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Sul coprifuoco i Comuni contro il governo. Decaro: “È scaricabarile sui sindaci

“Nei momenti difficili le istituzioni si assumono le responsabilità e non le scaricano su altre istituzioni con cui lealmente dovrebbero collaborare. I sindaci sono abituati ad assumersi le loro responsabilità. Vorremmo che tutte le istituzioni facessero lo stesso”. A pochi minuti dalla fine della conferenza stampa con Conte ha annunciato nuove misure per il contenimento dei contagi da Covid-19, da alcuni sindaci italiani partono le contestazioni relative soprattutto alla disposizione secondo cui i primi cittadini potranno disporre coprifuoco locali a partire dalle ore 21 in vie e piazze dove si verificano assembramenti. Dopo le rimostranze dei primi cittadini, nel testo definitivo del Dpcm è però sparito il riferimento ai “sindaci” riguardo all’applicazione delle restrizioni citato dal presidente del Consiglio nel corso della conferenza stampa. Una scelta presa dopo le proteste dei primi cittadini, come ha spiegato il sindaco di Bari, Antonio Decaro: “I sindaci non possono controllare, per questo abbiamo preteso che sparisse dal testo del Dpcm la parola ‘sindaco’”.

Una modifica che sembra essere più formale che fattuale, visto che, a rigor di logica, spetterà comunque ai sindaci decidere se ordinare o meno la chiusura di specifiche aree dei Comuni italiani. Dubbio espresso anche dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori: “Nel testo definitivo è stato tolto il riferimento esplicito ai sindaci che c’era nella bozza, citato da Conte in conferenza stampa. Ma non si dice a chi competerebbero quelle misure, se ai sindaci, ai Prefetti, ai presidenti di Regione. Né con quali mezzi si possano attuare”. A togliere ogni dubbio è il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, parlando a RaiNews24: “Nel Dpcm c’era una norma che richiamava espressamente i sindaci. Quella norma è stata smussata. Detto questo, se c’è un quartiere da chiudere lo decidono i sindaci e non c’era neanche bisogno di inserirlo nle Dpm perché è già così”. Gli controbatte lo stesso Decaro: “Siamo abituati a prenderci tutte le responsabilità, ho scritto al prefetto e ci devono dire chi dovrà far rispettare l’ordine pubblico. Non è previsto nei decreti che la polizia locale si occupi del contrasto al Covid-19. Solo dopo il coordinamento del questore”.

È stato proprio Decaro, in quanto presidente dell’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), a far sentire per primo la propria voce: “Ci saranno le forze dell’ordine a controllare le aree pubbliche in cui sarà vietato l’ingresso e a riconoscere residenti e avventori dei locali? I cittadini non si sposteranno da una piazza a un’altra?”, si chiede Decaro. Poi attacca il governo perché, spiega, durante gli incontri in vista delle nuove misure non aveva mai parlato di questo aspetto. “Senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un Dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica. Questo non lo accettiamo”. E annuncia che le delegazioni dei primi cittadini non parteciperanno più alle cabine di regia con esecutivo e Regioni: “È stata commessa una scorrettezza istituzionale, non parteciperemo più a riunioni di regia perché tanto la presenza dei sindaci è inutile. Si incontrano i ministri con i presidenti di Regione e decidono in autonomia. Il governo decide senza tener conto delle esigenze locali”.

D’accordo con lui anche Gori, che su Facebook definisce la misura “inapplicabile”: “Nel testo del nuovo Dpcm, illustrato questa sera in tv dal Presidente del Consiglio Conte, si prevede che i sindaci dispongano dopo le 21 la chiusura di vie e piazze dove si possono creare assembramenti, fatta salva la possibilità di deflusso e di accesso per chi deve raggiungere esercizi commerciali o abitazioni private. È una previsione non concordata con i rappresentanti dei sindaci, mai discussa negli incontri che si sono tenuti con il governo fino a stamattina, e che i sindaci giudicano non realizzabile con le sole forze di polizia locale a loro disposizione. Condivido dunque la posizione del presidente dell’Anci, il sindaco di Bari Antonio Decaro, rilanciata in queste ore da moltissimi altri sindaci”.

Anche Dario Nardella, sindaco di Firenze, spiega su Twitter che “lasciare sulle spalle di noi sindaci la scelta delle zone dove imporre e controllare il coprifuoco è impossibile”. Mentre il primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, aggiunge che “l’esecutivo non può scaricare questa responsabilità dopo mesi durante i quali il ruolo delle amministrazioni locali è stato a dir poco sottovalutato. Se il governo valuta, come sembra che sia dal contenuto del Dpcm, che la situazione in Italia sia grave e stia ulteriormente peggiorando come in altri paesi d’Europa, si assuma le sue responsabilità come hanno fatto altri governi europei. Se si valuta la necessità di una sorta di lockdown notturno che somiglia molto al coprifuoco, il governo lo decreti e disponga chi, come e con quali forze deve effettuare i controlli. Basta con il gioco al massacro contro le amministrazioni locali”.

Quello del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, suona come un j’accuse: “Conoscendo la sensibilità istituzionale del presidente Conte e la coesione che deve caratterizzare questo difficilissimo periodo che vive la nostra Repubblica, non posso credere che si sia deliberatamente e dall’alto, senza consultare sul punto i sindaci d’Italia, scelto di scaricare su di noi una decisione non praticabile“, ha dichiarato. “L’effetto delle parole pronunciate dal presidente del Consiglio davanti a milioni di italiane e italiani – aggiunge – sarà quello di lasciare ancora una volta i sindaci con il cerino in mano. Lo Stato sceglie, quindi, di puntare il dito per nascondere quello che non si è fatto, in tante parti del Paese, per rafforzare la rete territoriale di sanità pubblica”. E dice di provare “amarezza, sconforto e delusione per uno Stato che non ha la sensibilità, la volontà e la lungimiranza di mettere al centro i suoi cittadini e chi li rappresenta, a mani nude, sul territorio, con poche risorse umane e spesso senza un euro. Dopo 9 mesi dallo scoppio della pandemia è un segno di debolezza e mancanza di lucidità dello Stato non riuscire a garantire il controllo del territorio e scaricarlo sui sindaci che spesso non hanno né personale né soldi per pagare straordinari”.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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