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“Ratifichi il Mes dopo le elezioni”: velina dall’Ue all’Italia

Torna a far parlare di sé il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), il controverso “fondo salva-Stati” europeo la cui riforma animò profondamente le discussioni politiche tra i partiti italiani nel 2020, ai tempi del governo Conte II, e fu conclusa nel gennaio 2021 poco prima della fine del governo giallorosso. E l’Unione Europea mette le mani avanti ricordando all’Italia che non ha ancora ratificato ufficialmente in Parlamento la riforma conclusa due anni fa. “I Paesi della zona euro si attendono che l’Italia proceda, dopo le prossime elezioni politiche, a ratificare la riforma del trattato del Meccanismo Europeo di Stabilità, a prescindere da chi vincerà“, perché si tratta di un “impegno” preso dalla “Repubblica Italiana”, riferiscono all’AdnKronos fonti comunitarie.

Un alto funzionario Ue parla all’agenzia italiana, in vista della riunione dell’Eurogruppo che si terrà venerdì prossimo a Praga, sottolineando il suo disappunto per il fatto che non sia stata la maggioranza di unità nazionale di Mario Draghi a completare la riforma e aggiungendo che a Bruxelles si sperava che Roma “procedesse alla ratifica prima delle elezioni” e del clima di piena campagna elettorale scatenatosi tra i partiti.

Il Mes, lo ricordiamo, formalmente è esterno ai trattati dell’Unione Europea ed è un’organizzazione internazionale a parte che unisce i Paesi dell’area euro vincolandoli a uno strumento di risoluzione delle crisi del debito e che si coordina, ma non è subordinato, con la Commissione e le altre istituzioni di Bruxelles. De facto, però, l’alto funzionaro comunitario ne parla come di un’appendice dell’Unione Europea ricordando che i Paesi membri hanno “preso un impegno che deve essere rispettato. E questo – sottolinea – è un impegno preso dalla Repubblica Italiana“, quindi “mi aspetterei che l’Italia proceda” con la ratifica della riforma “una volta che sarà ritornata alla normale vita politica e che sarà nella posizione di prendere decisioni“.

Si parla a nuora perché suocera intenda e ci si attende che la ratifica avvenga anche in caso di vittoria della coalizione di centrodestra che potrebbe portare alla nascita di un governo guidato dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ha ripetutamente detto di essere contraria alla ratifica di un trattato che “non fa gli interessi dell’Italia“. A ben guardare, la Meloni non è l’unica leader a essere contraria, dato che anche la Lega e Matteo Salvini hanno espresso dubbi a riguardo e nello stesso Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte tra il 2020 e il 2021 emerse maretta circa la ratifica della riforma del Mes.

Nel momento più critico della pandemia, del resto il dibattito sul Meccanismo europeo di stabilità è stato uno dei più controversi e divisivi all’interno del mondo politico e di quello giornalistico. Di Mes si è parlato in continuazione sommando in maniera spesso erronea due piani: quello della linea di credito del Mes “sanitario” da 36 miliardi di euro che molti partiti chiedevano al governo di prendere e altri, M5S in testa, contestavano temendo possibili condizionalità per un prestito fonte di incognite, e quello di una riforma alla struttura pre-esistente del meccanismo di risoluzione delle crisi debitorie del Vecchio Continente entrato in funzione nel 2012.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che si concentra la discussione. La riforma fu conclusa con un accordo sottoscritto all’Eurogruppo da tutti i Paesi di Eurolandia, con la firma per l’Italia di Roberto Gualtieri (titolare dell’Economia nel Conte-bis) nel gennaio 2021. La riforma, ha ricordato Today,prevede anche l’introduzione del cosiddetto backstop, ovvero la possibilità che una quota del Mes faccia da paracadute nel caso in cui il Fondo di risoluzione unico per il salvataggio delle banche, costituito dalle risorse degli stessi istituti bancari, non sia sufficiente“. E “le battaglie di quelle settimane portarono i governi Ue a rivedere le regole del fondo, in particolare per eliminare o annacquare quelle condizionalità che secondo gli anti-Mes metterebbero a rischio la sovranità degli Stati in difficoltà nel rientro dei prestiti, costringendoli a rifome lacrime e sangue per far quadrare i conti“.

Negli anni a venire è possibile che per un rinfocolamento delle crisi dei debiti dell’Europa il Mes torni a essere oggetto di discussione e dunque gli apparati europei iniziano a muoversi per dotare di nuovi strumenti l’organismo deputato alla risoluzione delle crisi, contestato in passato per l’utilizzo fatto durante l’applicazione dei programmi di austerità a Grecia, Cipro, Portogallo nello scorso decennio. E anche sul fronte del Mes “sanitario” si è aperto un dibattito dopo che al Forum Ambrosetti di Cernobbio il leader di Azione Carlo Calenda ha dichiarato che l’Italia con la caduta del governo Draghi dovrebbe prendere immediatamente il Mes sanitario oltre ai soldi del Pnrr. La partita appare comunque rimandata al dopo-elezioni, e bisogna sottolineare che non è la sola Italia l’unica nazione dell’area euro a non aver ratificato la riforma del Mes, fatto che sembra essere dimenticato dai funzionari Ue: in Germania, come spesso succede quando si trattano tematiche relative ai trattati europei, la materia è stata portata all’attenzione del Tribunale costituzionale federale che dovrà valutarne la conformità con le leggi federali. Un’ulteriore fonte di discussione che agita il dibattito sulla riforma di uno strumento divisivo come pochi altri nell’Europa di oggi.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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