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Ucciso per una sigaretta: dopo 12 anni, lo Stato condannato a risarcire i genitori di Giorgino

George Monteanu, Giorgino per gli amici, aveva 15 anni quando il 30 gennaio 2010 è stato ucciso a Torino per una sigaretta. I suoi assassini, ragazzini anche loro, sono stati condannati. E ora, a dodici anni di distanza, lo Stato dovrà versare un indennizzo alla famiglia. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza, spiegano i legali dello studio Ambrosio&Commodo, che «per la prima volta a chiare lettere si è sbilanciata sull’indennizzo delle vittime di reati violenti intenzionali e ha tracciato criteri precisi». E ha rinviato gli atti alla Corte d’Appello di Torino per quantificare il danno. La causa è intentata contro la presidenza del Consiglio dei ministri.

La questione giuridica 

Secondo una direttiva comunitaria del 2004, l’Italia avrebbe dovuto creare un sistema d’indennizzo per le vittime di reati intenzionali violenti quando i responsabili sono irreperibili e nullatenenti. «Come già per le vittime del dovere, di mafia, terrorismo, estorsione, usura», sottolineano gli avvocati. La legge è arrivata nel 2016 e poi aggiornata nel 2017 stabilendo un indennizzo di 50mila euro (60mila in caso di omicidio domestico).

C’è una prima questione. Il tribunale e la corte d’appello di Torino negano l’indennizzo ai familiari di Giorgino. Per quale motivo? Secondo i giudici la norma valeva solo per gli stranieri che non sono residenti in Italia: la madre e il padre di Giorgino, Elena Ignat e Cristinel Monteanu, sono romeni ma vivono a Torino da oltre vent’anni.

«La legge è stata disapplicata. Non c’è stata nessuna assistenza da parte dello Stato», spiega l’avvocato Renato Ambrosio. Lo studio Ambrosio&Commodo costituisce un pool ad hoc e presenta ricorso in Cassazione. La Suprema Corte lo accoglie.

«Il carattere transfrontaliero della vittima non è condizione necessaria per l’accesso alla tutela indennitaria». Anzi. «La mancata trasposizione di questa norma è una violazione grave e manifesta di una regola» dell’Unione Europea. E fa un passo oltre. Cosa significano i parametri di equità e adeguatezza? È equo e adeguato prevedere lo stesso indennizzo a prescindere dalla specificità del caso? 50mila euro sono il giusto indennizzo per una famiglia che ha perso l’unico figlio, ucciso brutalmente nei giardinetti di Borgo Vittorio a soli 15 anni perché non aveva una sigaretta?

La Cassazione si sofferma sul concetto di «personalizzazione», sulle «circostanze soggettive e oggettive».

E gli avvocati Renato Ambrosio, Stefano Commodo e Gaetano Catalano sottolineano: «In questo modo si è tracciata una strada anche per le altre vittime» @RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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