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Sbarchi, ora la Lamorgese batta un colpo

Potrebbe, anzi dovrebbe, essere iniziata l’ultima estate di Luciana Lamorgese al Viminale. Tra un anno, di questi tempi, saranno già in sella un nuovo esecutivo e soprattutto un nuovo ministro dell’Interno che, si spera, riporteranno in cima alla lista delle priorità il contrasto dell’immigrazione clandestina.

Da quando, il 5 settembre 2019 l’allora premier Giuseppe Conte se l’è portata nella squadra di governo per sostituire Matteo Salvini con cui aveva da poco rotto, la Lamorgese non si è mai curata di fermare gli sbarchi. Anzi. Nel giro di pochi giorni i porti, tenuti chiusi per un anno, sono tornati aperti a tutti, le navi delle Ong hanno ripreso a fare avanti indietro dalle coste del Nord Africa a quelle del Sud Italia e decine di migliaia di clandestini hanno trovato accoglienza nel Belpaese. Nemmeno l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi ha fatto cambiare musica. Nulla a che vedere con gli arrivi registrati ai tempi Angelino Alfano (170mila arrivi nell’arco di un solo anno, il 2016), ma il lassismo è pressoché lo stesso. E l’emergenza è tornata ad essere endemica.

L’ultima estate, dunque, prima del possibile passaggio di consegne. Ma già a fine maggio la Lamorgese aveva messo le mani avanti, quasi a volersi chiamare fuori dagli strali di chi la accusava di non fare abbastanza. “Con il blocco del grano c’è il rischio di una gravissima crisi umanitaria che andrà ad incidere sui flussi migratori”, aveva detto intervenendo al congresso confederale della Cisl. “Non si potrà dire che è la Lamorgese che fa arrivare migranti in Italia…”. Da quel giorno, era il 27 maggio, non ha mosso un dito per fermare gli sbarchi, per disarmare le organizzazioni non governative o, quantomeno, per gestire l’emergenza sul territorio. In queste ore, tanto per dare un’idea della portata della situazione, tre imbarcazioni (la Sea Eye 4, la Sea Watch 4 e la Aita Mari) si trovano davanti alle coste italiane e premono per far sbarcare 850 immigrati. Sulla terraferma la situazione non è migliore. Nell’hotspot di Lampedusa, al cui interno dovrebbero esserci non più di 350 ospiti, ce ne sono 870. E dire che, non più di quarantotto ore fa, erano stati prelevati in 500 dalla Diciotti per essere espulsi dal questore. Tutto inutile. In primis perché, ricevuto il foglio di via, nessuno di loro lascerà effettivamente il Paese. In secondo luogo perché, una volta svuotato, l’hotspot si è riempito nel giro di poche ore.

Già nei mesi scorsi i numeri del Viminale non facevano presagire nulla di buono. Ad aprile, per esempio, erano sbarcati in 3.929. Nel 2021 (stesso mese) erano arrivati in 1.585. A maggio, poi, il trend non è cambiato: 8.720 clandestini a fronte dei 5.679 arrivati nel 2020. Questi dati avrebbero dovuto essere un campanello d’allarme. E, invece, come denunciato nelle ultime ore anche da Salvini, la Lamorgese “non ha mosso un dito”. Dall’inizio dell’anno sono già sbarcati 23.582 immigrati, quasi 5mila in più rispetto all’anno prima. “O il ministro si occupa del problema oppure si faccia da parte”, ha intimato il leader della Lega. Il problema non può più essere derubricato ulteriormente. Il governo Draghi non può più voltare lo sguardo dall’altra parte. La pandemia prima e la guerra in Ucraina oggi hanno acceso una crisi economica devastante di cui non abbiamo ancora visto tutta la portata. Ci sono più di 5 milioni di italiani sotto la soglia di povertà. E il Paese non ha la forza per accogliere altre decine di migliaia di irregolari. La Lamorgese batta il colpo. Non possiamo permetterci un’altra estate di porti aperti.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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