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Sci, pronta la mazzata: il 7 gennaio gli impianti potrebbero non riaprire

TORINO. Arriva una brutta notizia per il mondo dello sci. Gli impianti potrebbero anche non riaprire il prossimo 7 gennaio, come era previsto dall’attuale Dpcm. Questo perché, durate l’ultima riunione alla vigilia di Natale, gli esperti del Comitato Tecnico Scientifico avrebbero rilevato ancora diverse pecche nel Piano che era stato presentato dai governatori delle regioni interessate. Per questo la ripresa dello sci sembra di nuovo allontanarsi, nonostante in questi giorni in moltissime stazioni si era già iniziato a produrre la neve artificiale per la ripartenza. Una mazzata per chi aveva già programmato di inaugurare la stagione tra due settimane.

Per gli esperti del Cts ci sarebbero delle cose da rivedere. Ovvero, come puntualizzano: «Una parte rilevante dei mezzi di risalita nei comprensori sciistici (in particolare cabinovie e funivie) presentano caratteristiche strutturali e di carico tali da poter essere assimilati in tutto e per tutto ai mezzi utilizzati per il trasporto pubblico locale (autobus, filobus, tram e metropolitane), rappresentando pertanto un contesto a rischio di aggregazione medio-alto, con possibilità di rischio alto nelle ore di punta in base alla classificazione del livello di rischio di contagio da Sars-CoV-2». E quindi: «Deve pertanto prevedersi un’efficace riorganizzazione del sistema degli impianti di risalita da affiancare a misure di prevenzione e protezione collettive e individuali che necessitano, comunque, della collaborazione attiva degli utenti che dovranno continuare a mettere in pratica i comportamenti previsti per il contrasto alla diffusione dell’epidemia».

Per quanto riguarda le seggiovie: «Potrà essere ammessa una occupazione al 100% delle seggiovie, con obbligo di indossare la mascherina chirurgica o di comunità e il divieto di abbassare la calotta antivento ove presente». Se la seggiovia dovrà essere chiusa con la calotta antivento abbassata la capienza dovrà essere ridotta del 50% con obbligo della mascherina, come sulle funivie.

Gli ski-pass verranno venduti invece solo su prenotazione: «Che possa consentire una gestione strutturata del numero di utenti che possono effettivamente accedere ai comprensori sciistici ed ai relativi impianti di risalita in ogni singola giornata, anche attraverso il coordinamento non solo (come già previsto) con i rappresentanti di categoria e le Autorità Sanitarie competenti, ma anche con i rappresentanti delle strutture ricettive».

Per il Cts è anche necessaria più chiarezza per scongiurare le file agli impianti. Insomma si dovranno trovare accorgimenti concreti «in tutte le realtà in cui la verifica del titolo di viaggio nel corso dell’intera giornata non possa essere svolta con modalità contact-less, soprattutto nei prevedibili momenti di maggiore afflusso».

Sul caso è intervenuta anche Silvia Fregolent, deputata di Italia Viva: «Nessuno pensa che la situazione sia facile ma occorre affrontare le cose con razionalità. I CTS si confrontino con i tecnici del settore e cerchino di trovare una soluzione intelligente. E per quanto riguarda i ristori l’Italia copi dal modello francese il 50% del fatturato del triennio precedente e non le misere proposte potate avanti fino ad oggi.Bisogna capire che i territori montani se si priva della risorsa economica principale che è lo sci invernale sono destinati al declino e abbandono».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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