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Tamponi, 1977 persone testate non è degno del Piemonte

Mentre la seconda ondata di coronavirus si affaccia minacciosa sul Paese, il Piemonte mostra di non aver imparato nulla dalla prima. Siamo alle solite: non facciamo tamponi. E questo rischia di sottostimare la vera diffusione del contagio. E’ inutile stare lì a guardare quotidianamente l’aumento infinitesimale dei ricoveri di terapia intensiva. Quando le persone staranno male, torneranno a riempirsi: E come sappiamo i lavori di adeguamento negli ospedali non sono nemmeno partiti.

La situazione è identica a quella di quest’inverno, quando i medici dei reparti Covid non venivano testati ma Vip della politica e dello sport avevano corsie preferenziali. Nell’ultima giornata, quella del 13 ottobre, le strutture sanitarie piemontesi hanno testato appena 1.977 persone. Di cosa stiamo parlando? Tanto per rendere l’idea, nella stessa giornata la Lombardia ha testato un numero di persone quasi dieci volte superiore. Il Veneto, il nostro modello coreano dei tamponi a tappeto, ha riattivato le sue strutture facendo un balzo di 7.000 tamponi in un giorno e arrivando a farne 4 volte il Piemonte. Peggio di noi ci sono regioni marginalmente colpite dal virus: Marche, Abruzzo, Molise, Trentino Alto Adige, Basilicata.

Siamo lontani, molto lontani dalle dichiarazioni trionfalistiche dei mesi scorsi della Regione: 13.000 tamponi possibili al giorno, inaugurati laboratori di analisi mai entrati davvero in attività, milioni in tecnologia acquistata a rimasta sotto il cellophane in attesa di personale che possa farla funzionare.

Uscendo dalla Fase 1 le indicazioni del governo erano chiare: dopo il lockdown la strategia doveva essere quella di individuare i focolai e tracciare i contatti dei positivi in modo da arginare subito la diffusione del virus. Ma un sistema di questo tipo può funzionare solo con modelli organizzativi della sanità distribuiti sul territorio e con capacità di processare tamponi in numero e velocità tali da evitare che la situazione sfugga di mano. Le altre regioni si stanno adeguando, anche il Lazio e quelle del Sud che in qualche modo erano state solo sfiorate dalla prima ondata. In Piemonte siamo tornati al contagocce.

Per capire quanto questa condizione sia potenzialmente pericolosa basta fare un confronto con la popolazione residente. Dal 1° settembre al 13 ottobre il Piemonte ha testato una persona ogni 37 abitanti. Siamo al penultimo posto in Italia. Peggio di noi si trovano solo le Marche con una persona testata ogni 40 abitanti.

Se pensate che la differenza è minima, provate a considerare questo: il Lazio, che ha testato una persona ogni 15 abitanti, ha monitorato 267mila persone in più del Piemonte. Duecentosessantasettemila persone che girano sicure di non avere il Covid oppure, se positive, sono isolate. Quando hai il 60% dei positivi asintomatici, come accade nella nostra regione, non è proprio una sicurezza da poco. Senza un monitoraggio serio del territorio avremo per le prime settimane numeri più bassi rispetto alle altre regioni, ma alla fine i nodi verranno al pettine. Gonfiare le terapie intensive e gli ospedali è un attimo, lo abbiamo scoperto sulla nostra pelle nei mesi scorsi. E questo crea non solo problemi ai malati di Covid ma anche a tutti quei pazienti che devono servirsi del sistema sanitario per altre ragioni. Diversi studi hanno dimostrato che nel periodo di massima emergenza dell’inverno scorso sono aumentati i decessi per altre patologie. Un esempio emblematico sono le malattie cardiache, persone che se non vengono prese in tempo non riescono a salvarsi. Per questo il numero di decessi era completamente fuori norma rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

A fronte di tutto questo ci vorrebbe uno scatto di reni. Invece sembra che l’idea della politica sanitaria regionale vada in direzione opposta. Ieri sono stati cambiati i criteri per eseguire i tamponi in ambito scolastico. Se uno studente risulterà positivo ai familiari verrà effettuato il tampone solo nel caso in cui non ci sia la possibilità di metterlo in isolamento in casa. Per i compagni è prevista la semplice quarantena di 14 giorni. Per gli insegnanti spostamenti ristretti in caso di contatti casuali con il positivo e quarantena in caso di contratti stretti.

E’ pensabile continuare a far finta che i tamponi non siano necessari perché non siamo in grado di farli? E’ un errore già fatto in passato

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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