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Scoppia il caso Isee 2021. Sballato l’impatto sui conti

C’è un’altra grana che rischia di far saltare in aria i conti pubblici: è il calcolo dell’Isee 2021. Nei moduli che i Caf e i commercialisti stanno mandando ai contribuenti c’è scritto che il calcolo dell’Isee – che fotografa la vera capacità reddituale di ogni italiano – si baserà sui dati 2019. Cioè prima della crisi. Come se nel 2020 non ci fosse stata una pandemia mondiale che ha messo in ginocchio imprese, professionisti e partite Iva. Già. Se non fosse che però dall’Isee 2021 dipende l’accesso a una serie di bonus fiscali, non ultimo quello che dà accesso al saldo e stralcio sulle cartelle fiscali.
Il governo, nella legge di Bilancio, ha fissato una serie di coperture – dal bonus cellulari a quello sugli occhiali, fino appunto alla rottamazione delle cartelle – con un’alchimia contabile mica da ridere: visto che l’Isee 2021 sarà basato sui redditi 2019, la platea dei beneficiari sarà ridotta. Ma forse l’esecutivo non ha previsto che in realtà l’articolo 7 del decreto legge 101/2019 ha previsto «la possibilità di aggiornare i dati prendendo a riferimento i redditi e i patrimoni dell’anno precedente, (quindi il 2020, ndr) qualora vi sia convenienza».
E quante sono le famiglie italiane che nel 2020 hanno guadagnato meno rispetto al 2019? «Tantissime – dice al Giornale il commercialista Gianluca Timpone – basterebbe fare tre esempi: chi ha un solo reddito da locazione nel 2019, magari 20mila euro, che l’anno scorso è sceso del 40% per effetto del decreto Rilancio; un dipendente del privato che da 30mila euro è sceso a 18mila per la cassa integrazione, prevista dall’esecutivo; un avvocato, che dai 100mila euro è crollato a 10mila euro di reddito per l’interruzione di ogni attività giudiziale», anch’essa decisa dal governo.
Insomma, i calcoli dell’esecutivo potrebbero essere buoni il 31 gennaio, quando bisognerà presentare l’Isee con i dati «vecchi», ma già a marzo rischiano di essere sballati se anche un contribuente su due decidesse di ricalcolare l’Isee.
È chiaro che una volta, quando la dichiarazione dei redditi si presentava sei mesi dopo la conclusione dell’anno aveva senso differire i redditi di riferimento anche a due anni prima. Ma oggi, con l’anagrafe tributaria, la fatturazione elettronica e tutti gli strumenti informatici di qui dispone l’agenzia delle Entrate in tempo reale, con cui può monitorare la situazione reddituale e patrimoniale di ciascuno, non ha più senso questo sfasamento temporale. «In una situazione emergenziale – conferma Timpone – è quanto mai opportuno valutare l’effettivo reddito, visto anche che lo Stato chiede in anticipo l’acconto delle imposte su redditi non ancora dichiarati…».
Senza contare la voragine sul gettito fiscale di tutti quegli italiani che grazie a un Isee 2021 più vantaggioso potranno avvalersi del saldo e stralcio sulle cartelle fiscali in via di definizione. E di chi, una volta saltata la diga del blocco dei licenziamenti, chiederà il Reddito di cittadinanza. Insomma, altro che Regioni gialle, arancioni o rosse. A marzo mezza Italia rischia di trovarsi al verde. Stato compreso.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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