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Red Bull, ipotesi per il post Honda: tenere comunque i motori giapponesi – FORMULA 1

Jacopo Rubino

Ormai lo sappiamo bene: Honda lascerà di nuovo la Formula 1 a fine 2021, costringendo la Red Bull a cercare altri motori per le sue monoposto, e per quelle AlphaTauri. La logica dice Renault, che oggi senza squadre clienti sarebbe “obbligata” dal regolamento a diventare la soluzione, ma il gruppo austriaco potrebbe battere un’altra strada: mantenere le power unit giapponesi, pur facendo a meno del supporto ufficiale. Durante il weekend del Super GT, dove Honda è presente contro Toyota e Nissan, sono circolate voci di un piano interessante: Red Bull potrebbe acquisire la proprietà intellettuale dei V6 turbo-ibridi e affidarne la gestione a una struttura esterna. Forse Mugen, che storicamente è vicinissima alla casa madre in quanto creata da Hirotoshi Honda, figlio del fondatore Soichiro.

I presupposti non mancherebbero: già ai ferri corti con Renault, dal 2016 la Red Bull rimarchiò le sue unità come “TAG-Heuer”, attraverso un accordo di sponsorizzazione. Honda ha poi stabilito la sua base europea del progetto F1 a Milton Keynes, a due passi dal team che attualmente equipaggia, ma il quartier generale venne creato già durante il triennio 2015-2017 al fianco della McLaren. Per la Red Bull, a livello operativo, si tratta di un asso nella manica che altrimenti verrebbe meno.

Non solo: quando Honda si ritirò a fine 1992, in F1 era già arrivata anche la “cugina” Mugen. Dapprima curando la preparazione dei V10 destinati alla Tyrrell, poi raccogliendo l’eredità della stessa Honda per spingere (come “Mugen-Honda”) Footwork, Lotus, Ligier, Prost e Jordan. Arrivarono anche quattro vittorie e una pole-position, dimostrando che il prodotto era tutto sommato competitivo. Mugen si fece poi da parte quando l’azienda madre decise di rientrare in prima linea, legandosi alla BAR.

E se accadesse di nuovo qualcosa di simile? Dal 2022 la Mugen potrebbe lavorare con Red Bull, e ovviamente AlphaTauri, garantendo comunque la presenza di una quarta power unit in griglia. Una soluzione forse di ripiego, ma nel confronto con la concorrenza aiuterebbero le misure per contenere i costi: ci sarà un solo aggiornamento possibile a stagione, e dal 2023 le specifiche dei 1.6 verranno addirittura congelate. Questo regime dovrebbe durare fino al 2026, quando FIA e Liberty Media hanno in programma di introdurre un nuovo tipo di power unit. Red Bull e Renault, nonostante la diplomazia di questi giorni, si risparmierebbero inoltre l’imbarazzo di essere ancora partner.

Fonte: italiaracing.net

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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