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Transizione verde Ue in panne: il taglio russo del gas rimette in pista il carbone e i motori a benzina e diesel – ItaliaOggi.it

Il forte calo delle forniture di gas russo a vari paesi europei sta rilanciando gli acquisti di carbone e i motori a combustione, con immediate ripercussioni sul Green Deal Ue, che ne aveva già decretato il bando. Quanto al carbone, il motivo è presto detto: dovendo riempire gli stoccaggi di gas prima dell’inverno, traguardo non del tutto sicuro dopo che Vladimir Putin ha deciso di ridurre di oltre metà le forniture ad alcuni paesi, mentre ad altri le ha chiuse del tutto, in Europa è scattata una corsa agli acquisti di carbone per le centrali elettriche, così da risparmiare gas il più possibile. Una corsa a cui si è associata anche l’Italia, dove il livello degli stoccaggi è al 55%, in ritardo rispetto all’obiettivo dell’80% da raggiungere entro la fine di ottobre. Fin qui, si tratta di una corsa agli acquisti del tutto in linea con le sanzioni Ue, in quanto l’embargo sul carbone russo scatterà dal primo agosto.

Il paradosso, tuttavia, è evidente. Nonostante la guerra in Ucraina e le nefandezze compiute da Putin, stiamo comprando di nuovo carbone russo, anzi ne vogliamo più di prima, per supplire alla ridotta fornitura di gas decise dallo zar del Cremlino in risposta alle sanzioni economiche. E il noi, in questo caso, si riferisce non solo all’Italia, ma anche a diversi paesi europei, che in vista dell’inverno hanno i nostri stessi problemi. Con il risultato di versare qualche miliardo in più a Putin per la sua guerra. Prima dell’invasione dell’Ucraina, l’export russo di carbone in Europa copriva solo il 3,5% dei proventi energetici di Mosca, poco meno di due miliardi di euro sui 61 miliardi totali, includendo gas e petrolio. Una cifra apparentemente modesta, ma da rivalutare, poiché il prezzo del carbone, inizialmente schizzato del 130%, si è consolidato su un rialzo del 50%.

La Germania, che dipende dal gas russo per oltre il 50% e ha già subito tagli piuttosto consistenti, è stata tra i primi paesi a rilanciare il carbone. E lo ha fatto addirittura tramite un ministro verde, Robert Habeck, responsabile dell’Economia: «Per ridurre il consumo di gas è necessario utilizzarne meno per generare elettricità. Per questo le centrali elettriche a carbone dovranno essere utilizzate di più». Una marcia a ritroso, sotto il profilo ambientale, che ha messo in allarme la Commissione Ue, che vede messi in discussione i principi basilari del piano «Fit for 55», la transizione all’economia a zero emissioni tanto ambiziosa quanto irrealistica dopo l’invasione dell’Ucraina. E Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ancora una volta ha anteposto l’ambizione ambientalista al pragmatismo: «Noi dobbiamo assicurarci che utilizzeremo questa crisi per andare avanti e non per avere una ricaduta nei combustibili fossili inquinanti».

Non sembra, tuttavia, che abbia grande seguito in giro per l’Europa. Imitando la Germania, l’Austria ha annunciato la riapertura di una centrale a carbone fuori servizio, per compensare il taglio del gas russo. In Olanda, il governo ha deciso di rinviare dal 2002 al 2024 le restrizioni sulle centrali a carbone, in base alle quali già ora dovevano lavorare al 35% della capacità, restituendole così al pieno regime. La Repubblica Ceca, a sua volta, ha annunciato che, se in inverno ci sarà il blocco del gas russo,«siamo pronti a bruciare tutto quello che possiamo per mantenere la nostra gente al caldo e produrre elettricità», con un chiaro riferimento al carbone. Una presa di posizione politicamente pesante, visto che dal primo luglio la Repubblica Ceca subentrerà alla Francia nella guida del Consiglio Ue. Infine, l’Italia, dove gli ultimi dati del Ctem, Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del sistema gas naturale, hanno indotto il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ad acquistare carbone «in via prudenziale, per massimizzare l’attività delle centrali, in vista dell’embargo sul carbone di provenienza russa».

Oltre che sul carbone, la Germania ha spezzato una lancia a favore dei motori a combustione, la cui produzione in Europa dovrebbe cessare a partire dal 2035. Un divieto previsto dal piano «Fit for 55» e approvato di recente dal Parlamento europeo, che però «il governo tedesco non intende rispettare». Lo ha detto chiaro e tondo, a sorpresa, il ministro delle Finanze, Christian Lindner, liberale, parlando alla Giornata dell’industria, organizzata a Berlino dalla Bdi, Federazione dell’industria tedesca. A sostegno del no, Lindner ha sottolineato che «alcune regioni del mondo non sono ancora pronte per l’auto elettrica»; inoltre, con un simile divieto, «il motore a scoppio non potrebbe essere sviluppato ulteriormente, almeno in Europa e in Germania, e questo sarebbe un errore».

Su questo punto la coalizione semaforo (Spd, Verdi, Liberali) che governa la Germania si è immediatamente divisa: i Verdi si sono detti in disaccordo con Lindner e favorevoli al blocco Ue dei motori a scoppio nel 2035. Ma Lindner, con tutta evidenza, ha portato alla luce ciò che pensa una parte significativa dell’industria tedesca dell’auto, da tempo non convinta sulla sostenibilità di una conversione così rapida all’auto elettrica, in quanto per ammortizzare i costi industriali servirebbero almeno dieci anni in più, il tempo necessario agli utenti per cambiare due modelli.

Da qui il tentativo di Lindner di riaprire i giochi: a suo avviso, il motore a combustione dovrebbe essere mantenuto per determinate nicchie di mercato, tanto più se si considera che “una permanenza dei motori a diesel e benzina non potrebbe mettere a rischio la leadership tedesca nel campo delle auto elettriche”. Il problema sollevato da Lindner riguarda anche l’Italia, dove la fine del motore a scoppio cancellerebbe 70mila posti di lavoro. Ma nessun leader politico, finora, sembra essersi posto il problema, che andrebbe affrontato in anticipo, facendo squadra con la Germania, e non dopo, come al solito.

Fonte: italiaoggi.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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