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Scandalo verdetti manipolati a Rio 2016: Russo chiede la medaglia

Il rapporto McLaren conferma che ci fu corruzione. Tra gli 11 match discussi anche quello del massimo azzurro contro Tischenko

Lo scandalo dei verdetti manipolati – almeno 11 – nel torneo olimpico di Rio 2016 sta provocando diverse reazioni. C’era un vero sistema di corruzione che alterava i risultati dei match. Durante i Giochi vennero mandati a casa sei giudici e altri quattro fermati, ma ora il team di Richard McLaren, professore di diritto che già aveva indagato sul doping russo, conferma che “quello della boxe era un problema soprattutto di persone che per troppo tempo hanno agito al di fuori di ogni regola”.

Il Cio ha prima minacciato l’esclusione della boxe, poi ha sottratto all’Aiba, la federazione mondiale, la gestione. I risultati si sono visti: a Tokyo ci sono stati soltanto due verdetti discutibili, entrambi a favore dei pugili di casa. L’indagine commissionata dal nuovo presidente (è stato eletto l’anno scorso) dell’Aiba, Umar Kremlev, almeno ha fatto fare qualche passo avanti. Quello in carica nel 2016, il cinese di Taipei Wu Ching-kuo, era invece parte integrante del sistema corrotto insieme – è scritto nel dossier McLaren -, al suo direttore esecutivo Karim Bouzidi, che ricopriva anche il ruolo del designatore. Da qui la scelta, da parte di questa coppia, di arbitri e giudici ritenuti malleabili, e tutto ciò che ne è conseguito.

I match alterati

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I match più discussi sono undici e tra questi le finali olimpiche delle due categorie più prestigiose: massimi e supermassimi. Nella prima solo i giudici avevano visto vincente il russo Evgeny Tischenko contro il kazako Vasily Levit, al quale non era servito di aver avuto in pugno l’incontro per tutte le riprese. Tischenko era stato “chiacchierato” anche in occasione della sua sfida dei quarti di finale contro Clemente Russo. “Questa inchiesta deve andare avanti, e chi ha sbagliato deve pagare – commenta l’azzurro di Marcianise, 2 argenti olimpici e 2 ori mondiali nei massimi -. Fosse per me farei rifare tutti i combattimenti, compreso il mio contro Tischenko. Ma, visto che non è possibile, dovrebbero almeno ridare indietro le medaglie”. Lo scontro per l’oro dei supermassimi aveva invece visto prevalere, secondo i giudici, il francese Tony Yoka nei confronti del britannico Joe Joyce: ma in questo caso, forse, si era trattato di un pegno fatto pagare alla Gran Bretagna per avere beneficiato di un verdetto fin troppo favorevole nella finale di Londra 2012 di Anthony Joshua contro Roberto Cammarelle. Un altro combattimento finito nell’inchiesta è quello dei quarti di finale dei pesi gallo tra l’irlandese Michael Conlan e il russo Vladimir Nikitin, proclamato vincitore fra lo stupore generale. “Questi risultati dell’inchiesta sono una bella notizia per il pugilato – il commento di Conlan alla Bbc – ma la macchia sporca sul torneo di Rio rimane. E probabilmente se io e altri non avessimo parlato forse non sarebbe successo niente. Ora almeno mi sento vendicato, e lo stesso vale per gli altri che sul ring di Rio sono stati derubati”.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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