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Speranza, la lettera mai vista: “Se era un piano segreto, lei…”

Martedì 21 aprile, interno giorno. Ufficio del ministro della Salute. Roberto Speranza sfoglia il Corriere della Sera, arriva a pagina 11 gli si accappona la pelle. Lo immaginiamo così il momento in cui il ministro scopre l’avventata intervista rilasciata da Andrea Urbani, direttore generale della Prevenzione e membro importante del Comitato tecnico scientifico anti Covid. Uno choc cui segue per reazione una missiva di fuoco – che ilGiornale.it mostra in esclusiva – inviata al “caro Andrea” e che segna il primo atto della “strategia difensiva” del dicastero per riparare al vespaio di polemiche provocato dal suo direttore generale.

Per capire facciamo un salto indietro, come già ampiamente ricostruito nel Libro nero del coronavirus (clicca qui). Il 20 aprile, un giorno prima del patatrac, il Corriere della Sera pubblica un’inchiesta su “errori, omissioni e sottovalutazioni” che hanno accompagnato i primi mesi di pandemia. Nel pezzo si parla della (folle) decisione di bloccare i voli dalla Cina lasciando il “buco” degli scali intermedi, ma anche di silenzi normativi, assenza di mascherine ed altre questioni già emerse nell’inchiesta di Inside Over di alcuni giorni prima. Forse per “rispondere” all’articolo del Corsera, i tecnici del ministero della Salute si sentono in dovere di replicare. E il giorno successivo Urbani smentisce “vuoti decisionali” rivelando urbi et orbi l’esistenza del “Piano segreto”: “Già dal 20 gennaio – dice – avevamo un piano secretato e quel piano abbiamo seguito. La linea è stata di non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio”.

L’articolo scatena un pandemonio. Possibile che il documento fosse pronto due giorni prima (20 gennaio) della nascita della task force ministeriale (22 gennaio)? E cosa c’è scritto dentro? Le Regioni, Lombardia in testa, si chiedono per quale motivo il governo non abbia condiviso con loro le previsioni di scenari così drammatici. In fondo l’Italia ha vissuto l’epopea degli aperitivi di Zingaretti, di “Bergamo non si ferma”, degli appelli di Sala ai milanesi: se il Paese fosse stato messo al corrente del rischio cui correva incontro, non avrebbe forse maturato prima la consapevolezza del pericolo?

La tesi del ministero, riaffermata in un ricorso presentato al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che la obbliga o mostrare il Piano, è ormai nota (leggi qui). Viale Lungotevere Ripa sostiene non esista alcun “Piano segreto”, ma solo uno “studio” istruttorio, una bozza insomma, poi confluita in un “piano” vero e proprio realizzato dal Cts tra fine febbraio e marzo (leggi qui). Questa strategia difensiva emerge già dalla minuta vergata il 21 aprile da Speranza e spedita al direttore generale della Prevenzione Non potendo negare che un “qualcosa” esistesse già a gennaio, con tono distaccato il ministro sembra voler dettare al suo dg la linea da tenere. “Con evidenza – si legge – [il ‘Piano’] si trattava di un mero documento di studio, non validato da alcun soggetto pubblico deputato a pronunciarsi su tali temi delicati. Rammendo infatti che la necessità di elaborare uno studio di tenore analogo (…) è emersa durante i lavori della task force sul nuovo coronavirus, istituita dal Ministero della Salute il 22 gennaio 2020. Il 12 febbraio la prima versione di tale documento, successivamente aggiornata fino al 4 marzo, è stata presentata per il necessario approfondimento al Cts, i cui lavori si sono svolti in forma riservata”.

Si tratta, in fondo, di quanto già contenuto nello scarno comunicato divulgato in quelle ore anche ai media. Poi però Speranza passa anche a strigliare Urbani per “l’erroneità delle affermazioni” rilasciate. Dalla prosa trapela irritazione per il caos politico provocato. “Le dichiarazioni e le notizie da lei fornite incautamente alla stampa – si legge – sono riferite ad uno studio in corso di definizione e non adottato. Le rammento inoltre che, ove si trattasse di un atto ‘secretato’, lei avrebbe violato le più basilari regole di correttezza e diligenza che tutti i dipendenti pubblici sono tenuti ad osservare, determinando una situazione di forte disagio istituzionale anche tenuto delle possibili ripercussioni delle sue affermazioni sull’opinione pubblica”.

Resta tuttavia da capire cosa vi fosse scritto esattamente in quello “studio” elaborato da ministero, Iss e Spallanzani a gennaio. Poco importa se poi è confluito in un lavoro più organico del Cts, se era solo una bozza o una analisi istruttoria. “Nella lettera il ministro di fatto non smentisce l’esistenza di un documento a gennaio”, dice Galeazzo Bignami, deputato di FdI che insieme al collega Marcello Gemmato è ricorso al Tar per ottenere un po’ di chiarezza. “Che fosse un piano completo o altro, è arrivato il momento che Speranza lo fornisca agli italiani. Affinché tutti possano valutare l’operato di chi ha gestito l’epidemia”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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