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Prostitute uccise a Roma, il racconto del testimone: «La chiamano “pausa pranzo”. Telefonano e la porta si apr

«Qui lo sanno tutti quello che succede. Nella zona negli ultimi anni sono spuntate come funghi» racconta una donna che ha la mamma che abita nel palazzo in via Durazzo al civico 38. «Guardi, lei può venire da queste parti a qualsiasi ora del giorno e della notte e potrà vedere sempre la stessa scena: un uomo sotto con il telefono in mano. Una chiamata e poi il portone si apre». «E’ un business che frutta parecchio visto che quasi in ogni palazzo c’è un appartamento dove vengono ospitati clienti». 

NON È UN SEGRETO

Qui tutti lo sanno ma fanno finta di nulla. «Non hanno mai dato fastidio, lo fanno con estrema discrezione». Solo una volta, tre anni fa, racconta il titolare di una storica enoteca «morì un uomo, presumibilmente un cliente delle straniere che lì si prostituiscono. Ricordo bene la scena, stavo facendo una passeggiata con i cani e vidi la mortuaria in strada, insieme alla moglie e al figlio della vittima». Difficile targhettizzare la clientela. Molti sono degli habitué, altri invece vengono una volta e poi spariscono. «L’ora di punta è quella che va dalle 12 alle 14, tanto che qui vengono chiamate “le pause pranzo”. D’altronde tutti la fanno e in questo modo si evita ogni tipo di sospetto». 

Prati è un quartiere in continuo movimento e gli 850 metri che separano via Augusto Riboty, dove sono state trovate le due ragazze cinesi, e via Durazzo pullulano ogni giorno di persone. Qui a pochi metri si trovano gli studi della Rai, quelli di La7, il tribunale e un numero infinito di studi di avvocati. Tradotto la possibile clientela è vasta e soprattutto variegata. «Puoi trovare l’uomo con il completo elegante e quello più sportivo. E non è nemmeno raro trovare stranieri». 

L’INGRESSO PARALLELO

«Il ricambio è veloce e soprattutto tutto succedeva nella massima riservatezza. L’ingresso dell’appartamento qui in via Durazzo è tramite una porta carraia e non dal portone principale e quindi nessuno del condominio si era mai potuto lamentare del via vai continuo». «Lo stadio Olimpico si trova a pochi passi da qui ed è capitato varie volte di incontrare dei tifosi che all’uscita dalla partita facessero una tappa in questo appartamento» racconta un signore che della zona conosce ogni angolo. 

ANNUNCI E CARTELLI

Ma come avveniva il contatto tra cliente e prostituta? «Questo non lo so ma le ripeto che riconoscere qui chi veniva per il sesso a pagamento è sempre stato estremamente facile. Uomini soli, al telefono. Il tempo di dire “sono qui” e poi ecco che all’improvviso la porta si apre. Un’ora o poco più e poi eccolo riuscire. Una breve pausa e via con il secondo cliente». Trovare questo tipo di piacere, per chi sa cercare non è poi così difficile. Si possono trovare annunci espliciti su internet dove la censura è praticamente inesistente. Oppure basta aguzzare la vista e guardare bene i tanti cartelli attaccati ai lampioni o dietro i cartelli stradali con annunci di massaggi. Un semplice numero di telefono e nulla più. Segnali ben conosciuti da chi questo mondo lo frequenta parecchio. E poi c’è il passaparola. D’altronde in questo giro tutti hanno da perdere e quindi nessuno racconta. Eppure nel silenzio generale a Prati che un mondo sotterraneo fatto di appartamenti dove si ricevono clienti. Dove ci si prostituisce. Tutto alla luce del sole. Non c’è persona che non sappia cosa accade. «Da quando è finito il covid – raccontano – l’attività è ripresa senza sosta. Anzi anche molto più di prima». 

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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