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Treni, distanziamento: le regole su Alta Velocità e regionali

Su Frecce e Intercity di Trenitalia e su Italo bisogna rispettare il distanziamento imposto dalle regole anti-Covid, e consigliato da tutti gli esperti: deve esserci almeno un metro di distanza tra i passeggeri. Sui treni regionali, invece, sono le Regioni appunto a decidere: con complicazioni facili da intuire. Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Puglia, Liguria, stanno andando nella direzione di liberalizzare la possibilità di sedersi dove si vuole pur di non avere convogli pieni e turisti e pendolari infuriati sulle banchine. Ma il rischio è di confondere i passeggeri e alimentare involontariamente i contagi.

Dal Piemonte alla Puglia

«Abbiamo chiesto da settimane al Governo – spiega l’assessore ai Trasporti del Piemonte Marco Gabusi – di intervenire sull’eliminazione del distanziamento fisico a bordo dei treni in modo da tornare a un’offerta di posti completa ed evitare così i sovraffollamenti che si stanno verificando da quando sono stati aperti i confini regionali. Da Roma non abbiamo ricevuto risposta. Perciò abbiamo deciso di procedere in autonomia: siamo in attesa del parere del Comitato tecnico scientifico piemontese e della task force guidata dal professor Fazio per procedere con l’ordinanza che il presidente Cirio vuole firmare al più presto. I dati sanitari del Piemonte sono buoni, per cui ci auguriamo di ricevere a breve il parere positivo». Il governatore del Veneto, Luca Zaia, non ha aspettato nessun parere: e venerdì ha firmato l’ordinanza che ha cancellato i limiti di capienza sui mezzi di trasporto (bus, treni regionali ne vaporetto), venendo incontro alle proteste dei pendolari. «Su qualsiasi mezzo di trasporto ci vuole la mascherina – ha precisato però Zaia, sottolineando che per i convogli ferroviari regionali non si potrà barattare la nuova maggior capienza con una riduzione dei mezzi circolanti – dal momento in cui si sale a quello in cui si scende». Anche in Emilia Romagna da venerdì scorso i posti a sedere su bus e treni regionali e locali potranno essere tutti occupati, al 100%. Lo prevede l’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che indica le nuove misure per il traporto pubblico locale, insieme alle linee guida per gli ippodromi e ad alcune precisazioni sull’uso delle piscine e solarium. In particolare, sui mezzi pubblici si potrà derogare all’obbligo del distanziamento interpersonale di 1 metro ma restano l’uso della mascherina per tutti i passeggeri e una adeguata igienizzazione delle mani o, in alternativa, l’uso dei guanti, oltre ad alcune misure specifiche. A partire dall’informazione adeguata sulle norme igienico-comportamentali da adottare e il divieto di usare i mezzi in presenza di segni/sintomi di infezioni respiratorie acute (es. febbre, tosse, difficoltà respiratoria). Restano separate entrata e uscita e va garantito il ricambio dell’aria in modo costante e viene inoltre prevista una pulizia periodica e una disinfezione dei mezzi con particolare riferimento alle superfici toccate più di frequente e ai servizi igienici. Un’ordinanza simile è stata firmata dal governatore della Puglia Michele Emiliano, che dal primo luglio dà il via libera alla ripresa del trasporto pubblico senza limitazioni nei posti a sedere e con la precisazione che per i condizionatori a bordo «è obbligatorio, se tecnicamente possibile, escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria, o quantomeno assicurare il ricambio completo dell’aria interna almeno ogni 15 minuti». E anche in Trentino (Province di Trento e Bolzano) hanno annunciato che elimineranno il distanziamento.

I milanesi in fuga verso il mare della Liguria

Liberi tutti anche in Liguria, da venerdì, con un piccolo dettaglio che però rende più complessa la gestione: molti dei passeggeri diretti in regione, soprattutto verso le località balneari, sono lombardi. E in Lombardia restano le regole del distanziamento. Sabato mattina infatti alla stazione Centrale di Milano è scoppiato il caos. Le difficoltà si sono registrate al mattino presto, in particolare sul treno regionale Milano-Genova, che parte della Stazione Centrale alle 8.30. Dopo che sono stati occupati tutti i posti a sedere (dimezzati rispetto alla capienza normale a causa del distanziamento previsto per il contrasto al Covid-19), le persone hanno iniziato a stazione nei corridoi e sugli ingressi. A quel punto, le autorità hanno provveduto a far scendere le persone in piedi, tra le proteste degli interessati. Alla fine il treno è riuscito a partire, con un’ora di ritardo, attorno alle 9.30 ed è stato allestito un treno straordinario con partenza un’ora dopo. Cosa è successo? Secondo Ferrovie dello Stato, molti erano senza biglietto, e i controlli hanno ritardato la partenza. Ma in generale negli interregionali che partono da una regione e si dirigono in un’altra, spiegano da Ferrovie dello Stato, se il treno parte e arriva in due regioni con regole diverse, si applica la regola del 50%: quindi se un treno inizia e finisce la sua corsa in una regione che ha deciso di togliere la regola del distanziamento, bene. Ma se invece non è così, allora Ferrovie impone il mantenimento della regola del 50% dei posti occupati, cioè la regola più restrittiva. In ogni caso, Ferrovie dello Stato ha attivato un servizio di contingentamento delle vendite dei biglietti sui treni regionali: ma visto che di solito sui locali si sale con biglietti «aperti», cioè non vincolati da data e orario, si sta puntando sempre più a vendere biglietti «chiusi», cioè vincolati, come accade coi treni nazionali.

30 giugno 2020 (modifica il 30 giugno 2020 | 15:55)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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