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Ricciardi a Sky TG24: “Quarta ondata in corso, dipende da noi se sarà ondina”

Lo ha detto, ospite di “Buongiorno”, il consigliere del ministro della Sanità, Roberto Speranza. Secondo il professor Ricciardi la quarta ondata è ormai in corso e i contagi stanno aumentando per tre motivi essenziali: l’arrivo dell’inverno, la mancata copertura vaccinale in alcuni Paesi e la parziale attenuazione della copertura vaccinale in chi è vaccinato da oltre sei mesi

La quarta ondata di contagi Covid è in corso in tutto il mondo, anche se l’Italia è messa meglio rispetto ad altri Paesi. Lo ha detto il professor Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, ospite di “Buongiorno” su Sky TG24, secondo cui, anche grazie alle vaccinazioni, è possibile ridurre l’ondata ad “ondina”. “La quarta è ondata epidemica è già in corso ma la possiamo ridurre. Possiamo far sì che sia un’ondina. Dipende da noi far sì che non diventi un’ondata impetuosa come in altri Paesi”, ha spiegato il professore ordinario di Igiene e medicina preventiva, già presidente dell’Iss. “Se continueremo a usare protezioni, faremo le terze dosi e gestiremo bene il testing e tracciamento nelle scuole in maniera adeguata, resterà un’ondata piccola e non travolgente come accade in altri Paesi”, ha poi aggiunto.

I motivi legati all’aumento dei contagi

Quali i motivi principali legati all’aumento dei contagi? Essenzialmente tre, ha precisato Ricciardi. L’arrivo dell’inverno, con le persone che si ritrovano in ambienti chiusi, creando più assembramenti, la mancata copertura vaccinale di percentuali importanti della popolazione in alcuni Paesi, come Romania o Bulgaria, dove la quota dei vaccinati “arriva al 30%” e la parziale attenuazione della protezione vaccinale in chi si è vaccinato da più di sei mesi che può essere soggetto all’infezione anche a causa della variante Delta del virus. “Se poi a questo si aggiunge il fatto che ci muoviamo di più, usiamo meno mascherine e stiamo meno attenti alla distanza di sicurezza perché siamo tutti stanchi, si capisce come questi elementi insieme facciano rialzare l’ondata epidemica”, ha riferito ancora l’esperto.

Un possibile peggioramento tra gennaio e febbraio

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Cosa aspettarsi, ora, da qui ai prossimi mesi? Esiste la possibilità legata ad un peggioramento della situazione, previsto “tra gennaio e febbraio perché quella da Covid si è mostrata esser un’epidemia con cicli molto prevedibili”, ha detto Ricciardi. Mentre, rispetto al rischio di restrizioni a Natale, “se continueremo così, potremo pensare di superare l’inverno in maniera adeguata”, a condizione che si proceda velocemente con la terza dose, che “va fatta per impedire circolazione del virus e per mantenere la protezione da forme gravi dell’infezione”, ha continuato il professore. Riguardo, poi, all’ipotesi di possibili misure restrittive sotto le feste, “dall’anno scorso ci sono criteri evidenti scientifici e obiettivi da utilizzare per operare le scelte necessarie. Ma siamo oggi tra i Paesi migliori, perché abbiamo un’alta copertura vaccinale e un Green pass estensivo che permette di frequentare ambienti al chiuso con un certo livello di sicurezza. Se continueremo così, potremo pensare di superare l’inverno in modo adeguato”, ha ribadito. Molto importante, in quest’ottica, è “il richiamo di terze dosi perché tra gennaio e febbraio scadono i sei mesi per milioni di persone e queste devono proteggersi”, ha detto. Ad oggi, ha sottolineato, “la pandemia è sostanzialmente dei non vaccinati ma anche di chi sta iniziando a perdere la protezione vaccinale”.

No al modello austriaco ma considerare una “correzione del Green pass”

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Ricciardi poi, ha fatto riferimento anche al modello austriaco, basato su un lockdown destinato solamente ai non vaccinati. Per il nostro Paese, ha detto, “adesso non ne abbiamo bisogno, perché le misure prese servono a tenere sotto controllo, come sta succedendo, l’epidemia. Ma col passare del tempo dovremmo pensare alla correzione del Green pass”, ha riferito. “Ora il Green pass si ha anche con tampone antigenico ma questo presenta un 30% di falso negativo e dà falso senso di sicurezza. Specie con la variante Delta, se si entra con un test falso negativo in luogo dove ci sono persone suscettibili, l’infezione si verifica”, ha aggiunto il consulente del ministro Speranza.

Scuola: il nuovo protocollo e la Dad

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Quindi, in merito all’entrata in vigore, a partire da oggi, del nuovo protocollo per la scuola che prevede l’isolamento della classi e la didattica a distanza solo quando ci sono almeno tre positivi, Ricciardi ha detto che “questa misura ha una sua razionalità, cioè cerca di  mantenere la lezione in presenza il più possibile, però questo deve essere garantito attraverso un sistema di testing e tracciamento che naturalmente deve esser fatto dalle Asl”, ha detto. “Mi chiedo se i dipartimenti di  prevenzione siano stati abbastanza potenziati dalle Regioni in questi mesi e se ci sia abbastanza personale che immediatamente riesce a fare questi test”, ha aggiunto. “C’è un carico di lavoro enorme sui test perché, di fatto, servono anche per fare il Green pass, mentre invece se si alleggerisce questo carico tutti i test potrebbero essere rivolti proprio alle situazioni che li necessitano. Quindi c’è una discrepanza in Italia, ma c’è sempre stata, tra le indicazioni che vengono date dal centro e poi la loro realizzazione a livello locale che è veramente variabile”, ha riferito ulteriormente

Il vaccino anti-Covid per gli under 12 e l’obbligo vaccinale

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Sul tema dei vaccini anti-Covid ai più piccoli, il consulente di Speranza ha sottolineato che “c’è bisogno della vaccinazione per gli under 12 ed è assolutamente importante farla innanzitutto per proteggere loro, ma poi per proteggere tutta la comunità”, ha commentato Ricciardi. “Non è un caso che tutti i pediatri siano d’accordo, perché di fatto loro i bambini malati li vedono. Va ricordato che la strategia del Regno Unito ha  generato decine di migliaia di bambini con long-Covid, cioè con una situazione che si protrae e che, a distanza di mesi, li rende apatici e astenici, con difficoltà persino nell’andare a scuola”, ha sottolineato. In quest’ottica, risulta “necessario innanzitutto per la loro protezione, e inoltre l’allargamento della vaccinazione alla fascia pediatrica consentirà al virus di circolare ancora meno, avvantaggiando così tutta la comunità”, ha detto, aggiungendo che all’obbligo per la fascia 5-11 anni “non ci abbiamo pensato”. In generale, per quanto concerne l’obbligo vaccinale, ha precisato ancora, “in Italia ci vuole una legge, e questo comporterebbe una discussione enorme che creerebbe tutta una serie di differenziazioni di posizioni, con contrapposizioni forti. Per cui in questo momento non c’è questa necessità, perché l’Italia semplicemente ha, sulla base della convinzione e dell’informazione, raggiunto livelli altissimi di protezione della popolazione. In questo momento nessuno in Italia pensa all’obbligo”, ha concluso il professore.

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Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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