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Serietà, sacrificio, competenza, il senso della squadra: le “lezioni” del tennis e del calcio alla politica

E poi, mentre è notte e l’Italia impazzisce nelle strade, sugli schermi delle tv compaiono quelle belle facce sorridenti e stanche di Matteo Berrettini e Gigio Donnarumma. Si fanno i complimenti a vicenda. Il portiere dei miracoli: “Noi oggi ti abbiano guardato …complimenti Matteo, alla prossima…”. Il finalista di Wimbledon: “Siete stati fantastici, noi (quelli del tennis, ndr) eravamo in bolla (anti covid, ndr), isolati da tutto e guardare voi in tv in questa settimane ci ha saputo dare la spinta, a me e al mio team”. Le connessioni si stabiliscono anche così. Nella notte scorrono fotogrammi: il presidente Mattarella, cravatta e mascherina blu istituzionale, che accoglie Berrettini nella tribuna presidenziale di Wembley; sempre Berrettini, la sottosegretaria allo Sport Vezzali e il Capo dello Stato che sventolano il tricolore; Berrettini sul campo di Wembley mentre gli azzurri festeggiano e Bonucci che dice ai tifosi inglesi delusi e in fuga: “Ne dovete mangiare ancora di pastasciutta…”. Prima di batterci.

E’ stato scritto e detto molto in questi giorni sulla coincidenza di Wim(bledon) e Wem(bley), sul messaggio motivazionale che il tennis e il calcio azzurro hanno saputo dare a tutto il paese dominando in quelli che sono il tempio del tennis e dello calcio. Fiumi di parole, chili di metafore, suggestioni, sport, società, costume, persino la politica che s’intrecciano lungo percorsi inesplorati. Un unico filo rosso, una verità, ben descritta ieri da Walter Veltroni sul Corriere della Sera: “In questo tempo da lupi i nostri atleti invertono la gerarchia delle parole: valgono il collettivo, la comunità, l’interesse generale, persino i sorrisi in battaglia quelli di Chiellini”. E quelli dolcissimi e grintosi di Matteo Berrettini, primo e unico italiano a giocare la finale dello slam sull’erba. Ha perso contro il più forte. Ha vinto Djokovic. Non ha perso Berrettini. “I nostri atleti hanno saputo regalare concordia. Non sprechiamola” sembra dire Veltroni.

La concordia

Siamo un paese di sportivi da divano: solo il 35% pratica sport in modo continuativo o saltuario, percentuale che si abbassa molto negli under 18. Ma siamo anche un paese di allenatori convinti. Nel calcio. Ultimamente anche nel tennis, da quando una squadra di bravi ragazzi educati, gentili, talentuosi certo ma soprattutto seri, determinati e consapevoli ha deciso di promuovere l’Itatennis nella top ten mondiale. Sono nove i nostri giocatori nei top cento: Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Stefano Travaglia, Salvatore Caruso, Gianluca Mager, Lorenzo Musetti, Andreas Seppi. Nove, a cui si deve aggiungere Marco Cecchinato appena fuori dai cento. E fanno dieci. Quasi una squadra di calcio. E non è un caso.

Lo sport è da sempre metafora di vite. Il calcio più di tutti, è il più giocato, il più popolare. Come tale racconta, ispira, fa compagnia, crea modelli virtuosi, forma caratteri e plasma generazioni, regala notti magiche, appunto. Non è mai stato così per il tennis. O almeno, gli anni di Pietrangeli, Panatta, Bertolucci, Barazzutti, Zugarelli e della Davis in Cile sono troppo lontani – molta meno Tv e meno cronache al dettaglio – e quella che pure è stata un’epopea non può essere paragonabile con i tempi di oggi.

La nazionale dell’Itatennis

Da qualche mese anche l’Itatennis ha la sua “nazionale” che toglie il sonno e regala sogni a occhi aperti, manda la gente “in campo” e crea modelli. Eppure il tennis è lo spot individuale per eccellenza. E’ anche il più mentale, per questo tra i più difficili perchè costringe a lunghe partite che spesso diventano sedute psicologiche ai confini con la psichiatria dove, come scriveva David Foster Wallace, “il primo nemico da battere risiede nel giocatore di qua dalla rete che sei tu”.

Allora se è vero che gli azzurri del calcio hanno riportato al centro e nel cuore di questo paese piegato dalla pandemia il valore della “squadra” e concetti come collettivo, comunità e interesse generale e ancora umiltà, sacrificio e volontà, non è retorica dire che il vero miracolo socio-politico-generazionale lo sta facendo l’Italia del tennis. Le parabole agonistiche dei più giovani come Sinner e Musetti, di quelli tra i 24 e 28 anni (Berrettini, Sonego, Travaglia, Caruso e Cecchinato) e dei trentenni come Fognini e Seppi raccontano tante storie. La più importante è che anche lo spot individuale per eccellenza può diventare “di squadra” dove il collettivo ti spinge in alto quando va tutto bene e ti aiuta a stare a galla quando le cose vanno bene meno. Sinner può passarsi il testimone con Musetti, Berrettini con Sonego, Fognini e Seppi trovare ancora la voglia grazie ai più giovani, i meno talentuosi possono sfruttare la corrente e osare dove magari non avrebbero mai osato. E’ un silenzioso e mutuo travaso di energie e motivazioni da uno all’altro. Lo sport, come la vita, non è una riga sempre uguale. Ci sono alti e bassi, momenti su e momenti giù, l’importate è avere gli appigli per resistere e riprovarci.

Uno non vale uno

Tutto questo, ovviamente, non accade per caso. Uno non vale uno, nello sport e nella politica. E anche questa è la seconda importante lezione degli azzurri di Mancini e dell’Itatennis con una Federazione che dopo una lunga traversata nel deserto (al netto di un altro collettivo da sogno che sono state la ragazze del tennis, Pennetta, Schiavone, Vinci, Errani) ha saputo trovare la chiave per esaltare i talenti e far andare avanti i grintosi di buona volontà. La scelta di affiancare tecnici federali ai coach individuali, di “casa” e di “famiglia” senza snaturare l’habitat del giocatore una volta superati i 18 anni e diventati pro, è senza dubbio una di quelle.

Se uno non vale uno, ciò che premia – al di là del talento, ovviamente – sono professionalità, competenza da cui nasce poi un ingrediente necessario: la consapevolezza, il sentirsi con le carte in regola per giocare alla pari con tutti. E’ la consapevolezza che ha permesso ieri a Berrettini di giocare alla pari con Djokovic adesso ad un passo dal diventare il primo giocatore dell’era Open a completare in un anno il Grande Slam.

Il potere della metafora sportiva

Il Presidente Mattarella è stato il primo a febbraio ad intercettare il potere della metafora sportiva quadro chiese ai partiti di levarsi le rispettive magliette e indossare quella della nazionale perchè era arrivato il momento di rifare l’Italia. Non ci sarebbe stata una seconda chance. Il premier Draghi si appella di continuo, la ha fatto anche l’altra giorno in Consiglio dei ministri, alla “serietà”, al “senso di responsabilità” e al talento della “sua” squadra di governo. In questi giorni il Capo dello Stato e il Capo del governo hanno fatto pervenire messaggi di ringraziamento. A Berrettini e agli azzurri di Mancini. Mattarella è volato a Wembley e al gol del pareggio ha alzato le braccia come un ragazzino qualsiasi. Draghi ha elogiato Berrettini per il suo “straordinario percorso che ha fatto emozionare milioni di italiani”. E gli azzurri e il ct Mancini che hanno mostrato “insieme a grandi individualità un gioco e uno spirito di squadra straordinari”. Entrambi oggi riceveranno gli atleti prima al Quirinale e poi a palazzo Chigi.

Cosa ha imparato la politica?

Cosa saprà cogliere la politica da questo mese di successi sportivi? Il paese ha voglia di andare avanti e mettersi alle spalle odiatori e dilettanti e cerca quell’eccellenza che richiede fatica, etica, sacrificio e talento. Vuole essere guidato da una squadra, appunto, e non più da leader e correnti di partito che alzano di continuo liti e baruffe su tutto e senza un vero perchè. Il paese vuole emozionarsi per i successi e le sconfitte che però fanno andare avanti. Vediamo che tipo di partite saprà interpretare il Parlamento a cominciare da domani sul ddl Zan e poi sulla giustizia, sulla concorrenza e sulla riforma fiscale. Tutti dossier in scadenza entro luglio. E ognuno sarà un calcio di rigore. Un set vinto o perso.

Fonte: sport.tiscali.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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