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Prescrizione, il muro del M5S e la difficile mediazione di Cartabia per non rompere la maggioranza

Si sono rivisti nello stessa stanza a cento giorni di distanza, Marta Cartabia e Alfonso Bonafede: dal passaggio delle consegne tra ministri della Giustizia, subito dopo il giuramento del governo Draghi, alla discussione di ieri sulla riforma del processo penale che la Guardasigilli vuole condividere con la maggioranza prima di portare in Parlamento i propri emendamenti.

Il Movimento 5 Stelle, in questo percorso attraverso le diverse posizioni dei partiti che sostengono il governo, rappresentano l’ostacolo più arduo. Perché uno dei punti sui quali bisognerà intervenire è la riforma della prescrizione targata Bonafede, il quale non ha nessuna intenzione di vedere sconfessato (con dichiarata soddisfazione di tutti gli altri) ciò che — da ministro e anche dopo — ha sempre rivendicato come una conquista di civiltà.


Alla fine, è lui a dare il via libera al comunicato post-riunione: «Riteniamo che, in adempimento del dettato costituzionale, sia fondamentale garantire a ogni cittadino un processo celere che si esaurisca in termini ragionevoli, ma questo non deve mai tradursi in denegata giustizia; ogni cittadino che si rivolge allo Stato per avere una risposta di giustizia deve avere la certezza che quella risposta arriverà».

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I toni attutiti con cui la delegazione grillina commenta le due ore di incontro «cordiale» servono a tenere bassa la tensione, anzi a far capire che c’è spirito di collaborazione e disponibilità al dialogo; ma servono anche a ribadire ciò che è stato detto e ripetuto nel chiuso del grande ufficio di via Arenula: non ci si può ripresentare ai cittadini con la norma che consente ai processi di andare in fumo, magari dopo anni di attesa e a pochi passi dalla sentenza definitiva, perché il tempo è scaduto.

Una posizione netta alla quale la Guardasigilli ha risposto in maniera altrettanto netta: d’accordo sull’esigenza di scongiurare la «denegata giustizia», ma non ci si può presentare nemmeno con una litigiosità senza fine che impedisce di trovare soluzioni ai problemi di una giustizia che non funziona anche perché troppo lenta. I tempi dei processi — ricorda Cartabia ai rappresentanti del Movimento — vanno necessariamente ridotti per accedere ai soldi del Recovery fund, né si può rischiare una «irragionevole durata» dovuta anche all’abolizione della prescrizione dopo il verdetto di primo grado; dunque se non vi piacciono le proposte sul tavolo provate a suggerirne altre, in maniera concreta e costruttiva.

Sul tavolo ci sono le due opzioni prospettate dalla commissione ministeriale guidata dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi: tre anni complessivi di stop della decorrenza della prescrizione dei reati tra i diversi gradi di giudizio, oppure interruzione definitiva dopo la richiesta di rinvio a giudizio con introduzione della prescrizione processuale. Per la delegazione 5 Stelle (cinque parlamentari oltre Bonafede) vale anche ciò che è scritto nella premessa della relazione: non c’è urgenza perché la norma attuale avrà i suoi effetti pratici non prima del 2025-2027. Tuttavia la commissione si è chiamata fuori da «ogni valutazione politica che ad essa non compete», e che invece tocca alla ministra; grillini a parte, tutti gli altri partiti della coalizione invocano un intervento immediato, con l’ex forzista Enrico Costa (ora passato ad Azione) che non perde occasione di farsi portavoce dell’ala più «garantista»: con il nuovo governo la riforma Bonafede deve andare in soffitta.

A parte la prescrizione, ci sono almeno altri due punti della relazione Lattanzi che non piacciono ai 5 Stelle: l’impossibilità per i pm di fare appello contro le assoluzioni e le indicazioni delle priorità nell’esercizio dell’azione penale da parte degli uffici giudiziari, «nell’ambito dei criteri generali adottati dal Parlamento». Il primo nodo andrà affrontato e non sarà facile da sciogliere, mentre il secondo potrebbe anche essere accantonato, per evitare ulteriori divisioni. E tanto per far capire che certi argomenti è meglio lasciarli da parte, la delegazione grillina sottolinea al ministro le sue priorità: riforma del Consiglio superiore della magistratura e ergastolo ostativo per i mafiosi, messo in pericolo dall’ultima sentenza della Corte costituzionale.

26 maggio 2021 (modifica il 26 maggio 2021 | 21:19)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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