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UE, stop ai motori tradizionali dal 2035: appuntamento al buio per le moto

Nella proposta si parla di autovetture ma la via all’elettrificazione coinvolge tutti i settori, anche le due ruote. Se alcuni Marchi sono già pronti, altri hanno parecchia strada da fare

L’Unione Europea ha lanciato la sua proposta: stop a tutti i motori termici entro il 2035. Uno scossone al mondo delle due e delle quattro ruote, che spaventa più settori e costringe ai ripari.

Auto sì. E le moto?

L’UE ha già degli obiettivi precisi per la lotta all’inquinamento: ridurre le emissioni di Co2 del 55% entro il 2030 e ampliare la rete di ricarica per i veicoli elettrici fino a 3,5 milioni entro il 2030. La nuova proposta risulta più rigida come tempistiche, ma ci sono dei “ma”. Il primo è che nel testo si parla di “autovetture”, quindi resta il dubbio che le moto e gli scooter non siano interessati. Inoltre, ad essere vietata dal 2035 sarà la vendita di motori termici, non la circolazione di veicoli già esistenti.

DALL’EDITORIALE DI IN Moto DI AGOSTO

Il 2040 sembrerebbe essere l’anno cruciale per la transizione green. Da quel momento in poi le case costruttrici non potranno più vendere veicoli diesel o benzina. E le moto? Difficile dirlo, di certo c’è che anche per noi cambieranno molte cose…

Ci sono Paesi come quelli del Nord Europa che hanno fissato il limite al 2030. Altri al 2040. (…) Noi presto decideremo, ma direi che il 2040 è una data limite”. Secondo le parole del ministro della Infrastrutture e Mobilità sostenibile Enrico Giovannini, la mobilità tradizionale ha una dead line. Appunto il 2040. Dopo l’elettrico diventerà un must e l’odore della benzina solo un ricordo considerato il divieto che entrerà in vigore di vendere veicoli a combustione interna. Il discorso, ovviamente, riguarda il mondo del trasporto in generale, in primis le automobili. Ma nel settore della mobilità rientrano ovviamente anche le motociclette. Che accadrà alle due ruote all’approssimarsi della fatidica data? Come si preparerà il mercato e come gestirà la conversione dei veicoli nei prossimi 10-15 anni?

Le questioni sul tavolo sono molteplici anche perché il mutamento di abitudini in termini di mobilità si inserisce in un contesto molto più ampio che tiene sempre più in considerazione un futuro sostenibile per il pianeta, a zero emissioni. Il problema quindi non è più la mobilità elettrica, ma tutta la filiera energetica. La batteria (applicata alla mobilità su due o  quattro ruote) non è la soluzione a tutti i mali se per realizzarla, per riciclarla o per smaltirla, si impiega una quantità di energia non commisurata. La rincorsa della mobilità sostenibile sarà lunga e tortuosa e passa dall’ammodernamento delle infrastrutture per la ricarica e per i bilanci delle aziende costruttrici che avranno il loro bel problema nel calibrare spese e profitti.

Gli analisti, le grandi aziende si stanno interrogando su questo futuro, che non è poi tanto lontano (nazioni come la Norvegia o la Danimarca hanno fissato lo stop a benzina e diesel già a partire dal 2030). Analizzare la mobilità di domani solo con l’occhio critico e spietato del diktat “emissioni zero” rischia di creare uno scollamento tra aziende e clienti, tra prodotto e utente finale. Esiste una componente filosofica in questa analisi, quella che prende in considerazione l’aspetto ludico ed emozionale di un oggetto (il veicolo) che certamente deve essere rispettoso dell’ambiente ma che deve d’altro canto regalare quel qualcosa in più decisivo per l’acquisto, come tengono a sottolineare i vertici Toyota, la più grane casa costruttrice del mondo. Una considerazione che vale soprattutto nel settore delle motociclette dove l’acquisto è quasi sempre finalizzato al divertimento e frutto di una emozione più che a un ragionamento freddo e razionale.

QUALE STRADA?

Ecco quindi la sfida nella sfida che riguarda principalmente il settore delle due ruote. Come affrontare i cambiamenti che sono all’orizzonte? Quali strade percorrere? Che tipo di prodotto immaginare per il futuro? Non è un segreto che il mondo delle due ruote sia fondamentalmente conservativo sotto certi punti di vista. E le infrastrutture non aiutano visto che secondo uno studio dell’ACEA (l’associazione Europea dei costruttori) il 70% delle colonnine di ricarica è concentrato in appena tre nazioni… E l’Italia – com’è facile intuire – non è tra queste.

Sarà un periodo complicato per l’evoluzione del settore delle due ruote; le aziende, o meglio, alcune di esse, stanno già lavorando sul futuro. Ma la percezione è che quello che si sta facendo non basti. Il cambiamento in arrivo è epocale. Servono scelte radicali e coraggiose. Le idee di oggi plasmeranno il mondo di domani.

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Fonte: inmoto.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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