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Un video incastra Open Arms. “Ma sono sparite le carte decisive”

La tensione in aula ieri, nell’ambito della nuova udienza relativa al processo Open Arms in corso a Palermo, non si è smorzata nemmeno oggi. E anzi la difesa dell’imputato Matteo Salvini, accusato in qualità di ministro all’epoca dei fatti di aver sequestrato i 147 migranti a bordo della nave dell’Ong spagnola Open Arms, nelle scorse ore è tornata sul caso.

I sospetti della difesa di Salvini

In particolare, fonti del collegio difensivo del leader della Lega parlano di un video che inchioderebbe Open Arms a cui ha fatto riferimento ieri in aula Fabrizio Mancini, direttore del Servizio Immigrazione del ministero dell’Interno.

Quest’ultimo è stato chiamato dalla pubblica accusa a testimoniare. Ma nel corso del suo intervento sono sorte le prime tensioni proprio con il pubblico ministero Gerry Ferrara. Mancini infatti ha dichiarato, tra le altre cose, di ricordare comportamenti non sempre regolari da parte non solo di Open Arms ma anche delle altre Ong. E ha inoltre sottolineato come le richieste di Pos, ossia di un porto sicuro in cui sbarcare, non sempre venivano lanciate nell’immediato dalle navi umanitarie.

A quel punto Ferrara ha accusato Mancini di fare un comizio a favore di Salvini. La difesa dell’ex ministro è intervenuta con l’avvocato Giulia Bongiorno, la quale a sua volta ha puntato il dito contro il Pm accusandolo di aver usato “toni aggressivi” contro il teste.

Ma le parole di Mancini stanno generando reazioni anche nel “day after”. C’è un passaggio che nelle scorse ore fonti della difesa di Salvini sono tornate a sottolineare. Si tratta del richiamo a un video, girato il primo agosto 2019 da un sommergibile italiano, in cui in acque Sar libiche la nave Open Arms avvicina un barchino.

Il mezzo non sembra essere, così come rivelato dallo stesso Mancini, in difficoltà o comunque in situazioni di pericolo. L’Ong però è intervenuta ugualmente e il tutto, sempre secondo il direttore del servizio immigrazione, senza avvisare le autorità o senza lanciare allarmi. Il video inoltre sarebbe secondo la difesa importante in quanto fa riferimento al primo intervento di Open Arms ad agosto.

La nave spagnola farà altri interventi in seguito prima di attestarsi a largo di Lampedusa con 147 migranti a bordo, fatti poi sbarcare soltanto con il sequestro del mezzo decretato dall’allora procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, il quale ha poi aperto il fascicolo contro Salvini che ha portato all’attuale processo.

La difesa dell’ex ministro ha rimarcato l’importanza del contenuto del video anche perché di quelle immagini oggi non ci sarebbe traccia. “Il video – hanno fatto sapere fonti della difesa – sarebbe stato trasmesso alla Procura di Roma e a tutte le Procure siciliane ma, inspiegabilmente, non è nel fascicolo del processo”.

“Un mistero che si somma a un altro giallo – hanno poi rimarcato le fonti del collegio difensivo – manca anche una carta di grande interesse per la difesa di Salvini. Si tratta della comunicazione di notizia di reato redatta dalla Guardia di Finanza in cui si ipotizzava il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in capo al Comandante della Open Arms e al capo missione, come riferito dal capitano delle Fiamme Gialle Edoardo Anedda all’udienza del 17 dicembre 2021”.

La posizione di Open Arms

Di segno opposto è la posizione sul video da parte dell’Ong spagnola, parte civile nel processo. Anche gli attivisti non hanno risparmiato critiche all’andamento dell’udienza di ieri, parlando di “approsimazione” nell’affrontare delicati temi quali quello del soccorso in mare e dei diritti umani. Ma la loro prospettiva è di segno opposto rispetto a quella della difesa di Salvini.

“Il dottor Mancini è apparso molto disorientato – si legge in un comunicato di Open Arms – non in grado di rispondere alle maggior parte delle domande poste dal pm e dagli avvocati di parte civile perché ignaro di quel che accadeva all’interno della direzione di cui era responsabile. Mancini non conosceva, a suo dire, i protocolli, modificati nel 2019, che regolavano l’assegnazione di un porto di sbarco e le modalità di comunicazione tra i suoi uffici e il Gabinetto del ministro”.

“Davvero singolare – ha proseguito Open Arms – è apparso il suo racconto su un presunto video girato all’epoca dei fatti da un sottomarino della Marina militare italiana, di cui, però, non ha saputo fornire particolari, portatogli in visione per una presunta ‘cortesia istituzionalè, di cui il testimone non sa spiegare la necessità, da tre militari della Marina italiana, di cui, però, non ricorda il nome”.

La prossima udienza sarà il 17 giugno prossimo. L’impressione è che, alla ripresa del processo, non mancheranno accuse reciproche tra le parti e un clima di sospetti in vista delle fasi salienti del dibattimento.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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