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“Torniamo in mare”. Ong pronte a ripartire, ma il governo ha un piano per fermarle

Le Organizzazioni non governative non si arrendono e assicurano che a stretto giro riprenderanno le proprie attività in mare. E chissà, magari tornando alla carica per pretendere di attraccare in un porto italiano e far sbarcare tutti i migranti a bordo. È questione di pochi giorni: il tempo di riorganizzarsi e ripartire per fare ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Le Ong sono determinate nel proseguire il loro compito, ma ora hanno necessità di recuperare forze e di rinnovare gli equipaggi. Il governo italiano però sta studiando un piano anti-sbarchi.

Le Ong tornano alla carica

Come riferito da Open, garantiscono che “tempo pochi giorni e saremo di nuovo in mare“. Ad esempio la Ocean Viking tra qualche tempo potrebbe partire dopo lo scontro tra Italia e Francia proprio per le 230 persone che alla fine sono state fatte sbarcare al porto di Tolone. Alessandro Porro, presidente di Sos Mediterranee Italia, ha confermato l’intenzione di ripartire in seguito alle “opere di cantierizzazione che avevamo in programma già da tempo“.

Hannah, da due anni a capo del team medico di Sos Mediterranee, nell’intervista a La Repubblica ha rimarcato che “il prima possibile” si tornerà in mare. Ma ha messo le mani avanti, avvertendo che lo sbarco in Tunisia non sarebbe possibile dal punto di vista della sicurezza: “Perché dovrebbe avvenire sotto costrizione e noi rifiutiamo categoricamente di mettere a rischio la sicurezza di naufraghi, equipaggio e nave“.

Per la Geo Barents stanno arrivando nuovi membri dell’equipaggio e si stima che – dopo il training a bordo e i controlli del caso – si possa ripartire in breve tempo. Il portavoce Riccardo Gatti ha voluto sottolineare che sono sempre state rispettate le leggi interazionali, specificando comunque che “riguardano prioritariamente i governi degli stati nazionali chiamati ad applicarle“.

Nei prossimi giorni è attesa la partenza della Open Arms 1 da Barcellona. Valentina Brinis, advocacy officier, ha confessato che si guarda “con preoccupazione” anche al processo penale con Matteo Salvini. E, pur comprendendo le richieste di coinvolgere l’Unione europea, ha chiesto a gran voce di “farlo a terra non mentre ci sono vite da salvare“. Wasil Schauseil di Sos Humanity sostiene che non si può portare ad affermare “che chi affaccia sul Mediterraneo ha il diritto di non soccorrere più“.

Il piano del governo

All’orizzonte però si profila un nuovo braccio di ferro tra le Ong e il governo italiano, che intende partorire una serie di nuove norme per limitare gli sbarchi sulle nostre coste. Come spiegato da Pasquale Napolitano su ilGiornale in edicola oggi, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha in mente una strategia ben precisa. La rotta tracciata si muove su quattro direzioni: rafforzare il codice di condotta per le Ong, garantire ricollocamenti tra i Paesi Ue, varare un piano da 100 miliardi per il Nordafrica e un vertice Ue tra i ministri dell’Interno e degli Esteri.

Il ministro Antonio Tajani lo ha ribadito ieri in occasione del Consiglio Ue degli Affari esteri. Il vicepresidente del Consiglio, interpellato poi su cosa potrebbe accadere prossimamente con la gestione dei migranti sulle navi delle Organizzazioni non governative, ha fatto sapere che si valuterà “caso per caso” perché “ogni fatto è diverso dall’altro“. Certamente le Ong sono state invitate a “rispettare determinate regole“.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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