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Sì al decreto aiuti bis, è lite sui balneari. Cala il sipario sulla legislatura

di Marco Cremonesi

Confcommercio sull’inflazione: si rischia la recessione. Fitch: economia in contrazione per lo choc energia

Mentre i numeri della crisi in arrivo si fanno sempre più preoccupanti, cala il sipario sulla legislatura numero 18: dopo il Senato, anche la Camera ieri ha concluso i suoi lavori. Non così è per il governo: si riunirà oggi il Consiglio dei ministri, che dovrebbe tenere a battesimo i primi decreti della legge sulla concorrenza. Ma non tutto fila liscio. Il ministro del Turismo Massimo Garavaglia ha chiesto lo stralcio della mappatura delle concessioni pubbliche, che include anche quelle balneari: «Se si fa una cosa che di fatto è inutile in un momento come questo, mi dimetto». La critica del ministro leghista è anche di metodo: «Il ministero non è nemmeno stato coinvolto. Non ha senso fare una cosa politica a una settimana dalle elezioni».

Mentre la legislatura si sta chiudendo, Confcommercio lancia l’allarme: l’inflazione in impennata potrebbe in breve portare l’Italia in recessione, «mite» grazie al boom del turismo. Il problema è il prezzo del gas. Secondo l’associazione il 2022 si potrebbe chiudere con un’inflazione media al 7,5% e proprio in settembre sono attesi i massimi rincari (+9,2%). Il rischio è la chiusura di 120 mila imprese nel terziario entro 10 mesi. Ma di ieri è anche il report di Fitch: «Lo slancio nell’economia sta rallentando. Abbiamo abbassato le nostre aspettative di crescita per il 2022 (3%) e adesso prevediamo che l’economia si contrarrà nel 2023 a causa dello choc energia (-0,7%)», peggio dell’Eurozona (-0,1%) e alla pari con la Germania.

La Camera ha chiuso i battenti con il commiato del presidente Roberto Fico, molto applaudito il suo ringraziamento ai deputati «per il lavoro fatto in questi anni, anche nei momenti difficili. L’ultimo saluto vorrei rivolgerlo agli italiani e alle italiane che in questi anni difficili sono stati vicini alle istituzioni. Per me è stato un onore». L’ultimo atto di Montecitorio è stato l’approvazione del secondo decreto Aiuti e la cancellazione della norma che consentiva di superare il tetto dei 240 mila euro per i manager pubblici. In Aula ha preso la parola anche il segretario dem Enrico Letta: «Chiediamo un cambio di passo rispetto agli impegni presi finora, perché le famiglie e le imprese non reggono più una situazione sempre più drammatica». Su Twitter, invece, si è scatenata la polemica con la leader di FdI: «Lo dico a Giorgia Meloni: non basta essere donna per fare politiche per le donne». E lei ribatte: «Enrico, ma veramente dopo che hai tentato di spiegarmi come devo fare la destra ora vuoi tentare di spiegarmi cosa significhi essere una donna? Ma ce l’hai un senso del ridicolo?»

Le frizioni proseguono anche nel centrodestra e riguardano la ricetta per il contenimento delle bollette. Il tema resta lo scostamento di bilancio, 30 miliardi a debito chiesto da Salvini per il sostegno a famiglie e imprese: «Con Giorgia Meloni vado d’accordo su tutto, ma non capisco come lei possa dire che possiamo aspettare qualche settimana in più, qualche mese in più». A sostegno della posizione leghista è arrivata una nota cofirmata dai governatori del partito (Fedriga, Fontana, Fugatti, Solinas, Tesei e Zaia) in cui si chiedono «subito nuove e importanti risorse pubbliche». Silvio Berlusconi resta convinto che «lo scostamento si possa evitare», mentre Meloni — che ieri ha interrotto la campagna elettorale per essere in Aula — ha ribadito netta la sua posizione: «30 miliardi è un pozzo senza fondo. Più noi decidiamo di indebitarci per regalare soldi ai grandi player dell’energia e più loro alzeranno l’asticella. Il fatto di continuare a fare debito penso sia una misura che non ci salverà».

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16 settembre 2022 (modifica il 16 settembre 2022 | 07:23)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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