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Se lo sport cambia i riti. Wimbledon di domenica e il Ramadan in Premier

Che volete che sia: le tradizioni sono fatte per essere superate. Ma è forse è il fatto di sentirsi un po’ più vecchi che ti porta a rimpiangere tempi in cui tutto, in realtà, era sicuramente più antico. Insomma: si stava meglio quando si stava peggio, ma questa volta l’annuncio che Wimbledon dal 2022 abolirà la pausa del Middle Sunday è un colpo al cuore. «È per avere 14 giorni pieni di gioco!», ha annunciato gaudente l’organizzazione. Ma sai che roba, soprattutto per tutti quegli addetti ai lavori – già «rovinati» dal tetto sul centrale che da qualche anno trascina le partite a ora tarda – per cui la seconda domenica del torneo era finalmente la giornata dello shopping nella swinging London. Tant’è, ormai è giusto così: sarà forse perché da un annetto a questa parte sembra sempre domenica. E senza shopping tra l’altro.

Però: ogni annuncio che fa arrivare la modernità nell’a volte testardamente tradizionale tempio del tennis, è un po’ di storia che si riempie di polvere. D’altronde però lo sport corre come i tempi moderni, e ormai certe cose non ci sono più. Ricordate? La domenica, solo la domenica e alla stessa ora, per esempio si giocava la serie A; ad Assen, in Olanda il Gp di motociclismo era invece imperturbabilmente di sabato; la Milano-Sanremo si correva sempre a San Giuseppe; le prove di Formula Uno sono rigorosamente al sabato (ma ancora per poco, infatti…). Insomma: quando il Papa non poteva certo dimettersi dall’oggi al domani, certe cose erano sacre. Adesso invece siamo rimasti un po’ nel mezzo, travolti dal fatto che tutto si può. Nel mezzo e un po’ attoniti come la seconda domenica di Wimbledon, si potrebbe dire.

Perché questa è una tradizione che più tradizione non si può. Perfino la finale, nel 1982, ha cominciato a violare il giorno del Signore. Ma «quella» domenica no, a parte le quattro volte in cui la pioggia ha messo in crisi il dogma. In un’Inghilterra in cui le domeniche erano il giorno della messa, ed era perfino vietato vendere i biglietti per una qualsiasi partita. Nel 1974 Milwall e Fulham avevano perfino cercato la scappatoia: match alle 11.30 con l’acquisto del giornalino dello stadio come lasciapassare. Ma si capì, allora, che la vera religione fosse rispettare l’appuntamento settimanale al pub del dì di festa. E il malcontento generale finì per rinviare la rivoluzione ancora per qualche anno.

Crollato il muro del pallone e poi quello delle palline, adesso tocca alla seconda domenica di Wimbledon. In cui fino a qui veniva data una giornata di riposo agli abitanti del quartiere, sfibrati dopo i primi sei giorni di overdose tennistica e di mitiche queue, le code sui marciapiedi. E poi comunque, la quiete era il prologo alla tempesta del SuperMonday, il lunedì in cui – quest’anno per l’ultima volta (e con il via libera al pubblico almeno al 25%) – si disputano tutti gli ottavi in un colpo solo. Finisce dunque (ancora una volta) un’era, ma – appunto – che volete che sia: lunedì sera per esempio la partita Leicester-Crystal Palace di Premier League è stata interrotta per permettere a Wesley Fofana e Cheikhou Kouyate di rifocillarsi. Essendo musulmano, doveva aspettare il tramonto per rispettare il Ramadan e così per la prima volta il calcio ha fatto scattare la pausa spuntino. Questione di rispetto, certo. Ma diciamolo: il politically correct ormai è meno profano di una domenica di Wimbledon.

Fonte: ilgiornale.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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