Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Report, perquisizione della Dia a casa dell’inviato. Ranucci: “Cercano il materiale…

Uomini della Direzione investigativa antimafia, su mandato della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, hanno perquisito l’abitazione dell’inviato di Report Paolo Mondani e la redazione del programma di Rai 3 condotto da Sigfrido Ranucci. A darne notizia sui social è stato lo stesso conduttore: “Lo scopo è quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera (lunedì 23 maggio, ndr) sulla strage di Capaci, nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato. Gli investigatori cercano atti e testimonianze su telefonini e pc”, dice. “Questo è….e non va bene”, è il commento del presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, che pubblica uno screenshot del post di Ranucci. Duro anche il commento del presidente dell’Usigrai (il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico) Vittorio Di Trapani: “Sentenze della Cassazione e della Cedu hanno già acclarato che sequestrare pc e telefonini dei giornalisti, ancor di più con copie “indiscriminate” dei contenuti, è illegittimo. L’unico risultato che resterà della perquisizione a Report è il timore delle fonti di essere svelate”, scrive su Twitter.

Come raccontato dal Fatto, a distanza di trent’anni i pm nisseni e la Direzione nazionale antimafia sono tornati a indagare sulla “pista nera” a proposito dell’attentato mafioso che uccise il giudice Giovanni Falcone: al centro degli accertamenti ci sono colloqui investigativi confidenziali del 1992, non utilizzabili processualmente, in cui un pentito e una testimone hanno parlato della presenza dell’estremista di destra Delle Chiaie a Capaci, un mese prima della strage. Secondo questo racconto, tutto da verificare, Delle Chiaie incontrava un boss della mafia per poi cercare esplosivo in una cava. Il pentito è Alberto Lo Cicero, (cugino del boss Armando Bonanno e autista di un altro boss, Mariano Tullio Troia) morto da tempo già considerato inattendibile dai magistrati in altre circostanze. La testimone è la sua compagna, Maria Romeo, ancora in vita e intervistata lunedì sera da Report. Nella puntata parla anche l’ex brigadiere dei Carabinieri Walter Giustini, che raccolse le confidenze di Lo Cicero: sia a Report che al nostro giornale Giustini ha raccontato che il pentito parlò di strani movimenti intorno a Capaci prima della strage, e della presenza di uomini che facevano presagire “qualcosa di eclatante“. E che mise gli investigatori sulle tracce di Salvatore Biondino, l’autista del “capo dei capi” Totò Riina, che quindi si sarebbe potuto arrestare prima delle esplosioni.

In un lungo comunicato, il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca spiega i motivi della perquisizione, mirata a “verificare la genuinità delle fonti” e che “non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta da tale giornalista”. De Luca richiama il contenuto delle interviste di Report “dalle quali è emerso che, nel corso delle indagini condotte nel 1992 dalla Procura di Palermo, sono state fornite da parte di Alberto Lo Cicero preziose informazioni circa la preparazione della strage di Capaci nonché circa la funzione svolta da Biondino Salvatore quale autista del latitante Salvatore Riina, molti mesi prima che lo stesso venisse catturato”. “Tali dichiarazioni – scrive il procuratore – sono totalmente smentite dagli atti acquisiti da questa Procura sia presso gli archivi dei Carabinieri, sia nell’ambito del relativo procedimento penale della Procura di Palermo. Il riscontro negativo emerge dalle trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte nei confronti del Lo Cicero, prima della sua collaborazione, nonché da tutti i verbali di sommarie informazioni e di interrogatorio dallo stesso resi prima dei su indicati eventi”.

“In particolare – prosegue il comunicato – nel corso delle sommarie informazioni in data 25 agosto 1992, il Lo Cicero dichiara di aver riscontrato delle anomalie nel comportamento di alcuni uomini d’onore poco prima della strage di Capaci, pensando però che volessero organizzare qualcosa per ucciderlo (il Lo Cicero era già stato vittima di un tentato omicidio nel dicembre del 1992), concludendo “mai avrei pensato quello che poi è avvenuto” (e cioè la suindicata strage). Per quel che riguarda la rilevanza di Biondino Salvatore, il Lo Cicero ha affermato, sia nel corso delle discussioni intercettate, che nell’ambito degli interrogatori antecedenti alla cattura di Salvatore Riina, che il detto Biondino era l’autista del latitante Gambino Giacomo Giuseppe, arrestato già diversi anni prima delle dichiarazioni in esame, non facendo in alcun modo menzione del Salvatore Riina, se non in data 22.1.1993 (cioè in data successiva alla cattura del detto latitante). Allo stesso modo il Lo Cicero, sia nel corso delle conversazioni intercettate, che nel corso degli interrogatori da lui resi, al Pubblico Ministero e ai Carabinieri, non fa alcuna menzione di Stefano Delle Chiaie”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *