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Telecom, Palazzo Chigi lavora per una soluzione con Cdp garante dell’italianità della rete

Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia convocato per domenica pomeriggio sarà determinante per capire il futuro della principale società italiana di telecomunicazioni. L’amministratore delegato Luigi Gubitosi, messo alle strette dagli azionisti francesi di Vivendi e dalla maggioranza dei consiglieri indipendenti per gli scarsi risultati ottenuti e una serie di errori strategici, ha deciso di giocare la sua ultima carta facendo scendere in campo il fondo americano Kkr che nelle ultime ore ha depositato sul tavolo del presidente Salvatore Rossi una manifestazione di interesse per la società.

Ma in primo luogo sarà importante capire come questa mossa verrà recepita dai due grandi azionisti della società telefonica, cioé i francesi di Vivendi con in portafoglio il 23,7% e la Cassa Depositi e Prestiti con il 9,8%. E soprattutto la reazione del governo Draghi che ha potere di interdizione attraverso l’esercizio del golden power nel caso si venissero a minacciare interessi strategici del paese, come appunto il controllo della rete telefonica più estesa del paese. Secondo indiscrezioni di mercato gli americani di Kkr nei giorni scorsi avrebbero informato Palazzo Chigi della loro intenzione di entrare a piedi uniti nella partita Telecom attraverso un’offerta che potrebbe portare allo spezzatino della società, una sorta di scissione che divida la rete telefonica dai servizi commerciali di telefonia offerti. Tuttavia la reazione del governo si capirà con precisione soltanto alla fine del cda odierno, quando dovrebbe esserci una comunicazione ufficiale di Palazzo Chigi. Ciò che filtra, per il momento, è che il focus del governo continua a essere quella di mantenere se non incrementare attraverso Cdp e magari anche altri soggetti italiani una presenza importante nell’infrastruttura di Tim, che sarà determinante anche per il progetto Cloud di Stato e possibile destinataria dei fondi del Recovery Fund. Anche studiando architetture diverse rispetto a quella attuale ma che garantiscano l’italianità di una asset strategico come la rete. Insomma la voce di Draghi e del ministro Franco, che attraverso il Mef controlla la Cdp, saranno determinanti nelle prossime ore per capire quale indirizzo prenderà la Telecom.

Alla luce di questi punti fermi il cda di oggi potrebbe essere un punto di chiusura verso gli americani e la attuale gestione o di partenza di future trattative. Nelle ore successive alla convocazione straordinaria del cda di oggi è già trapelato un forte malessere dei francesi che hanno negato di essere coinvolti nell’operazione e anche di avere allo studio contromosse con altri fondi internazionali come Cvc. La riunione di oggi rischia quindi di diventare un regolamento di conti con Gubitosi per non aver messo al corrente il cda delle trattative con Kkr, e nel mirino di Vivendi potrebbe entrare anche il presidente Salvatore Rossi.

Ma allo stesso tempo gli organi societari dovranno comunque esaminare le richieste degli americani, che secondo le ultime indiscrezioni potrebbe essere semplicemente una manifestazione di interesse a trattare per quattro settimane. Sì ma a trattare che cosa? L’ipotesi più gettonata negli ambienti finanziari è quella di una scissione, ventilata nelle settimane scorse anche da diversi analisti tra cui quelli di Ubs, che viene vista dal mercato come l’unica operazione che possa far uscire Tim dal tunnel in cui si è infilata. L’idea di fondo è che la divisione del gruppo in due società, una con la rete al suo interno e una con i servizi commerciali alla clientela, farebbe emergere un valore che al momento è nascosto e che in pratica è rappresentato dal fatturato e dal margine aggiuntivo la stessa Telecom effettuerebbe utilizzando una rete terza e che al momento non è contabilizzato essendo parte di un unico gruppo. La società della rete autonoma potrebbe caricarsi di debito con una leva tipica delle società infrastrutturali, pari a oltre cinque volte l’ebitda, e dunque anche di personale, lasciando la ServiceCo con debito e dipendenti adeguati per concorrere con gli operatori di servizi telefonici. Questa è l’operazione a cui negli ultimi vent’anni tutti gli azionisti che si sono succeduti al comando della Telecom si sono opposti, da Colaninno a Tronchetti Provera, da Telefonica a Bolloré. Nelle prossime ore si saprà se nel novembre 2021 ha trovato un terreno più fertile. 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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