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Sport, Spadafora spiega il dpcm: “Allenamenti sì, ma solo in forma individuale”

Ha passato i minuti immediatamente precedenti alla conferenza stampa del premier Conte facendo un pressing estenuante. Il ministro Spadafora non voleva arrendersi alla linea Franceschini-Speranza, quella per la chiusura dello sport dilettantistico. Alla fine ha strappato un’apertura a metà, che permette alle scuole calcio di non chiudere, ma impedirà a 600 mila ragazzi di giocare a calcio: potranno farlo ovviamente al parco, fuori da regole e da controlli, aumentando semmai i rischi.

I dubbi dello sport

Certo nei primissimi minuti dopo la conferenza stampa di Conte, tra i vertici dello sport italiano è partita una raffica di telefonate: nessuno aveva chiarissimo cosa intendesse il premier quando parlava di stop alle competizioni dello “sport di base” per le discipline di contatto. Per questo forse il ministro Spadafora ha deciso di utilizzare la propria pagina facebook: per spiegare il senso di un dpcm che non ha soddisfatto la Lega Nazionale Dilettanti del calcio, per fare un esempio. Ma di cui lui, il ministro, si dice soddisfattissimo: “Proseguono partite e gare sportive dilettantistiche a livello regionale e nazionale, mentre per il livello provinciale, società e associazioni sportive ed enti di promozione proseguiranno gli allenamenti degli sport di squadra ma solo in forma individuale, come le squadre di Serie A all’inizio della fase due”, la spiegazione di Spadafora.

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Chi si ferma?

Insomma, proseguono i campionati nazionali (ad esempio, la Serie D del calcio) e quelli regionali (eccellenza, promozione, prima categoria, permangono dubbi interpretativi sulla seconda categoria). Ma i ragazzi che giocano nelle giovanili dovranno fermarsi. Le tante polisportive che organizzano tornei, di qualunque sport, devono interromperli, perché le competizioni a livello provinciale sono vietate. E anche circoli, palestre e centri sportivi, pur restando aperti, dovranno cambiare molto, visto che lo sport amatoriale “di contatto” (sono 102 discipline) saluta per almeno un mese. E per chi in palestra va a svolgere attività sportiva, niente più combattimenti di karate o judo, niente allenamenti col pallone per basket o pallavolo, niente nuoto sincronizzato in gruppo, niente pallanuoto, solo per citare alcuni esempi, visto che sono tutte discipline ritenute “di contatto”. I corsi continueranno, ma solo con allenamenti “individuali”, ossia a distanza, senza contatti tra gli sportivi. “Per fare un esempio – continua il post di Spadafora – la squadra di una scuola calcio di giovanissimi o pulcini potrà continuare ad allenarsi, ma senza giocare partite”.

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“Nessun focolaio nelle palestre”

Per il ministro si tratta di “una scelta di buon senso”, perché “abbiamo chiesto già tanti sacrifici al mondo dello sport, tra i settori più colpiti dall’epidemia, e soprattutto abbiamo chiesto ai gestori investimenti cospicui per il rispetto doveroso di rigide misure. Del resto, nessuna evidenza scientifica denuncia focolai in relazione all’allenamento individuale nei luoghi controllati. Sarebbe stato peggio spingere migliaia di appassionati e di giovani nei parchi cittadini piuttosto che proseguire in luoghi che rispettano regole e protocolli”. Un rischio probabilmente ridotto, ma non certo scongiurato.

Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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