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Terremoto del Friuli, 46 anni fa il sisma che cambiò la storia

Sono passati 46 lunghi anni da quella sera afosa del 6 maggio 1976. Quarantasei anni di dolore, in primis, di rielaborazione del lutto, ma anche di riscoperta dell’orgoglio friulano attraverso quella ricostruzione che è diventata un vanto identitario per tutti i friulani.

Il terremoto, che da queste parti si chiama anche Orcolât, perché come un orco cattivo, all’improvviso, si è portato via quasi mille persone e ha distrutto interi paesi, ha tolto tanto, troppo, al popolo friulano. Un popolo costretto a piangere i suoi morti con la dignità tipica di queste terre, dove il pianto è debolezza e reagire è un imperativo.

Alle 21 di un 6 maggio insolitamente afoso e caldo, una scossa di magnitudo 6,4 devastò il Friuli con tutta la sua violenza, in poco meno di un minuto, cambiando il corso della nostra storia. Il terremoto si portò via 989 vite (questo il dato ufficiale, ma non definitivo), di cui 325 soltanto a Gemona, e provocò 2.607 feriti. L’area colpita interessò oltre 5.725 chilometri quadrati e coinvolse 137 Comuni, dei quali 98 in provincia di Udine, 36 di Pordenone, tre di Gorizia.

La zona a nord di Udine fu quella più distrutta. Majano, Buja, Gemona, Venzone, Osoppo, Magnano, Artegna, Colloredo, Tarcento, Forgaria i comuni più colpiti dalla tragedia, assieme alla fascia pedemontana. Case crollate, edifici piegati dalla forza implacabile del terremoto. E i morti, tanti morti, rimasti sepolti tra le macerie. Oltre 200mila le persone sfollate, rimaste senza casa.
Quelle successive alle 21 del 6 maggio, furono ore febbrili e disperate di lotta contro il tempo, nella speranza di cogliere ogni flebile segnale di vita delle persone intrappolate sotto le macerie. Molti, poi, morirono nei mesi successivi a causa delle ferite riportate, senza che tuttavia il loro decesso fosse annotato come conseguenza del sisma. 

Il terremoto, suo malgrado, ha dato modo al Friuli di ‘risorgere’ e ricominciare, divenendo un esempio per il mondo intero. La macchina dei soccorsi si è messa in moto immediatamente, nonostante il buio, la polvere, la mancanza di mezzi e l’incredulità per quanto accaduto.
I filmati dell’epoca, in bianco e nero come un vecchio film, testimoniano l’operosità di chi, seppur rimasto senza casa, si adoperò per portare aiuto e conforto ai feriti, agli anziani, ai bambini e alle persone in difficoltà.

La volontà di ricostruire, di ricominciare, è germogliata, spontanea, all’alba del giorno dopo. Il resto è storia. Storia della nostra gente, della nostra regione, di un Friuli orgoglioso che ha saputo accettare gli aiuti, sopraggiunti da ogni dove e da ogni luogo, a testimonianza di un legame speciale che i friulani hanno saputo crescere nel tempo con il mondo, forti anche della storia di migrazione che ha profondamente segnato la nostra regione.

Il 46esimo anniversario del terremoto sarà celebrato e ricordato, come da tradizione, con commemorazioni in molti paesi e Comuni del Friuli.
Uno dei motti di allora, che risuona ancora oggi orgogliosamente nell’occasione dell’anniversario, è “Il Friûl al ringrazie e nol dismentee”. La forza di un popolo e di una regione è racchiusa in questa frase, semplice quanto potente, che lega un passato che si fa ogni anno più lontano al presente.

Anche la nostra testata oggi vuole ricordare le vittime e tutti coloro i quali in quei giorni di morte e di dolore sostennero le comunità colpite, aiutandole nei soccorsi, ripropone ai lettori del Friuli.it la pubblicazione fotografica edita in occasione del quarantennale del sisma, nel 2016. Un volume fotografico da sfogliare con le immagini di quei giorni

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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