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Su mamma Giorgia da noi nessuna critica, soltanto cronaca

Sgombriamo il campo dagli equivoci, alimentati ad arte da una narrazione vittimista che mal si addice alle forze politiche che governano il Paese. Giorgia Meloni ha il diritto di fare la madre come ritiene: di portare la figlia con sé ai vertici internazionali, di non farlo, di tenerla in ufficio, di mandarla a scuola, di affidarla a una tata, di vederla il più possibile, di non vederla per lunghi periodi. Ogni scelta che farà è una scelta lecita che non compromette il suo lavoro e la sua funzione. Sono le basi. Essere una madre e lavorare al tempo stesso dovrebbe essere la norma, nei Paesi civili, e invece qui da noi è ancora considerata una stranezza, un «di più». E non solo per un retaggio culturale, ma anche perché oggettivamente in Italia non è mai stato fatto abbastanza perché lavoro femminile e maternità potessero essere conciliati al meglio. Il fatto che il Paese sia indietro, però, non significa che debba esserlo la premier.

Il premier e il viaggio di Ginevra a Bali: “Faccio la mamma come voglio”

Con il primo articolo che si è occupato della questione, firmato da Assia Neumann Dayan, La Stampa non ha in alcun modo criticato la scelta di Meloni: si è limitata a raccontarla, ricordando le parole della stessa presidente del Consiglio, che prima ancora di essere eletta lo aveva detto: «Farò di tutto per stare con mia figlia, le madri si organizzano sempre». Questo in realtà non è vero per molte, perché molte non riescono a farlo, possono avere difficoltà oggettive, ma è vero per tante ed è uno dei modi in cui si vive la maternità in Italia: facendo i salti mortali. Da «sinistra», o supposta tale, l’articolo di Assia è stato attaccato con l’accusa di voler creare un’eccessiva empatia con la premier. Una sciocchezza che non merita commento. Da destra, il ragionamento è opposto: ne parlate per criticare, vergogna. Oggi alla «batteria» – i comunicati in serie prodotti da Fratelli d’Italia – si è unito perfino il ministro della Difesa Guido Crosetto: «A titolo informativo anch’io cercherò di coniugare l’impegno istituzionale con la vita privata cui ho diritto. Quindi darò il massimo per servire l’Italia e continuerò a essere padre, marito, figlio».

Se mamma Giorgia va a Bali con Ginevra

Ripetiamo a Crosetto quel che pensiamo per Meloni: ci mancherebbe. La costruzione mediatica che la destra cerca di fare è quella di una «sinistra» – non si capisce bene chi – secondo cui una donna che lavora deve lasciare i figli a casa e non può liberamente scegliere cosa fare in occasioni di assenze più o meno lunghe. Solo che, come al solito, si vede la reazione ma non si vede l’azione. Quale sinistra avrebbe lanciato questi attacchi? Su Twitter viene postata a riprova un’intervista video di Furio Colombo che faceva delle critiche più ampie, ma che comunque immagino nessuno possa considerare «la sinistra».

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E quindi, sempre per uscire dagli equivoci, raccontare non è criticare. Né Palazzo Chigi né i partiti della maggioranza possono decidere cosa i giornali debbano descrivere e cosa no quando si tratta di eventi pubblici e quando chiaramente questo non lede ambiti tutelati dal diritto alla privacy. Una cosa però si può fare: Meloni può chiedere alla stampa di proteggere ulteriormente la riservatezza della figlia. Può chiedere ai cronisti che la seguiranno nei viaggi di Stato di non metterla sotto i riflettori, di tenerla al riparo dal racconto. Perché è vero, è la prima premier donna ed è la prima ad avere una bambina piccola che intende portare spesso con sé. Sono certa che questo patto, se esplicito, sarebbe rispettato da tutti. Così com’è giusto non pubblicare il volto di Ginevra e tutelare il più possibile la sua riservatezza. Non è una questione di empatia, è una questione di correttezza. Se a destra venisse ricambiata non lanciando accuse a caso, sarebbe un passo avanti. A meno che a servire mediaticamente non siano proprio quelle accuse lanciate a caso, ma questa è un’altra storia e qui si vuol credere non sia così.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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