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Scippo sulle pensioni in 3 anni. Quanto si perde sull’assegno

Brutte notizie per i cosiddetti pensionati d’oro. La Corte Costituzionale ha detto sì alle limitazioni della perequazione e del contributo di solidarietà delle pensioni di importo elevato. Ma per quest’ultimo si può accettare costituzionalmente un orizzonte triennale e non quinquennale. La Consulta ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dal tribunale di Milano e dalle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti per il Friuli-Venezia Giulia, il Lazio, la Sardegna e la Toscana, in relazione alle misure di contenimento della spesa previdenziale disposte dalla legge di Bilancio 2019 a carico delle pensioni “ricche”.

In particolare, i quesiti riguardavano la limitazione della rivalutazione automatica per il triennio 2019-2021 delle pensioni superiori a determinati importi (“raffreddamento della perequazione”) e la decurtazione percentuale per cinque anni delle pensioni superiori a 100mila euro lordi annui (“contributo di solidarietà”). In attesa del deposito della sentenza, l’ufficio stampa della Corte fa sapere che è stato ritenuto legittimo il “raffreddamento della perequazione”, in quanto ragionevole e proporzionato. È stato ritenuto legittimo anche il “contributo di solidarietà”, ma non per la durata quinquennale perché eccessiva rispetto all’orizzonte triennale del bilancio di previsione dello Stato.

Ma facciamo due conti. La norma prevedeva aliquote di riduzione dei trattamenti pensionistici sopra 100mila euro lordi, con diverse aliquote: 15 per cento per la parte eccedente 100mila euro fino a 130mila euro. Venticinque per cento per la parte eccedente 130mila euro fino a 200mila euro. Trenta per cento per la parte eccedente i 200mila euro fino a 350mila. Trentacinque per cento per la parte eccedente i 350mila euro fino a 500mila euro. Quaranta per cento per la parte eccedente i 500mila euro.

La sforbiciata sugli assegni pesanti di certo non fa certo ben sperare. I tagli vengono applicati a tutti i pensionati che percepiscono un assegno annuale che supera, come abbiamo detto, i 100mila euro con decurtazioni tra il 15 e il 40 per cento. Una questione sconcertante. Basti pensare, ad esempio, che per chi percepisce un reddito da pensione di circa 110mila euro l’anno, il taglio ammonta a circa 1.500 euro nei dodici mesi (4.500 euro in tre anni). Per chi invece, ad esempio, percepisce un reddito previdenziale di 140mila euro lorde l’anno, la sforbiciata può arrivare anche a 7mila euro in un solo anno (21mila euro in tre anni).

L’avvocato Celeste Collovati ([email protected]) dello studio Dirittissimo, in prima linea nei ricorsi contro lo scippo sugli assegni, dichiara: “La Corte – a quanto pare – così come aveva già fatto nel 2015, con la sentenza n. 70/2015, ha condiviso l’argomentazione dell’illegittimità della durata della misura del taglio, non più dunque occasionale, ma reiterata nel tempo (5 anni) che era uno dei nostri punti di forza del ricorso, decidendo così di limitare il taglio a soli 3 anni pertanto i pensionati subiranno ancora un anno di taglio. Possiamo dire che è un piccolo traguardo in una battaglia che ci vede impegnati da anni ormai e di questo ne siamo soddisfatti. Resta tuttavia la curiosità di comprendere, non appena potremo leggere la sentenza, come la Corte motiverà la legittimità di questo taglio che in sé per sé come misura rimane illegittima. E come motiverà la legittimità del blocco della rivalutazione che a nostro avviso rimarrà sempre una misura contraria per tanti aspetti ai dettami costituzionali”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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