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Tebas: “Serie A, adesso è ora di crescere”

Il presidente della Liga: “Ci sono enormi margini di crescita, fate come noi e non vi servirà la Super Champions”. Anche Puyol e Casillas spiegano perché il modello spagnolo ha successo nel mondo

L’ultimo appuntamento del Festival dello Sport 2020, in edizione DigiLive dal Piccolo Teatro Strehler di Milano, che è stato un successo di visualizzazioni su gazzetta.it e ilfestivaldellosport.it, chiuso alla presenza del presidente di Rcs, Urbano Cairo, è un meeting in cui si parla spagnolo, con tre protagonisti della Liga dei Fenomeni. Javier Tebas, 58 anni, il n.1 della Liga dal 2013, rieletto nel 2019 e lo sarà fino al 2024; Iker Casillas, 39 anni, ex portiere del Real Madrid, Porto e della Roja, leader di sempre con 181 presenze in Champions; Carles Puyol, 42 anni, ex capitano e bandiera del Barcellona, 3 Champions vinte come Iker, insieme in nazionale, dove hanno vinto l’Euro ’08 e il Mondiale 2010. A guidare il dibattito il vicedirettore della Gazzetta Andrea Di Caro.

Mongolia e ghiacci

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Con Tebas la Liga ha preso il là all’inseguimento della Premier. Per avere un’idea, per la vendita dei diritti tv gli spagnoli incassavano nel 2013-14 circa 800 milioni di euro, nel 2018-19 erano già a 1831 e ora quasi a 1900. Apre Tebas: “Sì, ci siamo allargati finanche a Mongolia e Groenlandia, è un fatto simbolico non solo certo economico perché i ricavi da lì sono minimi, ma insomma da giugno la Liga si vede ovunque nel mondo. Prossimo obiettivo: vogliamo battere la Premier. Abbiamo sedi della Liga ovunque nel mondo, centinaia di persone che lavorano con noi. E’ importante essere presenti nei Paesi più popolati e ricchi per far promozione, per cercare di espanderci, per trovare sponsor locali che ci facciano crescere a livello economico. In 7 anni abbiamo moltiplicato i valori della Liga. A livello interno i proventi da diritti tv sono cresciuti da 236 milioni euro, quando arrivai io nel 2013, fino a quasi 800. Quelli internazionali sono lievitati da 550 a quasi 1200 mln”.

Verso l’Asia

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E allora cosa manca ancora rispetto alla Premier? “Abbiamo 35-40 milioni di abitanti – dice Tebas -non abbiamo tutto il pubblico della Gran Bretagna, quasi 70 milioni di persone. Questo conta per i diritti tv interni. E poi per esempio dobbiamo lavorare ancora sui mercati stranieri, come l’Asia, dove stiamo crescendo ma c’è ancora tanto da fare rispetto alla Premier”.

Con i campioni come Casillas e Puyol, Messi e Ronaldo, è più facile vendere la Liga all’estero… “Cristiano Ronaldo è andato va due anni fa ma non ce ne siamo accorti dal punto di vista economico. Messi? Spero che resti sempre nella Liga, non so se come uomo gli convenga andarsene, certo dal lato professionale potrebbe guadagnare anche di più, ma per come si trova bene a Barcellona… E noi comunque da sempre ci stiamo preparando all’uscita dei nostri migliori talenti, al ricambio generazionale. E’ già successo con Neymar e con Cristiano. Abbiamo contratti firmati già per i prossimi 4 anni e nessuno si è lamentato se Ney o Ronaldo se ne sono andati, non hanno chiesto soldi indietro. Anzi, siamo cresciuti nella vendita dei diritti. Perché ci son altri fattori che contano, oltre ai nomi dei giocatori. Abbiamo una tale stabilità che continuiamo tranquilli sulla nostra strada”.

No Superleghe

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Quindi preparati anche alla fuga di Messi. Interviene Puyol: “Hombre, come tifoso non vorrei mai che se ne vada, ora è rimasto, è molto motivato, spero che resti al Barça ancora molti anni”. E Puyol, da ambasciatore della Liga, aggiunge: “Sì, rispetto al mio debutto, la Liga è cresciuta a livello mondiale e globale, nel 2014 mi sono ritirato poi per la Liga ho viaggiato molto e con orgoglio dico che siamo cresciuti e siamo seguiti ovunque”. E Casillas interviene: “Tebas ha scommesso su questa rivoluzione totale del calcio spagnolo. Dalle telecamere negli stadi ai minimi particolari, ha curato tutto, e ora la Liga è una competizione molto attraente”. Un esempio per la Serie A? Risponde ancora Tebas: “La A ha enormi margini di crescita. Perché sono convinto che siano meglio i campionati nazionali che la Superchampions. Il sentimento di un torneo nazionale è unico, gare come Real-Atletico o Real-Siviglia hanno molti più telespettatori in Spagna che match di Champions come Dortmund- Juve. Ed è cosi pure in Premier o in Serie A. La Superchampions non è la panacea di tutti i mali, sono i campionati nazionali a restare i piu seguiti e quelli su cui bisogna lavorare di più. Credeteci anche voi italiani”. Parola di Tebas, Casillas e Puyol. I Fenomeni della Liga.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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