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Ristori, è stato perso troppo tempo: solo a luglio altri aiuti


Franco Bechis

L’ultima volta che il consiglio dei ministri – allora guidato da Giuseppe Conte – pensò di mettere in moto la procedura per risarcire almeno in piccola parte agli esercenti i mancati incassi di tutta la stagione natalizia, fu il 14 gennaio scorso. Quel giorno fu approvato uno scostamento di 32 miliardi di euro che poi sarebbe stato votato dal Parlamento con maggioranza qualificata. I primi rimborsi arriveranno a chi li doveva ricevere a dicembre a partire da giovedì della prossima settimana, 8 aprile.

La promessa fatta da Mario Draghi è che il dovuto arrivi subito in conto corrente a chi ne ha bisogno. E ci mancherebbe pure: mentre si risarcisce il passato chi riceve quei soldi continua ad essere chiuso in tutto o in parte. Ristoranti e bar non possono ricevere clienti né a pranzo né a cena ed è appena stato comunicato loro che sarà così almeno fino al 30 aprile, salvo miracoli che è un po’ difficile aspettarsi visto che non c’è una sola svolta sotto i cui auspici era nato questo governo che abbia dimostrato di esistere. Mancavano i vaccini? Mancano di nuovo. Si facevano pasticci nell’organizzazione delle vaccinazioni? Si fanno pasticci anche oggi. Comandavano i chiusuristi terrorizzati? Comandano come prima. Difficile per queste categorie attendere miracoli, visto che nessuno spiana la strada. E mentre aspettano ancora rimborsi per le chiusure imposte nei mesi passati, si sono visti arrivare la doccia fredda delle nuove serrande abbassate per decreto.

Almeno un gesto poteva essere fatto, e pure quello è mancato: approvare in consiglio dei ministri insieme al decreto Pasqua che nega dopo un anno per l’ennesima volta le libertà di impresa e di movimento garantite dalla Costituzione a tutti gli italiani, almeno il nuovo scostamento di bilancio, anche perché nel frattempo sono venute a scadere le moratorie sui debiti delle imprese di un anno fa. Il Tesoro aveva già fatto i calcoli, e occorrono almeno altri 30 miliardi di euro di scostamento di bilancio che in gran parte più che aiutare servirebbe a scongiurare il fallimento di decine di migliaia di piccole e medie imprese. Una volta approvato in consiglio dei ministro dovrebbe poi passare in Parlamento, che ancora sta esaminando al primo giro il decreto ristori di Draghi. Si fosse fatta partire la macchina burocratica oltre a mettere un tampone sulla liquidità delle imprese che ora non sarà più garantita, si sarebbe potuto risarcire con il decreto conseguente bar e ristoranti entro la fine di maggio di quel che lo Stato ha imposto loro di perdere fra l’ultima settimana di marzo e fine aprile. Ma nemmeno questo è stato fatto, e si è ancora una volta in ritardo.

Con tutta la calma del mondo si attenderà la predisposizione del Def, che forse entro metà aprile riuscirà a quantificare la cifra dello scostamento. Poi entro la fine del mese il decreto andrà in consiglio dei ministri, e la palla passerà al Parlamento che voterà la cifra, dando possibilità al governo di fare un nuovo decreto. Anche volendo essere ottimisti prima di luglio e probabilmente a mese inoltrato se non ad agosto nessuno vedrà nemmeno l’ombra del risarcimento per le chiusure in corso. E’ un modo di procedere intollerabile, che in totale spregio esigenze e bisogni di categorie e cittadini che vengono presi di mira da più di un anno. Nessun altro paese occidentale si è comportato così, con questa incredibile flemma e ovunque – in Francia, in Germania come nel Regno Unito- quando si è scelto il lockdown si è immediatamente pensato alle necessità economiche delle categorie più colpite.

Nel frattempo giusto per dare un po’ di speranza al paese, continuano a impazzare esperti catastrofisti che ogni volta che aprono bocca fanno toccare subito ferro. Avevamo appena segnalato ieri l’uscita televisiva funerea del professore Massimo Galli, e lo stesso ha concesso il bis il pomeriggio in un collegamento con Radio Uno., All’intervistatrice che gli chiedeva perché mai non si concedeva ai parenti stretti la visita pasquale ai propri cari degenti in Rsa dove tutti – ospiti e personale sanitario- avevano fatto i vaccini, il professore Galli ha risposto: “Eh, no. C’è la variante brasiliana che purtroppo proprio nelle Rsa ci è stata segnalata contagiare anche chi aveva fatto la doppia dose di vaccino. Non si può riaprire le Rsa, ci vuole grande cautela”.

Così non finirà mai. E sarebbe bene che un governo degno di questo nome non lasci parlare a vanvera questo o quel virologo. Ma chiarisca a tutti gli italiani che sta succedendo, altrimenti qui ci si spara un colpo in testa e si fa prima. Ci sono varianti che contagiano anche i vaccinati? Se sì, con che gravità? C’è il rischio che non siano serviti a nulla i 10 e più milioni di vaccini inoculati? Che sia necessario ricominciare da capo con i vaccini aggiornati sulle varianti? E se comunque gli attuali vaccini pur non scongiurando il contagio (e allora, nessun obbligo ha senso), evitano il decorso critico della malattia e l’ospedalizzazione dei pazienti, basta Cassandre. Si conviva con un virus che evidentemente non sparirà conducendo la normale vita che ogni anno abbiamo vissuto davanti alle epidemie influenzali.
 

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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