, nonostante la squadra propagandistica diretta da Luca Morisi gli spari a suo nome una trentina di tweet al giorno. Ormai Salvini fa titolo perché abbranca in pubblico la fidanzata Francesca, quando gli strappano camicia e catenina, se in Campania gli lanciano i pomodori o invece è lui che minaccia di lanciarsi dall’aereo col paracadute. Per suscitare interesse, direbbe il grande Ennio Flaiano, Salvini è costretto a “fare Tarzan”, cioè a inventarsi numeri da circo. Tutta colpa di un messaggio eternamente identico a se stesso, con il pregio della coerenza ma diventato col tempo monocorde e ripetitivo, risaputo e ossessivo. L’invasione dei migranti. Le Ong complici degli scafisti. L’Europa sorda e insensibile. I delinquenti da chiudere al gabbio senza pietà. La ministra Azzolina da cacciare a pedate. Tutto un déjà vu che, come tale, non fa notizia.

Piaccia o meno, il mondo mediatico funziona così: prima ti esalta al di là dei meriti e poi, una volta raggiunta la saturazione, di colpo ti molla. Da un giorno all’altro diventi invisibile, confrontare per credere che fine ha fatto Renzi col suo 40 per cento alle Europee 2015. Un anno fa, se si dà retta ai sondaggi, Salvini aveva sfiorato quota 37 ma è riuscito a perdere 12 punti in altrettanti mesi e adesso al massimo vale un 25 per cento; la mongolfiera leghista, dolcemente, sta ritornando a terra. Il vero nemico del Capitano è proprio questo senso languido di declino, di morbido planaggio, con il futuro che rischia di scivolare alle spalle prima ancora di averne goduto i frutti.

Per invertire il trend all’ingiù servirebbe un’impresa, per esempio una vittoria sonante dove mai nessuno era riuscito prima, domenica prossima in Toscana. Se riuscisse a rovesciare mezzo secolo di dominio “rosso” in quella Regione, allora sì che Salvini metterebbe a tacere tutti i dubbi spuntati perfino dentro la Lega. Tornerebbe fortissimo al centro del ring, pronto a dare il colpo del ko definitivo al governo Conte due. Nel caso finisse invece come in Emilia Romagna, con un’altra spallata contro il muro, nemmeno i successi del centrodestra nelle altre Regioni dissiperebbero l’impressione di una leadership declinante, che ha già dato il meglio di sé. Fino a qualche giorno fa sembrava più probabile la seconda delle due. Ma la fucina mediatico-giudiziaria si è rimessa al lavoro con il cronometro in mano. E se continua a fare di lui una vittima, anche Salvini come Silvio può ben sperare.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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