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Un naufragio in acque libiche. Le bugie dell’Ong sull’Italia

Ancora una volta la ong Mediterranea attacca l’Italia e la Marina militare per far ripartire i flussi migratori dalla Libia al nostro Paese. L’ultima accusa è grave perché accuserebbe il nostro Paese di non essere intervenuta su una imbarcazione in difficoltà. Secondo l’organizzazione tra i 93 migranti riportati in Libia ci sarebbe anche un neonato. “La Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans – ricostruisce la Ong -, attualmente in pattugliamento nel Mediterraneo centrale, ha ricevuto un messaggio di Sos inviato da Alarmphone a tutte le Autorità competenti per l’area, riguardante un gommone nero in difficoltà con a bordo circa 95 persone, di cui 8 bambini e 20 donne, una delle quali pare abbia partorito durante la navigazione. Risultano partiti alle 22:30 dalla località libica di Al Khoms. Si trovano 50 miglia a Est di Misurata, alla deriva col motore in avaria, a circa 80 miglia dalla nostra attuale posizione“.

A bordo dell’imbarcazione c’erano almeno 6 morti, ha affermato Mediterranea sul proprio sito, coreggendo una prima cifra di 8 data dai naufraghi. La notizia del parto a bordo era stata data ieri da Alarm Phone, ma questo dettaglio non avrebbe convinto diverse navi militari nell’area ad intervenire. Tra esse, secondo Mediterranea, la fregata italiana Bergamini dell’operazione Mare sicuro era tra “le più vicine” al gommone, a bordo del quale si trovavano oltre 95 migranti, tra i quali 20 donne e 8 bambini. Un’accusa diretta alla fregata della Marina militare italiana, impegnata da anni nel pattugliamento dei mari con missioni in tutto il mondo. “Abbiamo scritto a MRCC Roma e al Quartier Generale di Eunavformed chiedendo che siano le navi militari europee a intervenire con urgenza per salvare la vita a queste 95 persone ed evitare che siano nuovamente deportate nell’inferno libico da cui stanno cercando di fuggire“. Alessandra Sciurba, presidente di Mediterranea Saving Humans ha spiegato di aver visto dal radar di Mare Jonio i libici a pochissima distanza dal gommone: “Decine di persone, tra cui un bimbo neonato, saranno catturate e riportate alla tortura con piena responsabilità dell’Italia che ha lanciato la segnalazione e non è intervenuta”.

Un’accusa circostanziata alla Marina militare. Che in serata smaschera le bugie degli attivisti: “La fregata Bergamini non era ieri in area di operazioni in mare, né tantomeno compresa nel dispositivo dell’operazione ‘Mare Sicuro’, ma si trova ormeggiata presso la Base Navale di Taranto, sede di naturale assegnazione“, precisano, E ricordano come “le attività di Search and rescue (Sar) vengano condotte secondo procedure internazionali e nazionali che prevedono un coordinamento delle azioni di soccorso da parte di un elemento organizzativo denominato MRCC (Maritime Rescue Coordination Center) e l’intervento di qualsiasi imbarcazione che possa intervenire“. La stessa missione Irini aveva sottolineato come non ci siano assetti italiani che fanno parte dell’operazione.

Alle 23.18 di ieri, la Ong diceva che una motovedetta della guardia costiera libica ha completato l’operazione di intercettazione e cattura di “oltre 70 persone” tra cui donne e bambini piccoli a bordo del gommone segnalato da Watch The Med – Alarmphone 52 miglia a Nord est di Misurata. “La nostra Mare Jonio – spiega l’organizzazione nella ricostruzione effettuata sul proprio sito -, che si trovava a poche miglia di distanza, ha offerto la propria disponibilità a imbarcare i naufraghi su un assetto più sicuro, che poteva garantire cure medico-sanitarie adeguate. I miliziani libici si sono rifiutati e hanno negato informazioni sulla presenza a bordo di 8 persone decedute e di una donna che avrebbe partorito a bordo, come invece i naufraghi avevano segnalato“.

L’ultimo messaggio è di questa mattina poco dopo le 8.30 attraverso le parole della portavoce di IOM – UN Migration, Safa Msehli conferma: “Una donna ha partorito nel gommone durante la traversata, 93 persone sono state respinte in Libia, i naufraghi hanno riportato che altre 6 sono morte. Sono le persone che l’Italia e l’Europa hanno scelto di non salvare ieri”. Non è la prima volta che una ong attacca la marina militare, era successo anche un anno fa, quando Mediterranea aveva attaccato la Cigala Fulgosi, rea secondo l’organizzazione di essere stata la causa della morte di una bimba di 5 anni, che si trovava a bordo di un barcone in avaria a poche miglia dalle coste libiche.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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