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Stop allo sport, “Questo è accanimento verso i dilettanti”

Un colpo ben assestato ai danni dello sport locale. Il Dpcm entrato in vigore nella giornata di ieri, valido fino il prossimo 13 novembre, si abbatte come mannaia sul mondo dello sport provinciale, soprattutto quello giovanile. Di fatto sono state sospese, oltre alle competizioni a livello provinciale, le attività sportive dilettantistiche di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto: allenamenti sì, ma solo in forma individuale, mentre non sono consentite gare e competizioni. La cosiddetta attività di base riguarda i tesserati e le tesserate di età compresa tra i 5 e 12 anni, divisi nelle categorie Piccoli Amici, Primi calci, Pulcini ed Esordienti e ha carattere eminentemente promozionale, ludico e didattico ed è organizzata su base strettamente locale. Chi quindi non scenderà in campo domenica prossima? Come comunicato dal Comitato regionale Figc, al momento è consentita l’attività regionale dilettantistica, compresa la Seconda categoria (le squadre polesane in Seconda sono 18), e giovanile agonistica (Giovanissimi, Allievi e Juniores sempre regionali), mentre per quanto riguarda l’attività provinciale è sospesa dalla Terza categoria ai Giovanissimi. Interrotta, infine, l’attività di base, restando la possibilità di allenamento come definito dal protocollo Figc.

Certo è che il colpo di mannaia è stato “ben” assestato e a pagarne il prezzo sono i settori giovanili che dovrebbero, in ogni sport, essere la punta di diamante per costruire un movimento sportivo nazionale di prim’ordine. E non parliamo solo al fine di ottenere risultati prestigiosi, ma soprattutto a livello formativo ed educativo. Dopo sette mesi di blocco si è dato il via libera alla nuova stagione con le associazioni e le società che hanno fatto i salti mortali per adeguarsi ai protocolli, affrontando ogni difficoltà. Passati neanche due mesi dal via e arriva la doccia fredda, un’altra, che rischia di essere il colpo finale, e definitivo, per molte società ed associazioni sportive. Di fatto sono i ragazzi più giovani a subire a cascata gli effetti di questo nuovo Dpcm che consente solamente, come detto, le competizioni dilettantistiche dalla Seconda categoria fino alla Serie D.

Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia, ha reagito con queste parole, chiare e senza bisogno di interpretazioni: “Siamo preoccupati perché impedire lo sport soprattutto a bambini e ragazzi equivale a creare un forte squilibrio tra una socialità organizzata e quella disorganizzata, quella che porterà migliaia di giovani a vivere il proprio tempo libero senza regole e senza responsabilità, a differenza di ciò che avrebbero potuto garantire le società sportive dilettantistiche che hanno investito risorse e mezzi per consentire la ripresa in sicurezza delle attività sportive. Trovo grave considerare lo sport un’attività non essenziale”. Gli fa eco il presidente della Figc Veneto, Giuseppe Ruzza, che chiaramente afferma: “Che differenza c’è tra l’attività provinciale e regionale? Sono molto arrabbiato perché le società dovrebbero essere ‘pagate’ per l’impegno che svolgono quotidianamente. Non possiamo togliere questa gioia ai nostri ragazzi, lo trovo un provvedimento ‘razzista’ visto che di fatto pone la differenza tra chi gioca nei regionali e chi nei provinciali. Un vero e proprio accanimento verso il calcio dilettantistico”.

A porsi delle domande sulla decisione è anche il delegato regionale Figc, Argentino Pavanati, che afferma: “Siamo certi che il problema sia lì? Le società, soprattutto a livello giovanile, si sono allineate ai protocolli e li rispettano nei minimi particolari. Io sono convinto che il ‘male’ non sia lì, pensiamo infatti all’organizzazione dei trasporti, ad esempio. Le regole sicuramente vanno rispettate, ma le conseguenze di alcune decisioni pesano e peseranno sul mondo sportivo giovanile e non solo”. Perché la passione che ci mettono le associazioni e le società, a partire da quelle più piccole, sono sempre andate oltre gli ostacoli con mille sacrifici. Tutto per tenere vivo il mondo dello sport, cuore pulsante che unisce dalla comunità più piccola a quella più grande. E allora non si può dirgli che non svolgono un’attività essenziale… no, questo proprio no.

Fonte: polesine24.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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