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Sport e green pass

Il presente scritto trova giustificazione dalla necessità di comprendere dopo la pausa estiva e la ripresa delle attività sportive, come la nuova normativa sul green pass si applica negli incontri sportivi. Notevoli dubbi sono intervenuti dopo che è stato emanato il

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del 23 luglio, all’articolo 6 prevede l’obbligo di Green Pass in “piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, limitatamente alle attività al chiuso”, dal 6 agosto scorso in poi. Chi ha più di 12 anni deve esibire la certificazione verde, cartacea o digitale, per nuotare in vasca o allenarsi in sala.

Oltre al Pass, bisogna rispettare sempre i protocolli per lo sport di base: la misurazione della temperatura all’ingresso degli impianti, l’obbligo di mascherina nei locali chiusi e negli spogliatoi (tranne quando si fa la doccia o durante la nuotata e l’allenamento vero e proprio) e tra un esercizio e l’altro, due metri di distanza da ogni altro atleta mentre ci si allena e 7 metri quadrati per ogni nuotatore in vasca.

Queste le regole generali. autocertificazione che consentirà di accedere solo in quelle aree, ferma restando l’impossibilità di accedere agli spogliatoi o al bar.

Quando il green pass è obbligatorio

Elemento essenziale per l’applicazione della precitata normativa è capire se per lo svolgimento di attività in ambito sportivo sia obbligatorio – o meno – il green pass, occorre distinguere sulla base dei seguenti elementi:
– attività all’aperto oppure al chiuso
– attività sportiva di squadra oppure individuale
– attività svolta dagli atleti (pratica sportiva) oppure attività svolta dal pubblico (partecipazione a eventi e competizioni sportivi)
Sulla base di tali distinzioni, è possibile comprendere le situazioni in cui vi è obbligo di green pass, con i seguenti distinguo:
– partecipazione del pubblico agli allenamenti (all’aperto): l’allenamento non è una “manifestazione / evento sportivo”; si ritiene pertanto che l’obbligo non sussista, ma si segnalano sul punto opinioni divergenti in dottrina: sul punto sarebbe auspicabile un ulteriore chiarimento
– ove, per maggiore tutela dei propri atleti, i dirigenti ritenessero di richiedere comunque il green pass anche ove non obbligati, è considerato comunque un comportamento virtuoso.

Green pass e calcio

Nel mondo del calcio, tuttavia, la Figc aveva inizialmente previsto un tampone per tutti gli atleti, anche quelli provvisti di pass, a tutti i livelli. Ma poi, dopo numerose proteste del mondo dilettantistico, lo scorso 19 agosto c’è stato un passo indietro e ora la situazione è la seguente:

– per le attività dilettantistiche e giovanili agonistiche di livello regionale e provinciale (non di interesse nazionale) lo screening iniziale con tampone prima del raduno è facoltativo per i soggetti in possesso del Green Pass o Certificazione verde Covid-19;

– Al contrario, tale attività di monitoraggio si conferma obbligatoria per tutti i componenti del gruppo squadra, indipendentemente dal possesso o meno della Certificazione verde Covid-19, per le attività agonistiche dilettantistiche e giovanili di livello nazionale o comunque riconosciute dalla Federazione “di preminente interesse nazionale” – campionati di Eccellenza maschile e femminile e Serie C di Calcio a 5 maschile e femminile – o relative alle fasi finali nazionali di competizioni regionali;
– L’attività iniziale di screening “rimane obbligatoria per tutti i componenti del Gruppo Squadra (giocatori, allenatore, staff), indipendentemente dal possesso o meno della Certificazione verde Covid-19 per lo svolgimento di attività agonistiche dilettantistiche giovanili di livello nazionali o comunque riconosciute di preminente interesse nazionale dalla Federazione o relative alle fasi finali di competizioni nazionali”;
– Per gli allenamenti, anche se svolti parzialmente al chiuso, “considerata la frequente necessità di utilizzo di spazi e sale al chiuso per i quali è obbligatoria la Certificazione verde è necessario un tampone molecolare o antigenico entro le 48 ore precedenti ciascuna seduta di allenamento per i non vaccinati e non guariti, e per i soggetti non vaccinati con l’intero ciclo vaccinale”.

Green pass e pallavolo

Per la pallavolo è invece richiesto obbligatoriamente il Green pass, trattandosi di attività al chiuso, fino alla categoria under 13. Dunque chi non è vaccinato può presentare uno screening negativo risalente a massimo 48 ore prima.

La serie A e B sia maschile che femminile ha introdotto l’obbligo di un tampone 48/72 ore prima della ripresa degli allenamenti e delle competizioni.

Dalla serie C in giù è raccomandato un tampone molecolare o antigenico 72/48 prima del giorno fissato per la ripresa dell’attività sportiva. Mentre prima delle competizioni il tampone diventa obbligatorio, ma solo per tutti quelli che non hanno il Green Pass in corso di validità.

Green pass e basket

I bambini sotto i 12 anni, al momento esclusi dalla campagna vaccinale, non hanno alcun obbligo di Green Pass. Per i corsi di mini-basket, basta un’autocertificazione compilata dai genitori.

Chi ha più di 12 anni invece deve avere invece la Certificazione verde o dimostrare di essere negativo a un tampone fatto negli ultimi 7 giorni.

Ulteriori precisazioni

In zona bianca e all’aperto è possibile svolgere attività fisica senza esibire alcun documento (anche se è obbligatorio per accedere a bagni, spogliatoi e altre strutture al chiuso). Per le attività in palestra e al chiuso è sempre necessario.
Per tutti naturalmente servirà, come è sempre stato, il certificato medico per lo svolgimento delle attività agonistiche (chi ha contratto il Covid dopo l’effettuazione del certificato dovrà ripeterlo).
Allenatori e dirigenti sono naturalmente tenuti a seguire tutti i protocolli di sicurezza (come i ragazzi e i bambini) stabiliti per legge (mascherine nei luoghi chiusi, distanziamento sociale, igiene delle mani…). In questo caso, trattandosi di maggiori di 12 anni, il Green pass diventa quasi indispensabile.

Conclusioni

Non tutti i passaggi “sull’obbligatorietà” dei tamponi e Green pass sono chiarissimi. Le varie società, infatti, li stanno già interpretando diversamente soprattutto per quanto riguarda lo “screening iniziale” che prevede i tamponi per tutti (vaccinati e non). Alcune società lo stanno intendendo come obbligatorio per tutti.
Molte società hanno sollevato il problema dei costi – tutti a carico delle società – ma anche l’inutilità di sottoporre a controlli atleti che poi non vivono in una bolla – come i professionisti – ma vanno a scuola, al lavoro, al ristorante, tutte occasioni in cui potrebbero contrarre il virus anche dopo aver effettuato il tampone.
In conclusione l’auspicio è soprattutto quello di poter riprendere lo sport nella quasi normalità, essendo il settore fortemente dilaniato dalla pandemia, nel dubbio, invece sulla necessità o meno del green pass, molti si stanno adeguando nel richiederlo anche per le attività e gli eventi all’aperto.

AVV. MARIA CARMELA CALLA’
Via Marconi I traversa
89044 – LOCRI
E – mail: [email protected],
Pec: [email protected]

Fonte: studiocataldi.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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