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Quelle case popolari diventate un’enclave rom: “Così hanno occupato tutto”

“È successo a tantissime persone, basta allontanarsi per qualche giorno, ad esempio per un ricovero ospedaliero, e ci si ritrova con i mobili fuori dalla porta e la casa occupata”. Non programmano ferie, vacanze e neppure gite fuori porta i residenti delle case popolari di Santa Palomba, terra di confine tra Roma e Pomezia. Hanno troppa paura di perdere la propria abitazione.

Nel comprensorio di via dei Papiri, costruito una ventina di anni fa per ospitare i dipendenti delle aziende del vicino polo industriale e poi preso in affitto dal Comune di Roma per sistemare decine di persone in emergenza abitativa, le occupazioni sono una costante. Tanto che le famiglie assegnatarie sono ormai diventate una sparuta minoranza. “Su 270 nuclei soltanto una trentina sono regolari”, ci racconta un residente che preferisce rimanere anonimo. Non vuole guai, conosce le regole del gioco: “Qui vige la legge del più forte, e chi si azzarda a parlare può subire minacce e ritorsioni”.

“All’inizio era stato predisposto un servizio di vigilanza, poi da cinque o sei anni a questa parte il complesso è stato completamente abbandonato”, ci spiega Pasquale Calzetta, responsabile di Forza Italia per le periferie e presidente dell’associazione Sportello del Cittadino. “Il risultato – continua – è che nell’ultimo periodo si sono moltiplicate le occupazioni”. Stando alle informazioni fornite dai residenti gli interni occupati sarebbero almeno una quarantina. A prendere di mira gli alloggi sono stati soprattutto i nomadi del vicino campo di Castel Romano. “Lì era un inferno, non si poteva vivere, tra violenza, degrado e topi”, ci racconta chi già molti anni fa ha deciso di lasciare l’insediamento e spostarsi da queste parti.

Con lo sgombero del campo, previsto per il prossimo settembre, ora il timore di tutti è che possa scatenarsi un nuovo esodo dalle baracche alle case popolari. “Non li vogliamo, se provano ad avvicinarsi li ammazziamo”, minaccia un ragazzo serbo. Emanuele Nucera, responsabile del Caf di Castel di Leva, ci spiega che chi vive a via dei Papiri ha paura persino ad allontanarsi da casa per fare la spesa: “Soprattutto le persone anziane vivono nel terrore che qualcuno possa approfittare della propria assenza per smantellare i mobili e cambiare la serratura”. “È così da anni – aggiunge – ma nell’ultimo periodo gli episodi di questo tipo si sarebbero moltiplicati”.

L’ultima casa è stata occupata qualche mese fa. Si tratta di un alloggio al piano terra. All’interno vive una donna serba, con il marito italiano e due figli, di cui uno disabile. “È un giro, entra uno e portano tutti i parenti, spesso litigano, alcuni sono ubriachi dalla mattina alla sera, non si può dire una parola che arrivano con le pistole o tirano fuori i coltelli”, racconta chi abita qui. Qualcuno entra scassinando, altri “acquistano” le case popolari pagando una cifra che va dai duecento ai mille euro. Nessuno vuole dirci chi è a gestire il racket. “Noi non ci mettiamo in mezzo a queste cose”, tagliano corto i residenti.

Alcuni di loro però non hanno dubbi: “Qui ormai è diventato un campo rom”. “La loro cultura è diversa dalla nostra, non hanno scadenze, non hanno impegni, stanno sempre con la musica a palla, fanno grigliate, accatastano accanto ai secchioni l’immondizia che tirano fuori dagli appartamenti, c’era anche una palestra e una ludoteca, ma sono inutilizzabili, hanno rubato e sfasciato tutto”, denunciano gli abitanti. “Personalmente ho visto anziani piangere dopo che gli avevano sottratto l’alloggio, gente rientrata che era stata via per ricoverarsi e si è vista costretta – continua uno di loro – a chiamare i carabinieri e la polizia, ma la legge italiana alla fine è questa: ha ragione chi occupa”.

Insomma, quella che si è venuta a creare a Santa Palomba è una vera e propria bomba sociale. Una lotta per la sopravvivenza, che si consuma nell’indifferenza delle istituzioni. “È inaccettabile che il Campidoglio abbia abbandonato queste palazzine, non c’è sicurezza, non si fa manutenzione e non c’è neppure l’acqua potabile”, denuncia Laura Corrotti, consigliera regionale della Lega. “Come associazione abbiamo scritto sia al municipio sia alla sindaca, ma per ora tutti preferiscono stare in silenzio”, le fa eco Calzetta. “Speriamo – conclude – che venga messo in atto un intervento per ripristinare la legalità”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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