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Soumahoro e le denunce di aggressione (rimaste nel cassetto)

Altre donazioni altra presunta campagna fasulla – avviata nel 2021 e ancora attiva – per la Lega Braccianti di Aboubakar Soumahoro. Su GoFundMe sono stati infatti raccolti 16mila per comprare regali ai bambini dei ghetti pugliesi di Torretta Antonacci e Borgo Mezzanone.
“A Natale possiamo regalare speranza. Con il vostro aiuto organizzeremo un festa per le bambine e i bambini nati e cresciuti negli insediamenti”: si legge nella richiesta di aiuto di Soumahoro. A smentire la questione è Francesco Mirarchi, coordinatore Anolf, l’associazione che ha vinto il bando regionale lo scorso agosto per la gestione della foresteria di Torretta Antonacci, che racconta a IlGiornale.it: “Nei ghetti non ci sono bambini. Qui a Torretta Antonacci nemmeno uno e la stessa cosa a Borgo Mezzanone. Anche le donne sono poche, in questi posti vivono solo uomini braccianti”.
In effetti, nel video social postato dalla Lega Braccianti a pochi giorni dall’inizio della campagna si vede un Soumahoro vestito da Babbo Natale, qualche aiutante che sistema l’albero di Natale e dei pacchetti presumibilmente mai consegnati. Nessun bambino e nessuna donna appare nel video che riprende molti abitanti del ghetto.

Pochi giorni dopo, un nuovo aggiornamento sulla pagina relativa alla campagna dei regali di Natale in cui la Lega Braccianti – ringraziando i donatori – alza l’asticella delle pretese, chiedendo un aiuto in più. “La vera lotta contro il caporalato nella filiera del cibo è permettere alle lavoratrici e ai lavoratori braccianti di vivere dignitosamente. Per fare ciò occorre permettere ai braccianti di avere un giusto salario che consenta un’abitazione dignitosa che permetterebbe di ottenere una residenza in modo da poter accedere ai vari servizi tra cui quelli sanitari. Inoltre, occorre aver un permesso di soggiorno”, si legge sulla pagina della campagna.

Tutte le richieste avanzate dai fedeli di Aboubakar Soumahoro risultano però solo fuffa in quanto gli stessi sono ormai famosi per opporsi ad ogni gestione esterna del territorio. Chi invece agisce concretamente sul territorio è prorprio Anolf: sul posto è presente – come IlGiornale.it ha potuto verificare – un presidio aperto tutti i giorni che accoglie i migranti aiutandoli nelle procedure di ottenimento del permesso di soggiorno e residenza. Molti di quelli che vivono nei container della protezione civile, con cui abbiamo parlato a Torretta Antonacci, ci hanno mostrato i propri documenti che l’associazione gli ha permesso di avere. Tanto più, sempre Anolf ha stipulato un accordo con l’ufficio dell’impiego in modo da facilitare le pratiche di inserimento professionale, nella speranza così di contrastare il caporalato.

Tutte queste azioni non sono state viste bene dall'”esercito di Soumahoro” tanto che, come ci raccontano sia Mirarchi sia un agente della polizia presente sul posto, le aggressioni nei confronti dei nuovi arrivati non sono mancate. Una su tutte quella a Mohammed Elmajdi, presidente dell’Associazione Anolf e Segretario territoriale della Cisl Foggia. L’accoglienza che ha ricevuto, a pochi giorni dalla vincita del bando quando si è recato nella foresteria di Torretta Antonacci, non è stata delle migliori e adesso non gli è più permesso mettere piede lì. “Sono stato aggredito il primo giorno che mi sono recato a Torretta Antonacci, c’erano molte persone ma alcuni li conoscevo e li ho riconosciuti e denunciati. Sono del sindacato Usb e della Lega Braccianti – ci racconta Elmajidi – mi hanno intimato di andare via battendo sulla mia macchina”.

Sulla denuncia, di cui ilGiornale.it è entrato in possesso, si leggono infatti i nomi di Balde Mamadoue, Berre Alpha e Soumaila Sambarè: proprio quei tre uomini che, come ci hanno raccontato al ghetto, sono i responsabili indicati da Soumahoro per gestire il ghetto e tutte le attività connesse. “In particolare – continua il Preidente Anolf – il signore Berre Alpha mi diceva che io, come associazione, non potevo essere presente lì e che a loro non interessava la nostra convenzione sottoscritta con la regione Puglia”.
“Non so più niente di quella denuncia – conclude – mi avevano detto che mi avrebbero fatto sapere ma sono passati mesi ormai”.
Altro male di questa realtà sono proprio tutte le denunce – come quella della Cgil – che restano chiuse nei cassetti. Nonostante questo, sembra esserci comunque la speranza che le cose vengano approfondite. “Portiamo avanti decine e decine di inchieste, alcune le abbiamo concluse mentre su altre sono in corso le indagini”, ci racconta il Procuratore Capo di Foggia Ludovico Vaccaro. “Il caporalato e le dinamiche annesse a questo fenomeno sono una priorità, tanto che siamo tra i pochi che agiamo con lo strumento del controllo aziendale. Questo per far capire ai braccianti che non siamo noi i nemici e che il problema va risolto dalla radice”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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