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Roma sprofonda, Ispra pubblica il nuovo studio: la zona sud è la più esposta alle voragini

Probabilmente è la voragine che nel 2021 ha finito con l’inghiottire due auto in via Zenodossio, nel quartiere di Tor Pignattara, quella che negli ultimi anni ha destato più impressione. Eppure non è quella la zona più soggetta agli sprofondamenti.

Il nuovo studio dell’Ispra

Ispra ha pubblicato lo studio, condotto insieme al CNR-IGAG, sulla cosiddetta “suscettibilità ai sinkhole antropogenici”, vale a dire delle voragini in superficie. La carta è frutto di un’analisi geostatistica che finisce per aggiornare i risultati già contenuti nel precedente studio, risalente al 2021. Le differenze, in pochi anni, sono evidenti dalla colorazione. “Il quadrante meridionale – ha spiegato Stefania Nisio, dirigente dell’Ispra – è quello in cui si sono maggiormente allargate le zone soggette a sprofondamento”.

Cavità sotterranee evoragini

La città di Roma è stata edificata sopra una fitta rete caveale, in buona parte ancora sconosciuta, che è frutto dell’attività umana. Queste cavità sotterranee, in particolari condizioni, possono causare il crollo degli strati più superficiali, creando appunto le temute voragini (i sinkhole antropogenici). A contribuire alla loro formazione concorrono anche i guasti e le perdite alla rete idraulica dei sottoservizi.Secondo gli studi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, negli ultimi 100 anni una buona parte del territorio romano, oltre 30 km2, è stata interessata da episodi di sprofondamento. 

“Negli ultimi dieci anni si è assistito all’incremento della frequenza dei fenomeni, dovuto alla più fitta ed indiscriminata urbanizzazione del territorio” ha spiegato l’ISPRA nel lanciare il nuovo studio. “I numerosi dati raccolti cavità riscontrate in sondaggio, antichi imbocchi di cava, bunker, catacombe, ipogei privati hanno consentito di realizzare una serie di mappe” che ci restituiscono, anche in maniera visiva, l’evoluzione del fenomeno.

Sistema geostatico e probabilità di sprofondamento

“Il concetto di suscettibilità è legato alla probabilità che un evento si verifichi. Le zone rosse, quindi, sono quelle dove più alta è la probabilità che si apra una voragine – ha spiegato Nisio – man mano che aggiungiamo i dati, con le voragini che si sono formate e con la scoperta di nuovi ipogei, la mappa si completa”. I dati sono raccolti dagli inizi del Novecento ad oggi. Ma questo non vuol dire che, tutte le aree, con l’immissione di nuove informazioni, tendano a diventare rosse. “Utilizziamo un sistema geostatistico che tiene in considerazione anche il fattore tempo. Se per un certo periodo, in una zona che era soggetta a sprofondamenti, non si verificano più voragini, allora quella zona tenderà a schiarirsi”. Pochi dubbi restano invece sulle zone più esposte.

L’area più esposta

“Presto faremo uscire anche una carta con il dettaglio, per municipio, delle voragini che sono state registrate – ha annunciato la dirigente dell’Ispra – possiamo comunque già notare come la zona sud, che include quella dei Colli Portuensi e del Trullo, dove sono stati scoperti nuovi ipogei, sia quella più esposta al fenomeno degli sprofondamenti”. Un dato che emerge anche dal confronto con la precedente carta, datata 2017. Le informazioni intanto continuano ad essere raccolte e contribuiscono a monitorare un fenomeno che a Roma è tutt’altro che raro.

 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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