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Totoministri, agli Interni in pole Piantedosi e al Mef Siniscalco. Per la Salute avanza Rocca

Un governo «il più autorevole e di alto profilo» possibile. Per Giorgia Meloni ormai è un mantra. E pure se il muro del silenzio che si è costruita attorno non sembra infrangersi, quello della competenza è un diktat che viene sbandierato senza difficoltà da tutti i suoi luogotenenti. Anche perché, si ragiona attorno alla leader che ieri ha riunito il consiglio allargato di FdI, questa è la chiave di volta «con cui Giorgia pensa di poter scardinare qualunque problema politico». Tradotto: se la figura prescelta per un ministero è inattaccabile non potranno lamentarsi né la Lega, né Forza Italia, né gli stessi fedelissimi di Fratelli d’Italia che speravano in una posizione “nobile” (ieri in ogni caso le hanno confermato il loro pieno mandato). Di conseguenza meglio che Silvio Berlusconi e Matteo Salvini si mettano l’anima in pace perché nel prossimo esecutivo i tecnici, puri o di area, saranno preponderanti. Solo due per la prima categoria. Minimo tre (in quota FdI) per la seconda. «Sarà un governo politico perché eletto dal popolo e con una chiara impronta politica che è quella del centrodestra» ha chiarito infatti la leader ai 24 componenti del consiglio nazionale convocati in mattinata a via della Scrofa. «Questo significa che non sarà composto per risolvere beghe interne di partito o proponendo qualsiasi nome o per rendite di posizione». Un avviso a tutti gli effetti ai vari Salvini (che punta i piedi per il Viminale) e Licia Ronzulli (finita al centro di una polemica tutta azzurra perché causa del rallentamento delle trattative con le sue richieste). «Sono io a metterci la faccia» chiosa Giorgia, e sarà lei ad avere l’ultima parola. Tant’è che un politico navigato come Maurizio Lupi, capo della quarta gamba della coalizione vincente e considerato quasi certo ai Rapporti con il Parlamento, ieri ha liquidato la faccenda: «Nessuno è sicuro di niente». 

I TECNICI 

Il metodo però è ormai chiaro. Le prime caselle che andranno a riempirsi saranno quelle dei tecnici cosiddetti puri, ovvero non eletti. E se per l’Interno lo standing giusto sembra essere stato individuato nel prefetto di Roma Matteo Piantedosi (che supera anche l’ex prefetto di FdI Giuseppe Pecoraro), per l’Economia la partita è aperta. Sul membro del board Bce Fabio Panetta, corteggiato da Giorgia, si dice tutto e il contrario di tutto. Per qualcuno FdI gli avrebbe strappato una disponibilità di massima. Per qualcun altro invece – segnatamente Bloomberg – il rifiuto sarebbe netto. Le alternative del resto non mancano e sono autorevoli: l’ex ministro Domenico Siniscalco e, in risalita, l’attuale amministratore delegato di Cdp Dario Scannapieco (considerato vicino a Mario Draghi e con il vantaggio di liberare la guida di Cassa depositi e prestiti per qualche fedelissimo meloniano). Dovrebbero però finire qui i ministri esterni. Per tutte le altre figure si attingerà al bacino dei partiti. In primis proprio tra gli eletti di Fratelli d’Italia che, trapela, ha in mente di riservarsi Giustizia, Difesa e Salute. In questo caso le caselle potrebbero riempirsi con l’ex magistrato Carlo Nordio (l’alternativa, a questo punto in seconda linea, è la leghista Giulia Bongiorno, destinata alla Pa), con il presidente del Copasir Adolfo Urso o l’altro fedelissimo meloniano Edmondo Cirielli (politico di lungo corso e ufficiale dei Carabinieri in congedo parlamentare).

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Più defilato Ignazio La Russa, che però potrebbe indossare i galloni della seconda carica dello Stato come presidente del Senato (alla Camera in corsa per il Carroccio Riccardo Molinari e Giancarlo Giorgetti). Alla Salute invece potrebbe approdare un supertecnico come Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa internazionale. Alternativo l’ex dirigente Ema Guido Rasi. Se questo schema dovesse essere confermato agli Esteri (per cui pare defilarsi Elisabetta Belloni, anche per non “aprire” a nuove contese la casella del Dis, mentre sale Giampiero Massolo) una candidatura autorevole è quella del coordinatore di FI Antonio Tajani, papabile anche come vicepremier assieme al segretario leghista. La Lega poi punta all’Agricoltura – rifiutata da Salvini – per Gian Marco Centinaio, alle Infrastrutture per Edoardo Rixi e agli Affari Regionali per Erika Stefani (tutte caselle per cui è forte anche la candidatura dell’azzurro Alessandro Cattaneo). Per l’Istruzione reclamata da Ronzulli, in corsa i tecnici leghisti Mario Pittoni e Giuseppe Valditara e anche l’ex capogruppo di FI Anna Maria Bernini. Ronzulli però potrebbe essere destinata alla Famiglia, per cui è forte anche il nome di Lavinia Mennuni di FdI.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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