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Sci, Giochi e lo sport più falsato dal Covid

Lara Gut-Behrami sta benone, ma da 11 giorni è chiusa in casa e ha saltato le ultime 5 gare. Mikaela Shiffrin, testata positiva domenica 27, è stata costretta a guardarsi le prove di Lienz, il gigante di ieri e lo slalom di oggi, alla tv, ammesso che la rabbia non l’abbia fatta decidere di concentrarsi solo sulla discesa di Bormio per tifare il suo amato Alex Kilde. A Courchevel, settimana scorsa, erano mancate anche Alice Robinson e Katharina Liensberger, ieri non c’era invece la polacca Gasienica, già protagonista a Courchevel con due sesti posti. Stessero male, ok, nulla da dire, sarebbero loro le prime a voler evitare levatacce, freddo e fatica fisica. Ma quando un’atleta sta bene, non ha sintomi, è vaccinata e stravaccinata (Shiffrin è stata fra le promotrici più accanite del vaccino ed è forse l’atleta che fa più attenzione a evitare contatti con l’esterno), perché continuare a martellarla con tamponi che spesso indicano false positività? E cosa succederà a febbraio a Pechino, dove se un atleta sarà positivo magari in un test fatto poche ore dopo una prova di discesa, come successo alla Gut a Val d’Isère -, dovrà sottoporsi a una quarantena strettissima e saltare le gare che aspetta da anni? I Giochi sono già stati soprannominati Le mie prigioni e negli ultimi giorni alle riunioni di squadra si parla più di mascherine che di lamine e scioline. In uno sport individuale come lo sci, dove si usano precauzioni naturali come caschi, occhialoni e guanti e dove le distanze sono per forza di cose mantenute dall’impossibilità di sciare uno sopra l’altro, sarebbe ora di ripensare le regole che, pensate per combattere il virus, stanno in realtà falsando la Coppa del Mondo.

Fonte: ilgiornale.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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