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Tornare a fare sport dopo Covid-19: come allenarsi (con gradualità)

S i può tornare a svolgere attività fisica in sicurezza dopo essersi ammalati di Covid-19? Quali sono i passi giusti da seguire senza rischiare di esagerare? Per molti pazienti il ritorno a una vita normale è un percorso lento, atleti compresi. Inoltre, dopo un lungo periodo di inattività, può essere difficile, anche psicologicamente, rimettersi in moto. Chi ci prova a volte scopre di non essere in grado di svolgere un allenamento ai livelli precedenti alla malattia. «Quando tornerò come prima?» è una delle domande più frequenti tra chi è abituato a fare attività fisica e vorrebbe ricominciare ai ritmi pre-malattia. La parola d’ordine, per agonisti e non, è la stessa: gradualità. Non si tratta solo di un consiglio spinto dall’idea che sia normale, dopo un periodo di stop, rimettersi in moto con allenamenti progressivi. Sono proprio alcune caratteristiche di Covid-19, malattia subdola, a suggerire cautela.

Il pericolo delle miocarditi

«Ufficialmente due milioni e mezzo di italiani sono risultati positivi a Sars-CoV-2 con sintomi più o meno gravi e abbiamo visto che, anche dopo la guarigione virologica, alcuni pazienti continuano ad accusare affaticamento,dolori muscolari, calo della concentrazione, difficoltà respiratorie rendendo più tortuoso il ritorno alla normalità» commenta Gianfranco Beltrami, vicepresidente nazionale della Federazione Medico Sportiva Italiana. «Ma quel che è più preoccupante —avverte Beltrami — è che questa patologia può far insorgere miocarditi o pericarditi che perdurano anche a distanza dalla guarigione dei sintomi respiratori, sia in chi ha avuto sintomi importanti sia in chi si è ammalato in modo lieve. La miocardite è un’infiammazione del muscolo cardiaco che può, in alcuni casi, causare anche gravi aritmie o ridurre la funzione del cuore causando scompenso cardiaco. In alcuni casi l’interessamento cardiaco resta asintomatico e per questo va indagato a fondo, in particolare negli sportivi perché l’esercizio fisico, portando il cuore “su di giri” rende più pericolose le complicanze legate a un’infiammazione cardiaca, mentre il riposo favorisce la guarigione».


Visite e certificati

Proprio di recente il ministero della Salute ha rilasciato nuove linee guida indirizzate agli atleti agonisti non professionisti basate su un documento elaborato dalla Federazione Medico Sportiva Italiana, unica società scientifica accreditata nell’ambito della medicina dello sport, in cui sono elencate una serie di importanti raccomandazioni per il ritorno all’attività agonistica. Gli atleti che sono guariti da Covid-19 (accertato con tampone molecolare o presunto con sintomi compatibili) devono sottoporsi a visita medico- sportiva non prima di 30 giorni dalla guarigione senza attendere la scadenza del certificato. In base alla gravità dei sintomi accusati sono indicati una serie di esami in più rispetto alla tradizionale visita, proprio per indagare eventuali strascichi a livello cardiaco e polmonare. Ad esempio chi ha avuto un’infezione asintomatica o lieve dovrà sottoporsi a un test da sforzo massimale con monitoraggio Ecg e misurazione dell’ossigenazione prima, durante e dopo lo sforzo, l’eco-cardiogramma color-Doppler del cuore e un esame spirometrico per valutare gli scambi respiratori dei polmoni. A chi si è ammalato in modo «moderato» o ha dovuto essere ricoverato in ospedale va aggiunto l’Ecg Holter delle 24 ore. Tale esame andrà eseguito anche mentre si svolge un allenamento. Inoltre andranno eseguiti esami del sangue (che includono marcatori del danno cardiaco, quali la troponina, marcatori di infiammazione e coagulazione) e delle urine. Infine chi ha avuto la malattia in forma severa dovrà essere sottoposto, a discrezione del medico, a ulteriori accertamenti radiologici polmonari, come ad esempio la TC polmonare. Una volta ottenuta l’idoneità per tornare in attività l’atleta potrà riprendere gli allenamenti in modo graduale.

Gli atleti amatoriali

Gli atleti agonisti sono in questo modo più tutelati e controllati. Ma ci sono milioni di italiani che, pur non essendo tesserati agonisti, praticano attività sportiva. In questo periodo per l’emergenza pandemica gli impianti sportivi sono chiusi, nonostante ciò nei parchi moltissima gente corre, per le strade ciclisti si allenano, in montagna è consentito lo sci di fondo. «Non ci sono differenze tra un agonista o uno sportivo che la domenica corre 20 chilometri o fa sci di fondo» fa notare Beltrami «per questo il mio consiglio è che tutti coloro che praticano attività sportiva, anche amatoriale, e sono guariti da Covid-19, si rivolgano a un medico specialista in medicina dello sport ed eventualmente effettuare tutti gli accertamenti necessari per escludere patologie post-Covid che rendono rischiosa la pratica di attività fisica. A maggior ragione se si accusano affaticamento, dolori muscolari, affanno che tendono a non sparire». In aiuto di chi sportivo professionista o agonista non è, ma ama fare attività fisica, anche leggera, un gruppo di medici dello sport e fisiatri ha recentemente pubblicato sul British Medical Journal una serie di consigli pratici su come basare l’allenamento. L’opinione condivisa è che si dovrebbe riprendere il movimento non prima di sette giorni dalla fine dei sintomi, utilizzando un approccio molto graduale, aumentando progressivamente l’attività fisica fino a raggiungere i livelli pre Covid. Gli scienziati fanno riferimento alla scala di Borg che valuta la percezione soggettiva dello sforzo in relazione alla frequenza cardiaca. Il valore più basso della scala (6) corrisponde a circa a 60 battiti al minuto (nessuno sforzo) mentre il valore più alto (20) si riferisce al massimo sforzo possibile con 200 battiti al minuto (poco sostenibile). Fino al livello 11 è considerato esercizio leggero.

Lo schema dei sette giorni

Si può partire nei primi sette giorni con esercizi di respirazione,equilibrio, stretching leggero, camminata dolce con un livello 6-8 della scala di Borg, raggiungendo non oltre il 40 per cento della frequenza cardiaca massima. Nella settimana successiva si può incrementare l’attività con esercizi di yoga leggeri, piccoli lavori di giardinaggio o domestici, aumentando la durata di 10 minuti al giorno fino ad arrivare a camminare per 30 minuti senza superare il livello 11 della scala di Borg. Se si avvertono difficoltà respiratorie o altri sintomi sospetti è raccomandato fermarsi e rivolgersi al proprio medico per identificare le cause con ulteriori accertamenti.

Lavoro più impegnativo

In una terza fase inizia un lavoro più impegnativo, rapportato alle capacità acquisite prima della malattia con attività aerobica moderata come camminare a ritmo sostenuto, salire e scendere le scale, andare in bici, nuotare (quando si potrà). Si può cominciare con due sessioni da cinque minuti intervallati da un periodo di riposo. Se tollerato si possono aggiungere cinque minuti di lavoro al giorno. Nella scala di Borg non va superato il livello 14, corrispondente al 75 per cento della frequenza cardiaca massima. Con questo ritmo si dovrebbe essere in grado di mantenere durante lo sforzo una conversazione senza tuttavia rimanere senza fiato. Una volta che si riesca a lavorare per mezz’ora di seguito sentendo di aver pienamente recuperato entro un’ora ci si può spostare in fase 4, dove si aggiungono movimenti più complessi che interessano coordinazione, forza, equilibrio con esercizi come la corsa, compresi cambi di direzione e circuiti a corpo libero. Arrivati a questo punto si dovrebbe essere in grado di tornare ai livelli di esercizio pre Covid e si può riprendere un’attività regolare.

23 febbraio 2021 (modifica il 23 febbraio 2021 | 19:26)

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Fonte: corriere.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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