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Pronto Soccorso Emilia Romagna, tornano le code. “La nostra odissea lunga 15 ore”

Bologna, 6 maggio 2022 – L’allentamento delle misure di contenimento della pandemia, unito all’arrivo della primavera, ha rimesso in movimento migliaia di persone con conseguente aumento di incidenti, infortuni, cadute. Tanto che gli accessi nei Pronto soccorso degli ospedali della Regione stanno tornando ai livelli pre Covid con attese che stanno mettendo a dura prova i pazienti.

E’ di ieri l’attesa durata 15 ore (prima di andare in reparto) al Pronto soccorso del Maggiore di Bologna da parte di una donna di 69 anni, con seri problemi di salute. “Mia moglie è stata ricoverata alle 2 della notte di martedì al Ps del Maggiore con forti dolori addominali e vomito a causa di una subocclusione dovuta a una colica renale, il tutto complicato dal fatto che mia moglie a causa di una malattia oncologica é portatrice di stomia e di uno stent renale – racconta il marito, 73 anni –. Pertanto ci è stato consigliato, nel caso avesse avuto dei sintomi riconducibili al malfunzionamento dello stent, di recarsi al Pronto soccorso con priorità: è stata portata in reparto solamente alle 17. Capisco l’affollamento di un grande ospedale come il Maggiore, ma quello che non comprendo è perché chi ha fatto il triage non abbia tenuto conto dei gravi problemi di salute di mia moglie”.

Altro caso avvenuto solo il giorno prima, questa volta al Pronto soccorso del Sant’Orsola di Bologna, ha visto una donna di 80 anni attendere undici ore prima di essere visitata. A denunciare il fatto la figlia, Chiara Pazzaglia, presidente delle Acli di Bologna, che ha reso noto il fatto attraverso i social. “Siamo uscite alle 3.30 del mattino dopo che il codice di gravità che le era stato attribuito da azzurro è diventato verde, non si sa in base a quale criterio visto che nessuno l’aveva visitata. Mi sono sentita impotente davanti alle lacrime di mia madre, seduta su una sedia di ferro. Senza contare che il mattino dopo siamo dovute ritornare perché a una certa ora della notte gli specialisti non ci sono più”.

I problemi dei reparti di emergenza-urgenza non sono focalizzati solo sul capoluogo di regione, ma anche a Ferrara dove, nell’ospedale di Cona da un paio di giorni si stanno registrando attese più lunghe del solito che hanno allertato sia i sindacati che l’Ausl. Mentre a Scandiano, nella provincia di Reggio Emilia, il Pronto soccorso dell’ospedale è chiuso da circa un anno e mezzo. La causa i lavori di ampliamento che dovrebbero rendere molto più funzionale e moderno il reparto. Di fatto chi ha necessità di cure urgenti deve recarsi nel Pronto soccorso di Reggio che dista una quindicina di chilometri, oppure in quello di Sassuolo a dodici chilometri.

La Regione sta cercando di allestire un piano per aumentare gli organici dei Pronto soccorso ma, a volte è proprio la mancanza di spazi fisici, determinata da opere di ristrutturazione, a provocare le attese infinite. E in discussione c’è sempre il complesso problema dello sviluppo della medicina territoriale con ambulatori o Case della salute (o di comunità) allestite con un certo numero di posti letto in grado di assorbire pazienti meno gravi.

 

 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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