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Presidente della Repubblica, il piano di Berlusconi: al Colle per due anni, poi staffetta con Draghi

Sarà stato per l’atmosfera da rimpatriata o forse per provare a motivare i coordinatore regionali di Forza Italia un «po’ abbacchiati» dopo le batoste subite sul territorio a opera di Giorgia Meloni, ciò che è certo è che Silvio Berlusconi ieri ad Arcore è tornato a parlare del Quirinale. E in prima persona. L’ha fatto dicendo, al contrario degli alleati del centrodestra, che Mario Draghi deve restare a palazzo Chigi «fino al 2023». E non escludendo, per la sua eventuale ascesa, una trattativa con Matteo Renzi: «Bisognerà dialogare con tutti. Di certo, occorrerà fare le opportune verifiche: la mia storia personale non permette passaggi a vuoto. I numeri andranno controllati con la massima attenzione…».

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Insomma, il Cavaliere resta attestato sullo schema degli ultimi mesi. Sondare. Verificare. E se a gennaio avrà i numeri abbastanza certi, tentare la scalata al Colle. Senza il rischio di bruciarsi. «Sento che si fa il mio nome, una candidatura che mi onora e non ho chiesto. Di sicuro mi fa piacere: dimostra la centralità di Forza Italia», ha detto durante il pranzo con menu tricolore ai coordinatori regionali, ai capogruppo Annamaria Bernini e Paolo Barelli, al coordinatore Antonio Tajani e a Sestino Giacomoni che ha organizzato il primo summit forzista in presenza dall’inizio della pandemia.

Ma c’è di più. Per rendersi più “attraente” verso i potenziali sostenitori e togliere dal campo Draghi nella successione a Sergio Mattarella, Berlusconi sta esplorando l’ipotesi di offrirsi per quella staffetta che l’attuale inquilino del Quirinale ha escluso e continua a escludere: proporsi come presidente della Repubblica a tempo. Fino al 2023, appunto. Per poi passare il testimone a Draghi. «E’ possibile, ci sta. Sarebbe il modo per rendere Forza Italia di nuovo centrale e tornare oltre al 20%», dice chi ha partecipato all’incontro.
Che questo sia il sogno di Berlusconi è dimostrato da un’altra frase scandita ad Arcore: «Speriamo che il premier, che deve continuare a governare fino al 2023, possa svolgere una funzione importante anche dopo». «Anche dopo? Il centrodestra non vincerà mai le elezioni?», ha chiesto, spaesato, un coordinatore regionale. Pronta la replica del Cavaliere: «Non sto dicendo questo, sto affermando che Draghi funziona in Italia, in Europa, nel mondo…». E funzionerebbe, come del resto dicono praticamente tutti, anche sul Quirinale. Ma dal 2023 in poi, secondo il piano del leader forzista. 

Tra l’altro l’ipotesi-staffetta tiene conto dell’età avanzata (85 anni) del Cavaliere, del timore di quasi tutti i partiti e dei peones di andare a elezioni anticipate il prossimo anno, dell’attuazione del Recovery plan «nelle sapienti mani di Draghi» (frase scandita durante il vertice). E della grande voglia di Berlusconi di inserire il ruolo di capo dello Stato «tra le tante cose importanti che ho fatto nella mia vita». 

In questa operazione, però, il capo di FI non intende far saltare il banco del centrodestra. Così al momento, di riflesso, non getta sul tavolo della trattativa la costruzione di un Grande Centro per incassare i voti dei moderati, Renzi incluso. Poi, nel caso l’operazione-Colle funzionasse, si vedrà. «Forza Italia è il centrodestra. L’abbiamo inventato noi e senza di noi non esiste, visto che siamo quelli che agganciano la coalizione alla sponda europeista». Per questa ragione, ha arringato il Cavaliere, «non ho alcuna intenzione di costruire alleanze diverse o alternative che non avrebbero alcuna prospettiva e che non sarebbero coerenti né con la nostra storia, né con le esigenze del Paese».

«INDISPENSABILI AI SOVRANISTI»
Poi, però, è arrivata la ditata negli occhi alla Meloni che domenica ha bisticciato con Salvini “colpevole” di aver allontanato l’ipotesi delle elezioni anticipate. Questa: «Siamo i primi sostenitori del governo Draghi, che proprio noi abbiamo voluto e che sta lavorando bene». E non è mancato un altro passaggio dedicato a Matteo Salvini e Meloni: «Nell’ambito del centrodestra abbiamo un ruolo ben distinto da quello dei nostri alleati della destra sovranista: un ruolo di centro liberale indispensabile per vincere e soprattutto per governare. Nessuno di noi immagina di subire l’egemonia» di Lega e FdI.

La riunione si è chiusa con la riesumazione di Villa Gernetto per corsi di formazione dedicati ai dirigenti forzisti, l’appello a «essere uniti», a riorganizzare il partito «sul territorio». E con una bacchettata ai vertici: «Andate troppo poco in tv. Questa lacuna comunicativa è da colmare al più presto».
 

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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